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Quei neofiti dello stato di diritto …


Ennesima, magistrale lezione di filosofia politica—o meglio, se posso azzardare una definizione un po’ abborracciata ma che forse rende l’idea con maggiore efficacia, di filosofia della prassi politica degli Stati e dei Governi—di Angelo Panebianco sul Corriere di oggi. Dedicata a tutti quelli che, anche quando tratta di affari che riguardano la lotta al terrorismo internazionale e si ha a che fare con terroristi colti con le mani nel sacco grazie a un lavoro di intelligence, si appellano ossessivamente allo «stato di diritto» (malheureusement senza sapere esattamente di cosa stanno parlando), cioè coloro i quali, “da bravi neofiti, hanno trasformato lo stato di diritto in una specie di feticcio davanti a cui ci si dovrebbe solo inchinare acriticamente.”
 
Nessuno ha spiegato loro che lo stato di diritto è solo uno strumento, altamente imperfetto, che serve a regolare i rapporti entro la comunità democratica in condizioni di normalità. Uno strumento che fallisce quando scatta l’emergenza, quando qualcuno ti dichiara guerra. Sono questi neofiti che, se uno osa dire che dalla guerra, anche quella asimmetrica, non ci si può difendere con mezzi legali ordinari, gli spiegano subito con sussiego che se la democrazia non rispetta rigorosamente la «legalità» diventa come i terroristi la vogliono. Dimenticando che i principi vanno sempre adattati alle situazioni e che servono solo se si resta vivi.

A differenza dei neofiti della legalità, i liberali di antica data hanno sempre saputo che lo stato di diritto deve convivere, se si vuole sopravvivere, con le esigenze della sicurezza nazionale. Il che significa che si deve accettare per forza un compromesso, riconoscere che, quando è in gioco la sopravvivenza della comunità (a cominciare dalla vita dei suoi membri), deve essere ammessa l’esistenza di una «zona grigia», a cavallo tra legalità e illegalità, dove gli operatori della sicurezza possano agire per sventare le minacce più gravi. I neofiti della legalità non lo capiranno mai ma questo compromesso è anche l’unica cosa che, in condizioni di emergenza, possa salvare lo stato di diritto e la stessa democrazia. Perché quando arrivano le bombe, quando le strade si tingono di sangue, o ci affida a quel tacito compromesso oppure si deve scontare l’inevitabile reazione che porterà, prima o poi, dritto filato verso soluzioni autoritarie.

 
Panebianco, giustamente, ricorda che tra i fans più accaniti di quel frainteso stato di diritto non ci sono soltanto quelli che Giuliano Ferrara sul Foglio ha bollato come il «nemico interno», alleato di fatto del terrorismo islamofascista. No, ci sono anche “tante brave persone in buona fede che hanno orrore del terrorismo,” e che tuttavia non riescono a concepire l’esistenza di quella «zona grigia» appena citata. Come mai?  Puntualmente, l’editorialista del Corriere cerca di spiegare anche questo, riuscendoci egregiamente ed anche, a mio avviso, con una certa magnanimità. Non che ci sia da farsi troppe illusioni, comunque, sulla possibilità che chi di dovere si ricreda. Ma qualora il pessimismo della ragione che qui metto avanti fosse da considerarsi eccessivo, si potrebbe anche pensare a un altro tentativo, che so, riportando un brano tratto da un editoriale del Foglio di venerdì scorso. Ma questo sarebbe già il frutto dell’ottimismo della volontà …
 
Può darsi che tra qualche mese o tra qualche anno si venga a sapere che per ottenere le informazioni che hanno consentito di bloccare il disegno terroristico su Londra, l’intelligence britannica o quella pachistana abbiano violato qualche norma, infranto qualche divieto, intercettato qualche conversazione senza tutti i timbri e i permessi necessari. Facendo così hanno salvato moltissime vite umane di cittadini pacifici che si limitavano a prendere un aereo per trasferirsi. Se lo hanno dovuto fare, hanno fatto bene a farlo. Se si dovessero attenere al galateo, non ci sarebbe ragione di chiamare segreti i servizi che tutelano la sicurezza. Perché questa guerra possa essere combattuta anche dai difensori della democrazia senza avere un braccio legato dietro la schiena, occorre un’effettiva solidarietà dello stato, di tutti i poteri e gli ordinamenti dello stato per i cui interessi si battono, e anche un po’ di senso di responsabilità nazionale da parte degli organi di stampa. Chiedersi se uno scoop valga il rischio di una strage può sembrare un ricatto morale, ma i fatti di Londra dimostrano che è, purtroppo, un interrogativo drammaticamente reale.

