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Un blog è anche questo

Il fondatore di un fantastico blog colletivo—che è sempre stato uno dei miei preferiti—lascia, ed io, nel darne notizia ai lettori di wrh, non posso nascondere una sensazione che definire malinconica è forse inadeguato. Veramente, non è che se ne va proprio, semplicemente chiude con il blog inteso come impegno continuativo, quotidiano. Gli impegni familiari e di lavoro, dice giustamente, “devono avere la precedenza sul blogging, cioè su un’attività gestita nel tempo libero, non retribuita, ancorché ripagata in molti molti modi.” C’è un limite a tutto, e Harry ha provato, negli ultimi due mesi, a conciliare questo e quello in un momento in cui la cosa stava diventando un po’ troppo complicata. Ora ha realizzato che non è più possibile.

Non sto qui a dire che la blogosfera da oggi è più povera. E’ vero, ma non è questo il punto. Il punto è che Harry ricorda un po’ a tutti che cosa è un blog. Un blog è qualcosa di precario, di intrinsecamente debole, ma questa è appunto la sua “grandezza.” Oggi uno può mettersi a scrivere quello che pensa, ad esporre ciò in cui crede e a mettere alla berlina ciò che disapprova con tutte le sue forze, domani non ci riesci più perché c’è una vita che va avanti, con le sue istanze, con le pressioni che le necessità quotidiane esercitano su di te, sul tuo tempo, sulla tua capacità di tener botta.

Eppure, proprio questa “transitorietà” la dice lunga su quanto sia difficile, faticoso, battersi per ciò in cui si crede, così come la dice lunga sulla soddisfazione che si prova quando senti di aver fatto, nonostante tutto, il tuo dovere di uomo e di cittadino, quando ti accorgi che le tue idee, i tuoi pensieri arricchiscono, incoraggiano, spronano qualcun altro, e quanto le idee, i pensieri di altri esseri umani arricchiscono, incoraggiano, spronano te a loro volta. Autentico mistero laico della libertà, della gratuità. Anche un giornalista o un politico—perché qui, chiaramente, stiamo parlando di blogs politici—possono aspirare a qualcosa di simile, senz’altro, ma nel caso dei blogs la “retribuzione” è nella stragrande maggioranza dei casi esclusivamente morale, le possibili “contaminazioni” sono infinitamente più rare e approssimative.

In un post struggente Harry si è raccontato. Un laburista, blairiano, libertario, uno che ha all’attivo qualche tonnellata di libri che parlano di giustizia sociale, di eguaglianza, e che proprio per questo ha abbracciato la causa della libertà per tutti, sempre e comunque. Senza se e senza ma—quanto mi suona bene, parlando di lui, questa frase fatta che se riferita ad “altri” mi dà l’orticaria! Libertà per tutti, anche per il popolo afgano, anche per il popolo iracheno. Il tutto con il suo stile improntato a chiarezza e sobrietà, come Norm ha scritto tra i commenti al post di addio. Un amico, Harry, un compagno, un fratello nello spirito. Mi mancherà. E forse col tempo riuscirò a perdonarlo per essersene andato. Anche pensando che domani potrei essere io a mollare, quando moglie e figlia si decideranno a darmi il fatidico aut-aut … In effetti, sarebbe loro diritto, anche se finora—grazie a Dio!—mi hanno pazientemente sopportato.

A presto, compagno Harry. Quando leggerò i tuoi post più rarefatti sarà come sempre un piacere e un privilegio.

[Questo post è stato pubblicato per la prima volta su windrosehotel.splinder.com il 29 settembre 2005]

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