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Il gaffeur e il tedesco di Germania

Berlusconi si è scusato con Schroeder? Sì e no. Sì secondo il cancelliere tedesco, no secondo un comunicato diffuso da Palazzo Chigi, in cui si puntualizza che “il presidente italiano ha ribadito quanto già espresso ieri. E cioè il suo rincrescimento per il fatto che qualcuno abbia potuto fraintendere il senso di una battuta ironica”.

Il gaffeur, sembrerebbe, ha scelto una soluzione soft. E il “kapò“? Lui “ha dichiarato di considerare al pari di scuse il rincrescimento espresso dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della telefonata con Schroeder”. (vedi resoconto del corriere.it)

Per la verità, la parte lesa “ha anche lasciato intendere che si aspetta ora un colloquio chiarificatore tra il presidente del Consiglio europeo ed il presidente del Parlamento europeo”. Poveretto, c’è rimasto male ed è comprensibile la sua ricerca di approvazione e sostegno.

E pensare che lui, il presunto kapò, era stato così delicato, così rispettoso delle prerogative di quell’italico popolo sovrano che aveva provveduto a investire della suprema autorità di governo quell’impenitente gaffeur. Malgré soi, si potrebbe ben dire, ma consapevolmente e alla luce del sole.

“Questi popoli, che noia!” Questo deve aver pensato il brav’uomo, che sarà pure “tedesco di Germania”, cioè un tantino primo della classe (e quindi antipatichetto), ma è, cribbio!, un socialista, uno che il popolo lo conosce bene, così bene che lo aborrisce (“Giustamente—avrebbe detto qualcuno che da un po’ si è levato dai piedi—e basta con queste ipocrisie!”), o almeno ne diffida. O almeno diffida del popolo italiano (traditori una volta, traditori sempre!) e della sua capacità di scegliere autonomamente chi lo deve governare.

E uno così lo vogliamo definire un kapò?

[Il presente post è stato pubblicato per la prima volta presso windrosehotel.ilcannocchiale.it il 3 luglio 2003]

Categorie:uomini d'onore
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