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Sapere e Sapienza

Qualche giorno fa, monsignor Gianfranco Ravasi ha regalato ai lettori della sua rubrica quotidiana su Avvenire (“Mattutino”) la «perla di saggezza» che riporto per intero qui di seguito.

La medicina crea persone malate, la matematica persone tristi e la teologia peccatori.

Se si guarda all’edizione tedesca, detta «di Weimar», delle opere di Lutero, c’è da rimanere sbigottiti di fronte a quel piccolo oceano di pagine e di tomi. Perciò mi resta solo la scelta di fidarmi, quando trovo in un articolo che sto leggendo questo aforisma come attribuito al grande Riformatore. Pur col paradosso tipico dei motti sintetici, c’è in esso un’importante verità. La competenza non è di per sé principio di salvezza o di certezza. C’è chi s’ammala proprio per colpa di terapie forse anche altamente calibrate; c’è chi si scoraggia mettendosi di buona volontà a studiare le scienze per capire, e c’è il teologo che personalmente traligna o crea sensi di colpa in altri o li fa sbandare lungo percorsi impervi. Proprio per questo, ferma restando la necessità della razionalità contro ogni irrazionalismo magico, contro cure da stregoni e contro devozionalismi visionari, è importante distinguere tra sapere e sapienza. Si può essere colti ed eruditi a livello alto, eppure incapaci di spiegare e di comprendere in profondità la verità e l’autenticità delle cose. La sapienza è, invece, una dote che è, sì, frutto di studio, ma è anche dono; è impegno di ricerca intellettuale, ma è anche maturità personale; è nitore di pensiero, ma è anche calore di passione. Non per nulla in latino sàpere significa «aver sapore» e studère è «appassionarsi». Su questo crinale si misura la vera cultura, ma anche la genuina ricchezza interiore di una persona. Ed è solo per questa via che si può diventare maestri, anche senza avere i titoli accademici.
Gianfranco Ravasi

  1. ernie
    4 dicembre, 2006 alle 14:31

    Certo, sono d’accordo … e non per essere “autoreferenzialisti” (l’ho sentito dire questo ridicolo vocabolo, lo ripeto perchè penso voglia dire quello che volevo dire…) ma ti rimando, a giusto proposito, al mio ultimo post.
    Vorrei sapere cosa ne pensi delle ultime vicende “poliste”. Insomma, comunque la si pensi, oramai è chiaro che il Berlusca, con tutti i difetti che può avere avuto e ancora ha, è lì dov’è per passione visto ciò che gli è accaduto a Montecatini. E mi è piaciuto l’aforisma sparato l’altra sera: “E’ la gente che si sceglie il proprio leader e non un supposto leader che si sceglie la gente”. E dunque non capisco Casini col suo reiterato “io nel partito unico non ci sto, i vertici li facciano tra di loro”. Boh? Comunque anche se non capisco confesso che non mi fa perdere il sonno e, alla fine, son passato di qui per salutare.

  2. rob
    4 dicembre, 2006 alle 16:20

    Ho solo un dubbio su Casini: non apisco perché non gli si riconosce il diritto di andare dove cavolo gli pare … e poi secondo me è meglio differenziarsi (elettoralmente parlando). E’ sempre stato così. Ma io sono un proporzionalista (non i assoluto, solo per l’Italia e per i paesi che spaccano il capello in quattro).
    Berlusconi, d’accordo, ha una marcia in più, ma è merito solo suo o demerito degli altri?

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