 
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Categorie:interni
  1. 13 agosto, 2006 alle 17:54

    Ricordo che quando la gup Forleo assolse- in modo discutibile, ma seguendo la lettera della legge – i reclutatori di kamikaze ci fu una indagine di Castelli contro il gup e l’espulsione degli assolti da parte del ministro degli interni Pisanu.
    L’indagine di Castelli, vabbè, suonava tanto come una punizione intimidatoria, ma molti si indignarono per l’espulsione.
    “Come? Sono assolti dalla legge e il ministro, per la sicurezza nazionale, li caccia? E’ antidemocratico, è un’intimidazione al potere giudiziario!”
    Si erano dimenticati che i poteri sono tre, e che il giudiziario applica ma l’esecutivo, nei limiti posti dalla legge, agisce e tutela il paese nella sua globalità.
    Senza adentrarsi nelle questioni di filosofia di diritto se la norma abbia prima bisogno per funzionare di una normalità sociale che non può creare né garantire, basterebbe Montesquieu.
    In Italia però vale ormai nel sentire comune l’idea per cui ci sono tre poteri: quello giudiziario- e basta.
    Però un’ombra oggettivamente resta: c’è il rischio che per una inadeguatezza legislativa quei margini di arbitrarietà siano costretti ad allargarli a dismisura con l’aggravarsi della situazione del terrorismo internazionale.
    Non si può lasciare la patata bollente nelle mani di ministro degli interni e dei servizi con la scusa della situazione di emergenza. Vanno anche tutelati il più possibile le garanzie individuali, senza dire: “Ops! è troppo tardi, stato di eccezione, non sappiamo che altro fare! Voi fuori dall’Italia…”
    ciao, Eno

  2. 14 agosto, 2006 alle 12:29

    Indubbiamente, enochirios, basterebbe Montesquieu. Il tuo commento, dal mio punto di vista, è molto condivisibile. L’equilibrio, soprattutto in queste questioni, è ua cosa fondamentale. Ciao.

  3. 17 agosto, 2006 alle 23:01

    alla scuola di mecanca della marina in argentina, trent’anni fa si sarebbero spellati le mani ad applaudire l’editoriale di panebianco

  4. 18 agosto, 2006 alle 16:28

    Forse mi sbaglio, holdenC (nel qual caso perdona la mia ignoranza), ma secondo me è molto probabile che a quei signori gli edtoriali in genere importassero tanto quanto a me potrebbero risultare appassionanti gli studi di meccanica navale! 😉

    Quanto poi a capire esattamente di cosa Panebianco stia parlando, il calcolo delle probabilità potrebbe essere ancora più arduo ….

  5. 21 agosto, 2006 alle 15:23

    ehehe, volevo con leggerezza marcare il mio disaccordo. ma panebianco in primis ha capito di cosa stava parlando strada facendo, mi sa, visto anche il suo editoriale di risposta a magris di qualche giorno dopo. solo he la cacca gli si era già attaccata sotto la scarpa

  6. 22 agosto, 2006 alle 1:23

    “Panebianco in primis ha capito di cosa stava parlando strada facendo…”

    Io ho letto un paio di libri del succitato, e sarei imbarazzato anche solo a ipotizzare una cosa simile (mentre Magris, che è un “letterato,” può essere sospettato eccome di non sapere ciò di cui parla quando parla di queste cose (come fa capire A.P. nella sua garbata replica). Forse a Panebianco si a meno torto se, invece di girare tanto intorno alla questione, gli si dice: “Panebianco sei un fascista!” (o qualcosa del genere). Tanto, parlare per parlare …

  7. 22 agosto, 2006 alle 22:27

    non credo che il prof sia un fascitsa. ma credo che ai fascisti dei nostri giorni certe iperboliche provocazioni piacciano un casino.

