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La lectio magistralis del Papa filosofo

Ci sarà tempo, nei prossimi giorni, settimane e mesi, per riflettere attentamente sull’autentica lectio magistralis tenuta da Benedetto XVI nell’aula magna dell’Università di Regensburg (o Ratisbona che dir si voglia). Di tutto ci può essere bisogno di fronte ad un tale evento meno che di commenti che non siano attentamente meditati e soppesati. E questo, penso, vale per tutti, dagli estimatori più entusiasti ai critici più severi, dai commentatori più ferrati a quelli, per così dire, più improvvisati (tra questi ultimi, naturalmente, mi ci metto anch’io, e ci mancherebbe altro).

Di conseguenza, per ora, mi limito a qualche suggerimento di lettura pescato qua e là. Su Avvenire, innanzitutto, si leggono un’intervista a Marta Sordi, nota studiosa del mondo classico, docente di Storia Romana alla Cattolica e autrice di numerosi libri, e un articolo di Francesco Botturi, professore di Antropologia Filosofica, anche lui presso l’Università Cattolica di Milano. Interessante anche l’editoriale del Foglio di mercoledì.

“E’ il manifesto dell’identità occidentale come identità ebraica, greca e cristiana,” scrive appunto il giornale di Giuliano Ferrara.

A Marta Sordi, invece,viene chiesto di chiarire un punto fondamentale nel ragionamento del Papa, cioè quello del rapporto tra cristianesimo e filosofia greca:

«La concezione del Dio cristiano, che corrisponde anche alla concezione greca e romana della divinità, è quella di un Dio logos, cioè parola e ragione. Non si tratta mai di un Dio dalla volontà arbitraria, al limite anche contro la ragione. E non si tratta mai di una religione che può essere imposta con la violenza. Un principio che resta valido anche nonostante la smentita pratica rappresentata dalle persecuzioni contro i cristiani: tanto che Tertulliano può rinfacciare ai romani di violare le loro stesse convinzioni.»

Francesco Botturi, per parte sua, mette in evidenza la «positività» del discorso di Benedetto XVI:

[L]a proposta del Papa è tutta sul versante positivo. Non si tratta affatto di «ritornare indietro» rispetto ai momenti di crisi dell’età moderna; si tratta al contrario di riconoscere «le grandiose possibilità» che «lo sviluppo moderno dello spirito (…) ha aperto all’uomo», a condizione, però, di un «allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa», di un concetto di ragione liberato dalle restrizioni odierne dello scientismo e del tecnicismo e delle loro conseguenti «patologie». La fede cristiana per essere esperienza integra, dialogo reale, proposta autentica, ha bisogno di correlarsi ad una ragione, capace di domande grandi, sull’origine e sul senso, dotata del «coraggio» di tutta la vastità del suo ascoltare e del suo interrogare; ha bisogno di sapersi correlata al Logos.

Categorie:filosofia, religione
  1. ernie
    14 settembre, 2006 alle 13:15

    Diamo a Cesare quel che è di Cesare, prima di avventurarsi in legittimi pareri ed opinioni, cosa che io peraltro non farò. Woytila è stato un buon Papa, forse un grandissimo Papa, comunque un Papa. Questo, dico, questo che c’è ora è un Papa? Mah! Non mi pare, francamente mi sembra uno che già mi darebbe fastidio solo se fossi uno studente e lui il Prof.
    Con chi parla questo Papa? Ma ce lo vedete il Cristo che parlava al mondo come questo parla quasi tutti i giorni non si sa bene a chi?

  2. rob
    14 settembre, 2006 alle 15:33

    Guarda, io so soltanto che durante i primi anni del suo pontificato Wojtyla era inviso a un mucchio di gente, cattolici praticanti compresi. Una volta l’allora direttore del settimanale diocesano (un prete) fece un titolo cos’: “Il Papa va in vacanza.”. Sottotitolo: “I poveri no.” Dopo qualche anno tutti ad osannarlo, compresi atei, miscredenti, marxisti, laicisti …
    Insomma, i giudizi possono cambiare (a volte anche troppo). Io darei tempo al tempo. A me, comunque, Ratzinger sta bene, anche se paragonarlo a un Wojtyla mi sembra ingeneroso: sarebbe come dire che siccome Nanni Moretti non è un Fellini o un Rossellini o un De Sica (Vittorio), allora è soltanto una mezza calzetta … Suvvia! Anche se, a dire il vero …, vabbè, comunque col papa Moretti non c’entra niente, sia ben chiaro (thanks God).

  3. ernie
    14 settembre, 2006 alle 15:49

    Ok, su Ratzinger prendo tempo, ma vedrai che non è un Papa. Sul cinema non transigo. Nanni Moretti è una mezza calzetta (tralascio il giudizio extra-movie sennò m’arrestano). Fellini ha fatto I Vitelloni ma anche robe da puro vomito. Rossellini che barba. De Sica ha fatto il più bel film di tutti tempi.

  4. rob
    14 settembre, 2006 alle 16:21

    Già, dimentivavo che sei un esperto di cinema. Quindi, obtorto collo mi vedo “costretto” a mandar giù il giudizio tranchant sul Nanni–ma tu, sappilo, hai ucciso uno dei miei miti …😉
    Su Fellini, invece, da incompetente quanto ti pare, mi ribello: eh no! Dove mettiamo Amarcord, La dolce vita, Otto e mezzo, per citare i primi che mi vengono in mente? Però è vero, ha fatto anche qualche schifezza (quando hanno passato in televisione l’ultimo, credo, cioè La voce della Luna, mi sono addormentato sul divano …).
    Una curiosità, da estimatore di De Sica: a quale film ti riferisci? Ladri di biciclette? Miracolo a Milano? Sciuscià? L’oro di Napoli? Io non saprei scegliere.

  5. ernie
    14 settembre, 2006 alle 17:10

    Ladri di biciclette, ovviamente.
    Nanni un tuo mito? Sigh!
    OTTO E 1/2!!!!???????
    Non ti parlo più!😉

  6. rob
    14 settembre, 2006 alle 18:09

    Ernie, scusa, mi stai forse prendendo in giro? Cribbio, stavo scherzando: io di Moretti ho visto a suo tempo un paio di film (in tv) e da allora mi sono sempre ben guardato non dico di spendere i soldi del biglieto, ma anche di ammirare le sue opere quando arrivano in tv!!! E la politica non c’entra, se fosse per quella non starei neanche qui a parlare del girotondino.
    Vabbè, Otto e mezzo non è il mio preferito tra i film di Fellini, ma la classe non è acqua …

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