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Ecco l’utopia riformista (a proposito di un bell’editoriale)

D’accordo, forse Fini non lo sa, come ipotizza l’editoriale del Riformista, tutto all’insegna del wishful thinking, ma la sua idea di dare il voto agli immigrati sembra discendere da letture impegnative, da frequentazioni intellettuali (teoricamente) improbabili. Ma se il vice-premier potrebbe sorprendersi dell’accostamento, cosa ne penserebbe—se fosse ancora in vita—il professor John Rawls, cioè colui che ha formulato quel principio di giustizia sociale secondo il quale una società dovrebbe fare le sue scelte sotto il «velo dell’ignoranza»?

“I cittadini—sintetizza molto efficacemente il giornale—dovrebbero essere chiamati a definire il livello minimo di equità come se non conoscessero la futura condizione sociale che sarà loro riservata. Così non accetterebbero mai condizioni di disparità così gravi da doverne soffrire personalmente, ma neanche condizioni di egualitarismo così esasperato da poterne esserne penalizzati.”

E’ abbastanza probabile che ne sarebbe due volte contento : per l’oggettiva consonanza e per la collocazione politica dell’insperato discepolo. E in più, forse, per la delicatezza e l’attualità della materia alla quale la proposta si applica.

Fin qui le ipotesi, ma una cosa è invece assolutamente certa: Il Riformista raccoglie la provocazione di Gianfranco Fini, rilancia e allarga il discorso. Non perde tempo a ricercare il bandolo della matassa inseguendo ipotesi malevole circa i secondi e terzi fini (mi scuso per il bisticcio involontario) della clamorosa iniziativa, per quanto ancora solo annunciata. Apre generosamente un credito e domanda al centrosinistra di fare altrettanto, cogliendo l’opportunità “storica” di una svolta senza precedenti nel costume politico di questo paese. Occupiamoci di politiche, non di politica, cioè del che fare piuttosto del con chi stare. E applichiamo il nuovo metodo non solo all’ambito specifico, ma a tutti i campi, a tutti i segmenti del pensare e dell’agire politico.

Difficile non subire il fascino di questa sfida, sottrarsi al wishful thinking che vuole ribaltare prassi e schemi consolidati. Che butta il cuore oltre l’ostacolo e lascia intravedere un futuro nei cui tratti caratteristici si possono scorgere i contrassegni di un’utopia radicalmente diversa da tutte quelle che abbiamo conosciuto, letto e sognato. Un’utopia riformista, cioè un’utopia che non è tale, dal momento che può essere realizzata. Bello, indubbiamente.

Se Rutelli e Fassino fanno come Fini

[Questo post è stato pubblicato per la prima volta su windrosehotel.ilcannocchiale.it il 13 ottobre 2003]

Categorie:filosofia politica
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