  8. 22 agosto, 2006 alle 22:30

    ps a proposito di tortura: se l’Inter non vince lo scudetto quest’anno, quasi quasi sto con panebianco

  9. 23 agosto, 2006 alle 0:45

    Finalmente! Effettivamente, se (saggiamente) non insisti sul Panebianco-che-non-sa-quel-che-dice, riposiziandoti giustamente sul carattere provocatorio della sua uscita (come egli stesso ha rivendicato nella replica a Magris), e se arrivi financo ad escludere che egli sia un fascista, l’accusa a quelli che apprezzano le sue uscite di essere “i fascisti dei nostri giorni” è una conquista intellettuale da salutare con piacere. 😉

    Ancorché mi sembri leggermente zoppicante sul piano logico: perché mai chi apprezza una provocazione dovrebbe essere peggiore di chi la lancia?

    Ma vengo subito in tuo soccorso: a me in effetti è sembrato che la “provocazione” fosse straordnariamente appropriata alla realtà e molto poco giocata sul filo del paradosso…

    Emma Bonino, qualche giorno fa ha detto una cosa molto saggia in materia, ma purtroppo non so più ritrovare la fonte: parlava del fatto che in certe questioni occorre decidere volta per volta, fermi restando certi principi …, ma con la necessaria “elasticità“. Questa, del resto, è la prassi accettata nei Paesi di più salde tradizioni liberali e demcratiche (non solo UK e USA, anche Francia, per esempio).

    P.S.: Se l’Inter non vince neanche stavolta–lascialo dire a un vecchio interista–non è escluso che io diventi milanista, perché in fondo Milàn l’è un gran Milàn e ciascuno ha diritto a qualche soddisfazione sportiva nella vita! (Valà che scherzo, son cose che si dicono, chiacchiere da bar …)

  10. anonimo
    23 agosto, 2006 alle 13:38

    Quindi se ho capito bene, chiunque non è daccordo con Panebianco è classificabile come “nemico interno”, e grazie alla “zona grigia”, può essere impunemente sorvegliato, arrestato e forse anche torturato e ucciso ?

    Io ricordo (vagamente) gli anni di piombo — anche allora c’era il terrorismo, altrettanto fanatico di quello jihadista, ed altrettanto letale. Eppure mi pare che sia stato sconfitto senza fare ricorso a “zone grigie”. O forse sono troppo ingenuo ?

    Stefano

  11. 23 agosto, 2006 alle 18:05

    esatto stefano è in questo che panebianco risulta gradito ai fascisti: nello schema (tipicamente fascista) che panebianco sposa nella sua provocazione e che sta alla base di tutte le menate del Foglio, per il quale chiunque muova una critica seppur motivata alle scelte del governo che lotta contro il nemico è per ciò stesso dalla parte del nemico. Questo maccartismo laido io non lo accetto.

    Quanto alla “elasticità” (panebianco parlava di “compromesso”) è utile, se vi è sfuggita la lettura di questo intervento uscito sul corriere in risposta al prof provocatoriamente apologo degli elettrodi sulle palle.

    http://archivio.corriere.it/archiveDocumentServlet.jsp?url=/documenti_globnet/corsera/2006/08/co_9_060819021.xml

  12. anonimo
    23 agosto, 2006 alle 18:05

    Se guardiamo agli USA (che viene preso ad esempio dalla destra e da gran parte della sinistra), non mi pare che ci siano “zone grigie”: perfino la CIA, che è autorizzata, in particolari casi, a violare le leggi (ma solo quelle di stati stranieri) è però vincolata al controllo da parte dell’esecutivo e del Congresso.

    Se un agente prendesse delle iniziative contrarie agli ordini, o oltre i limiti della sua autorità, sarebbe incriminato (ed è già successo in passato).

    Quindi la norma di legge viene rispettata. Mi pare che sia questo lo “stato di diritto”.

    Stefano

  13. 23 agosto, 2006 alle 22:24

    Allora, la questione, a mio avviso, non va posta nei termini del tertium non datur delle contrapposizioni tra principi incompatibili. E’ chiaro che in quel modo le cose sono sempre e soltanto due: o si è dentro o si è fuori dello stato di diritto.

