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Finanziaria ‘Pane e Giustizia?’

La Finanziaria è uno di quegli argomenti sui quali noi non addetti ai lavori dobbiamo affidarci a chi ne sa e ne capisce di più, e al massimo possiamo spingerci fino ad esprimere una prudente preferenza per la “lettura” di un commentatore qualificato rispetto a quella di un altro. E allora ecco che anch’io faccio la mia parte e metto il cappello sull’editoriale, a firma di Maurizio Ferrera (qui c’è la sua homepage personale), che si legge sul Corriere di oggi.

Ci vorrà tempo, ha scritto il professore, “per stabilire con precisione l’impatto redistributivo della Finanziaria,” e occorrerà aspettare naturalmente la conclusione del lungo iter parlamentare, ma è chiaro che la sua «filosofia» (o quanto meno, il modo che è stato scelto per presentarla agli italiani) è quella di una «Finanziaria giustiziera». Un messaggio—ha osservato Ferrera, a mio avviso correttamente—in cui “i simboli e gli argomenti della sinistra estrema (o comunque della tradizionale ortodossia socialista) hanno nettamente prevalso su quelli del nuovo riformismo liberal-progressista.”

E quali sono (erano) gli argomenti della (dimessa) linea liberal-progressista? Non certo quelli proposti dalla retorica dei Comunisti italiani e di qualche leader sindacale, con tanto di ricchi che piangono (finalmente!) lacrime amare. Che fine ha fatto, ad esempio, quella “ridefinizione” dei concetti stessi di eguaglianza, giustizia e libertà in cui si sono a lungo esercitati, in tempi recenti, i cervelloni della Margherita e della componente riformista dei ds? Si era detto, scritto e proclamato, nelle sedi appropriate, che

[l]e riforme di cui l’Italia ha bisogno […] sono quelle che cambiano gli ingranaggi malati del nostro modello sociale: il familismo bloccato, il dualismo del mercato del lavoro, il «pensionismo» del welfare, l’incapacità della scuola e del settore produttivo in generale di valorizzare meriti e talenti, soprattutto quelli dei giovani e delle donne.

Ebbene, dove sono le riforme? Da nessuna parte, purtroppo. Piuttosto, altri proclami, altre logiche, e di ben altro segno. Ma, attenzione, non si trattava mica di rinunciare alla «giustizia». Ferrera lo chiarisce molto bene:

Anche questa prospettiva lib-lab poneva un problema di giustizia. Ma lo poneva nei termini dell’egualitarismo liberale: combattere le disuguaglianze ingiuste, ma promuovere le differenziazioni eque; lottare per le pari opportunità, ma contrastare i livellamenti iniqui.

Per non dire che, secondo il Nostro, i veri poveri non trarranno alcun beneficio … In compenso, a quanto sembrerebbe, le persone che appartengono più o meno alla mia fascia di reddito riceveranno una boccata di ossigeno. Ma non mi sogno nemmeno di farne una questione personale, e dunque nessun ringraziamento (oltretutto, appunto, bisogna vedere come andrà a finire …).

Categorie:economia, interni
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