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Casini a parte (updated)

Sul diluvio di critiche che si è abbattuto su Pierferdinando Casini, mi sembra che qui sia stato colto il punto fondametale. Del resto, da quel che ho letto di sfuggita su Europa di ieri, sembrerebbe che pure nel campo avverso ci siano idee chiare circa il cui prodest—al di là delle apparenze—della manovra casiniana.

UPDATE Dec. 6, 2006, 3:00 pm

Interessante—e a mio avviso condivisibile—l’editoriale che si legge sul Foglio di oggi:

Nel centrodestra si sta scatenando una specie di bufera in un bicchier d’acqua per le recenti prese di posizione di Pier Ferdinando Casini. Ma che cos’ha detto o fatto, in fondo, di nuovo il leader dell’Udc? Continuerà a incontrarsi con Silvio Berlusconi, che gli resta “simpatico”, ma non parteciperà a vertici della Casa delle libertà, come peraltro faceva da tempo. Insiste sulla connotazione moderata che deve caratterizzare, secondo lui, un’opposizione efficace, mentre pensa che le scelte di movimento finiscano con il consolidare la maggioranza tenuta insieme dall’unico mastice dell’antiberlusconismo. L’aveva già detto e ripetuto. Ha preferito riunire i suoi seguaci a Palermo anziché confondersi nell’oceanica manifestazione romana. Non è il primo che si domanda se lo si nota di più se va o non va a una riunione, e sembra che abbia fatto la scelta giusta, almeno sul piano della visibilità. Casini ha cinquant’anni, il che, nella gerontocrazia dellapolitica italiana, lo classifica come un giovane di belle speranze. E’ in competizione, non con il monumentale Berlusconi, ma con Gianfranco Fini, e quando quest’ultimo gioca la carta della fedeltà, lui esibisce quella dell’indisciplina; si è già visto altre volte lo stesso gioco, magari a parti rovesciate. L’Udc è una formazione politica professionale, molto legata alle rimembranze, tutt’altro che disprezzabili, della Prima Repubblica e gioca una partita soprattutto al livello del ceto politico, probabilmente allo scopo di ottenere un sistema elettorale più vantaggioso. E’ un modo di esercitare l’opposizione consono alla sua natura e alla sua cultura politica.
Non è detto che otterrà i risultati che si prefigge, ma non rappresenta alcun vantaggio per il centrosinistra, nonostante qualche ammiccamento un po’ goffo di Romano Prodi. Con Casini gli altri leader del centrodestra debbono convivere, misurare le differenze e valorizzare le coincidenze di interessi, che per ora sono prevalenti. Solo se continueranno a farsi prendere dal nervosismo riusciranno a farsi del male da soli.

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Categorie:interni, partiti
  1. ABS
    10 dicembre, 2006 alle 12:13

    Penso che alla fine sia un modo soprattutto per tirare sul prezzo, non la vedo come un’operazione suicida, come è stata dipinta.

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