    Il “compromesso” consiste appunto nel conciliare ciò che teoreticamente sarebbe (è) inconciliabile.

    Negli Usa come nel Regno Unito, ecc., indubbiamente e grazie al cielo, ci sono ottimi “cani da guardia” del sistema (a cominciare dall’informazione): chi sgarra rischia di brutto–quanto meno, come nel caso di Au Grahib, qualcuno (magari non il “capo”) paga–ma questo dipende soprattutto dal tipo di situazione. Ad Abu Grahib, chiaramente, è stata fatta grossa, ed anche moltissimi filo-americani (non solo gli anti sempre e comunque) hanno espresso condanna e indignazione (e nel mio piccolo anch’io, su questo blog). Ma, appunto, il discorso va affrontato caso per caso, con la disponibilità ad accogliere l’eccezione in determinati, particolarissimi casi.

    Negli States (opinione pubblica, stampa, opposizione parlamentare, organi di conrollo vari) c’è una capacità di distinguere pragmaticamente (io direi “con buon senso”) tra violazioni inammissibili e vergognose e trasgressioni sulle quali è necessario ed opportuno sorvolare.

    Ovvio che la linea di confine tra “patriottismo” e abuso è sottilissima, e che appellarsi a principi assoluti toglie un bel po’ di castagne dal fuoco a chi, magari, è un po’ pigro intellettualmente e ha fretta di indicare la via senza se e senza ma, ma per una democrazia in cui vige lo stato diritto e si trova a combattere contro un nemico che lo stato di diritto medesimo non sa neppure cosa sia, il bene comune richiede la capacità e il coraggio di camminare sul filo del rasoio, accettando vari rischi, tra i quali anche quello che l’opinione pubblica (e l’opposizione, ecc.) non ti giustifichi affatto e voglia fartela pagare. Sta all’opinione pubblica, allora, gestire con saggezza il potere di veto di cui giustamente e sacrosantamente dispone, tenendo conto che (qualche volta) ne va della sicurezza e dell’incolumità di centinaia e migliaia di concittadini, e non degli interessi di Tizio o di Caio).

    Non so se ho reso l’idea. Io penso che Panebianco volesse dire qualcosa del genere(provocatoriamente quanto si viuole, ma certamente meglio di me). Ed è per questo che sono d’accordo con lui.

  14. anonimo
    24 agosto, 2006 alle 10:09

    > Negli States (opinione pubblica, stampa, opposizione parlamentare, organi di controllo vari) c’è una capacità di distinguere pragmaticamente (io direi “con buon senso”) tra violazioni inammissibili e vergognose e trasgressioni sulle quali è necessario ed opportuno sorvolare.

    Mi fai un esempio delle trasgressioni che vengono “sorvolate” negli USA ?

    > la linea di confine tra “patriottismo” e abuso è sottilissima, […]
    > camminare sul filo del rasoio, […]

    Se la distanza fra “bianco” (legale) e “nero” (illegale) è così sottile, mi pare che non ci sia molto spazio per “zone grigie”, non ti pare ?

    Fuor di metafora, mi pare che nei paesi di più antica tradizione democratica si tenda piuttosto a spostare un po’ più in là il confine fra lecito e illecito, piuttosto che invocare zone di confine in cui l’abuso sarebbe permesso.

    In altre parole, se le libertà fondamentali devono essere per necessità ridotte, questo viene fatto con procedura e controllo democratico (eg. PATRIOT act) piuttosto che lasciato all’arbitrio di qualcuno, come ho capito intenda Panebianco — il quale immagino stia facendo tutto questo discorso generico per giustificare un caso concreto: il coinvolgimento del SISMI nel rapimento di Abu Omar.

    Stefano

  15. 24 agosto, 2006 alle 15:14

    Se posso intromettermi vorrei dire che il meccanismo del “sorvolamento” non è una caratteristica esclusiva delle democrazie anglosassoni (ammesso che sia così), in Italia ne abbiamo avuto innumerevoli esempi ai tempi di “Mani pulite”, e poi in quelli dello scandalo Telecom-Serbia, e infine in quello dei “furbetti del quartierino”. In altre parole, per farsi spiegare come funziona che quando si indaga su qualcosa o qualcuno che ha a che fare con gli ex, post e tuttora comunisti, si finisce sempre per non approdare a nulla bisogna rivolgersi a questi ultimi. Loro sicuramente hanno una qualche idea di come si fa a far sì che certe scomode indagini vengano dirottate o insabbiate, che se ne parli poco, che guardi dall’altra parte invece di andare a spaccare il capello in quattro ….

