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E il mare risponde

Premessa: mi capita talvolta di parlare con il mare. Insomma, gli faccio delle domande e mi do delle risposte, ma sospettando sempre che quelle non siano le “mie” risposte, ma le “sue”.

Una domanda recente è stata: perché il mare, almeno per me, è un’esperienza così totale? Più di qualsiasi altro scenario, naturale o artificiale.
La risposta è partita da lontano.

Il mare circonda tutta la terra, come l’aria, che però resta inafferrabile, “astratta”, mentre il mare lo puoi percepire in maniera profonda con tutti e cinque i sensi.

Il mare è sempre lo stesso, cioè ogni mare è comunicante con tutti gli altri: il Mediterraneo comunica con l’Atlantico, l’Atlantico col Pacifico, e così via. Le acque si confondono, si mescolano, sempre diverse, sempre le stesse, ovunque, dai tropici ai poli.

Dunque, il mare “vede” tutto, ascolta tutte le lingue della terra, unisce gli uomini bagnandoli con la stessa acqua.

Uno può fare una passeggiata nei boschi o in montagna, esperienze bellissime, ma il grado di “permeabilità” reciproca uomo-bosco, uomo-montagna, è inferiore, la comunicazione è più mentale che fisica, per quanto intensa possa essere.

Tuffarsi in mare, quando questo è possibile, significa entrare in comunicazione con tutto ciò che sta sotto il sole. Lasciarsi massaggiare dalle onde, nuotare, “fare il morto”, è un’esperienza totale, full immersion si dice (non a caso, forse).

Anche tuffarsi in un lago è una bella esperienza. Amo talmente l’acqua che l’estate scorsa ho fatto il bagno persino nei freddi laghi della Svezia. Ma l’acqua dolce è qualcosa di profondamente diverso. Non ha la vitalità, la forza dell’acqua di mare. E in più è meno “amichevole”: non ti sostiene, tendi ad andare sotto, laddove il mare è “grazioso”, ti accoglie da amico non costringendoti a muoverti in continuazione per stare a galla. E se nuotando ti capita di assaporare l’acqua di lago, il gusto dolciastro e “stantio” ti fa un effetto poco piacevole.

Non parlo neanche della piscina, che al massimo può essere un surrogato in caso di disidratazione da calura ad una distanza impossibile dalla spiaggia più vicina.

Io non capirò mai chi va al mare e si fa il bagno in piscina. E’ come scegliere di pasteggiare bevendo birra—o coca-cola, ohibò—avendo la possibilità di bere un prosecco o un Brunello.

E non capirò mai chi va al mare essenzialmente per prendere il sole. Io ci vado, di preferenza, la mattina presto e un paio d’ore prima del tramonto. Cioè quando il sole è meno aggressivo, e soprattutto quando le folle dei bagnanti devono ancora arrivare o sono già andate via. E sono lì quelli che il mare lo hanno nel cuore. O quasi soltanto loro.

[Questo post è stato pubblicato su windrosehotel.splinder.com il 21 ttobre 2004. I commenti al post originale sono interessanti]

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Categorie:luoghi
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