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Volenterosi: sfida ai poli

Confermando le aspettative, il primo meeting del club dei Volenterosi, vale a dire il raggruppamento di personalità di entrambi gli schieramenti che si è formato a ottobre dell’anno scorso, è stato accolto con un certo interesse dai media. Oltre ai numerosi resoconti, in particolare quelli piuttosto dettagliati del Giornale e del Foglio (consultabile in formato pdf), si segnala l’ottimo (a mio avviso) editoriale di Dario Di Vico sulla prima del Corriere della Sera.

Un approccio decisamente favorevole, se non entusiastico, quello del Corriere, pur con una (doverosa) premessa: Ok, la cosa “rappresenta nel mare della politica italiana soltanto una goccia,” ma “va detto con altrettanta franchezza che la politica e l’economia italiana hanno bisogno dei Volenterosi.” Seguono argomentazioni a sostegno che sintetizzerei così: a) ci sono stati “illustri precedenti di forze minori” che, hanno saputo rivitalizzare la politica “contaminando” le formazioni più rappresentative e contribuendo a determinare importanti processi politici; b) grazie ai Volenterosi il confronto dentro e tra i Poli “torna a giocarsi al centro come tutti i manuali di scienza politica insegnano che succede nel mondo;” c) viene riaffermata “l’importanza dello spazio politico lib-dem,” luogo dove si intrecciano gli interessi delle classi medie e “temi come la riforma del welfare, un fisco meno esoso e la rivisitazione di modelli stato-centrici.”

Mi sembrano considerazioni equilibrate e condivisibili. Poi, ovviamente, ci sono aspetti concreti e immediati che non si possono trascurare. Ad esempio, come si rileva nel resoconto del Foglio, quello che è mancato è la “base.” Ma è Daniele Capezzone a chiarire, proprio al Foglio che «non ci si deve chiedere quante divisioni (intese come unità di fanteria) hanno i Volenterosi, bisogna guardare alle idee». Ineccepibile, direi. Però è ancora Capezzone, nell’intervento più politico, che riprende l’argomento “bellico” per rilanciare e strappare all’uditorio l’applauso più convinto:

«Serve un evento fisico e di fortissima carica simbolica, una nuova marcia dei 40mila. Tocca a noi Volenterosi farcene carico. E presto».

Per il momento, comunque, un dato fondamentale è che, come ha detto il ministro Linda Lanzillotta, il convegno «ha riunito alcuni dei migliori cervelli della cultura riformista». Quello che succederà nel prossimo futuro, probabilmente, sarà affidato alla capacità di «comunicare» dei Volenterosi. Lo ha suggerito il professor Alesina parlando in videoconferenza da Harvard. E lo ha ribadito—come riferisce Il Riformista—il professor Giavazzi:

«Bisogna spiegare bene che le liberalizzazioni vanno a vantaggio dei più deboli, dei poveri e dei più giovani. Che quando si fa la riforma del commercio e diminuiscono i prezzi nei supermercati, si aiutano le famiglie più povere. E che rendere più efficiente l’università aiuta i giovani ed è una cosa di sinistra […] bisogna spiegare che le liberalizzazioni sono di sinistra».

A questo punto, direi, si sta profilando anche un preciso compito dei bloggers

Rinvio all’articolo del Giornale per qualche utile (e forse sorprendente) informazione sulla composizione dell’uditorio (circa 450 persone, quasi tutte in piedi) e alla testimonianza di un blogger che a Milano c’è andato ed è già ritornato, in tempo per postare le sue impressioni “a caldo.” Altri resoconti ed editoriali sul meeting: Avvenire (editoriale di Sergio Soave), Il Mattino, Il Tempo, Il Sole-24 Ore (editoriale di Stefano Folli).

Categorie:interni
  1. Anonymous
    31 gennaio, 2007 alle 14:06

    Bravo, hai fatto un ottimo lavoro.
    Nicola

  2. rob
    31 gennaio, 2007 alle 16:05

    Parlarne è l’unico modo per dare una mano. Senza farsi troppe illusioni, ma d’altra parte questo è ciò che passa il convento: il resto è molto peggio. Comunicare, allora, seminare e … aspettare. Ciao

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