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Essere di sinistra non è la cosa più importante

Una gran bella intervista, quella di Johann Hari a Christopher Hitchens. Vorrei aver avuto il tempo di tradurla in italiano, e invece ho dovuto accontentarmi di citarla e illustrarla in inglese. Del resto—a scusante di questa mia parziale rinuncia a condividere il piacere di quella lettura—ho la certezza che, se non la totalità, la maggioranza dei lettori di questo blog conosce l’inglese e lo legge agevolmente.

Perché faccio queste considerazioni a distanza di giorni? Beh, per la semplice ragione che oggi mi sono ritrovato in una situazione analoga, cioè iol desiderio di tradurre il commento che di quell’intervista ha proposto Norm, il cui blog è praticamente da sempre tra i miei prediletti, come molti si saranno certamente accorti. Francamente l’ho trovato superbo, e posso dire che lo condivido parola per parola. Ebbene, a differenza della situazione precedente, stavolta non mi sono sottratto. Per cui ecco due brani del commento, in italiano e in inglese:

[…] io non penso che la sola cosa, o la cosa più importante, che ci serve sapere di qualcuno, oggi, nel farci un’opinione sulla natura della sua visione politica, sia il suo essere o meno di sinistra. Ben più significativo è sapere qual è il suo rapporto con certi valori che, storicamente, sono sempre stati centrali nel progetto della sinistra: valori democratici ed egualitari; una corretta concezione della giustizia (tale da porsi come obiettivo l’acquisizione da parte di ognuno della possibilità di avere un’esistenza sicura e soddisfacente); la necessità di proteggere ogni singolo essere umano dalle più micidiali tipologie di aggressione alle quali è sottoposto quando quei valori sono conculcati o messi da parte. La scelta che il Christopher Hitchens di oggi ha fatto non è la mia. Io resto legato all’idea di battermi per questi valori dentro la sinistra. Non meriterebbe adesione e sostegno una sinistra che mostrasse di non rispettare quei medesimi valori. Ma ciò nonostante io mi rendo conto delle difficoltà implicite di una condivisione di identità politica con gli attuali apologeti del terrorismo, con i borbottatori, con gente che sembra in ngrado di capire tutto, eccetto il bisogno assoluto di tracciare una chiara linea di demarcazione tra coloro che sostengono i metodi politici della democrazia e coloro che sono impegnati nella distruzione della medesima.

[…] I don’t think the only, or even the most important, thing one needs to know about someone today in forming a judgement about the character of their political outlook is whether or not they are of the left. Rather more significant is to know what their all-round relationship is to certain values that have always been central to the historical project of the left: democratic and egalitarian values; a decent conception of justice (such as aims to achieve for everyone the possibility of a secure and fulfilled existence); and the protection of individual human beings from the more egregious types of assault to which they are subject when such values are denied or cast aside. Christopher Hitchens’s present choice is not my own. I remain attached to the idea of arguing for these values within the left. A left which showed no respect for them wouldn’t be worth belonging to. But all the same, I appreciate and feel the difficulty of accepting a common political identity with the contemporary apologists for terrorism, the mumblers and rootcausers, the people seemingly capable of understanding everything except the need for drawing a clear line between those who uphold the politics of democracy and those dedicated to their destruction.

A questo punto Norm prende le distanze dall’intervistatore, che invitava C. H. a “tornare a casa”:

In un certo senso sono d’accordo con Johann Hari. Le forse sane della sinistra, in quanto tali, hanno bisogno della capacità di persuasione, dell’intelligenza di Christopher Hitchens per combattere per ciò che la sinistra dovrebbe essere, e contro alcune delle sue attuali malattie. Ma questo non equivale a pensare che stare a sinistra sia condizione necessaria o sufficiente per garantire solidità alla politica di chicchessia.

Con coloro, siano essi nella sinistra o fuori, che si battono per i principi, la prassi e le istituzioni della democrazia e per i fondamentali diritti degli esseri umani; contro coloro, di qualunque colore politico, che sempre hanno una ragione o un diplomatico
silenzio da offrire a nome delle forze che combattono contro tutto questo; e contro quelle stesse forze assassine ed oppressive.

In a way I’m with Johann Hari. The healthy forces of the left, such as they are, need the knowledge, intelligence and persuasive powers of Christopher Hitchens to fight for what the left ought to be, and against its several current maladies. But this is not the same as thinking that being on the left is either a necessary or a sufficient condition for the soundness of anyone’s politics.

With those, both within the left and without it, who fight for democratic principles, practices and institutions and the fundamental rights of human beings; against those, whatever their political colour, who always have a reason, or a tactful silence, to offer on behalf of the forces fighting against these things; as well as against these oppressive and murderous forces.

[Questo post è stato pubblicato per la prima volta su windrosehotel.splinder.com il 28 settembre 2004]

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