  16. 24 agosto, 2006 alle 22:41

    In effetti mi sembra che la tecnica del “sorvolamento” abbia toccato in Italia picchi difficilmente raggiungibili. Una modesta proposta (da parte di un estimatore di Panebianco): perché non istituiamo corsi di perfezionamento, master, ecc. (a pagamento, ben inteso), per quei pasticcioni degli inglesi e degli americani? I docenti, chiaramente, non possono che essere le migliori toghe rosse in circolazione e taluni dirigenti del partito di Violante, nonché giornalisti e direttori di area ex comunista. Al loro confronto quegli sprovveduti degli americani sono poco meno che dei dilettanti …

  17. 25 agosto, 2006 alle 16:34

    “Troncare, sopire. Sopire, troncare.”

    La celeberrima massima del Conte Zio di manzoniana memoia, ha fatto scuola nei settori pù “illuminati” del nostro sistema politico, giudiziario e mediatico, su questo non c’è dubbio.

    Ma ciò non toglie che i due ultimi commenti siano di una ferocia (intellettuale) che impressiona … Io non mi sarei spinto così in là, carissimi Walter e Pensieriparoleopere, ma se devo essere sincero il vostro approccio al problema mi sembra empiricamente molto efficace e suggestivo.

    Bisognerebbe però interrogarsi sul perché solo nella sinistra ex comunista si trova quello che a me sembra un elemento fondamentale dell’ingranaggio “sorvolatorio,” vale a dire i Primo Greganti (senza dei quali il castello sarebbe molto probabilmente crollato miseramente).

    La risposta ptrebbe essere che da quelle parti c’è una “certezza di essere nel giusto” che altrove non c’è. Vale a dire quella specie di atteggiamento “patriottico” che, nel contesto di cui si parla nel post qui sopra, impone ai media e ai vari organismi di controllo e garanzia dei sistemi politici americano, britannico, ecc., di chiudere un occhio quando è strettamente necessario.

    Ma questa è soltanto un’opinione estemporanea suggerita da un dibattito altrettanto estemporaneo … 😉

  18. anonimo
    27 agosto, 2006 alle 22:52

    Non solo sulle malefatte dei simpatizzanti della sinistra si “sorvola”…

    Si “sorvola” sul lavoro nero, e sui conti in nero che permettono a molte categorie di evadere gran parte delle tasse, si “sorvola” persino sulle norme del codice della strada (ridicolo voler abbassare il limite di velocità in autostrada: anche quello attuale non lo rispetta quasi nessuno), etc.

    Quindi voler aggiungere altre “zone grigie” a quelle che (purtroppo) ci sono già, ed un campo così delicato come quello delle libertà civili, mi sembra quanto mai inopportuno.

    Stefano

  19. 28 agosto, 2006 alle 14:35

    Caspita! “Tipicamente fascista”… l’ho già sentito, assieme a “oggettivamente fascista” e “fascista reazionario”.
    Si usa per linciare un personaggio sgradito( memorabile il “Pasolini fascista!” ) e che pensa con la testa propria.
    Visto i linciaggi sorgono da moti collettivi e che in una massa più che pensiero autonomo c’è una pulsione irrazionale, ben venga l’epiteto di “fascista”.
    Tuttavia propongo modestamente di sostituirlo con: “dotato di senso critico”…

  20. anonimo
    29 agosto, 2006 alle 13:15

    > ben venga l’epiteto di “fascista”.
    Tuttavia propongo modestamente di sostituirlo con: “dotato di senso critico”…

    quindi “islamofascista” = “islamodotato di senso critico” ??

    😉

    Stefano

  21. 29 agosto, 2006 alle 16:25

    No, in quel caso consiglierei di sostituire FISICAMENTE gli integralisti, non il termine…
    😉

  22. 31 agosto, 2006 alle 8:07

    non sia mai, fascista non si può dire più. totalitario?

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