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Cari amici della destra

Cari amici della destra, tra le cose che mi è capitato di leggere sulla stampa nazionale da qualche lustro a questa parte, l’editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri, lunedì 26 febbraio 2007, è quella che maggiormente ha colpito la mia immaginazione. Una tale sintonia nel modo di concepire la dialettica politica è una di quelle esperienze che lasciano il segno.

Se quello straordinario manifesto, pur nella sua semplicità, di ciò che la politica, sempre e per chiunque, dovrebbe essere—e per qualcuno è effettivamente—diventasse il vostro manifesto, come l’elefantino propone, con un atto di fede io lo sottoscriverei e non esiterei a considerarmi dei vostri. Del resto, non credo ci sia alcuna speranza che questa sinistra—malgrado le solite, rarissime (e preziose, lodevoli, commoventi) eccezioni—possa farlo proprio.

Il vero discrimine, forse, consiste proprio nel fatto che un editoriale come quello del direttore del Foglio non poteva essere concepito che da quella parte. Ma questa, almeno per me, non è una rivelazione: è la sintesi di un insieme di dati effettuali e di riflessioni a volte tutt’altro che facili. Se oggi l’ironia, il fair play, la tolleranza, hanno abbandonato la rive gauche per trasferirsi sulla rive droite, il minimo che si possa fare è prenderne atto una volta per tutte. E trarne le necessarie conseguenze.

Ho trascritto e riportato qui sotto gran parte dell’editoriale. Il testo integrale può essere consultato qui (in versione pdf).

Avviso ai naviganti: se Follini vota la fiducia al governo Prodi e, di conseguenza, subisce una volgare aggressione, chi lo aggredisce è un bischero. Direi anzi che la differenza egemonica tra destra e sinistra si gioca tutta qui, sul tema del linciaggio morale inferto ai dissidenti, e proprio su questo punto si potrà dire, se gli incontinenti dell’opposizione sapranno trattenre i loro spiriti animali: destra è meglio. Suggerisco al Cav. di invitare a pranzo Follini, cosa che personalmente avrò il piacere di fare comunque io stesso già oggi, e di parlare con lui (habla con ello, sii hidalgo). Votare la fiducia a Prodi è una bestialità politica, e anche un po’ comica da parte di una persona seria come Follini, ma il rispetto personale non è in discussione, nella politica italiana deve tornare a viva forza il fair play.

Critiche severe, battute caustiche, ironie e perfidie, un fischio elegante e contegnoso, un buuuuuuhhhhh degno della Camera dei comuni, e poi stop. Gli psicodrammi sul Paese riconsegnato all’avversario, i cazzotti sul naso come succede in quel gruppetto facinoroso che si onora del nome comunista, tutto quel ciarpame da curva di stadio, quel pagliaccesco sobbollire di emozioni forti e sporche, la destra lo scansi. Il Cav. Prenda carta e penna, o sfoderi uno di quei suoi sorrisi arlati, e spieghi chiaramente ai tifosi gagliardi del suo partito e della sua coalizione che non devono valicare il confine oltre il quale c’è la psicologia ferina della teppa ideologica.
[…]
Lasciamo i linciaggi all’epica di mani pulite e dello spirito forcaiolo, al salotto buono e un po’ ubriaco dei Colombo e dei Tabucchi, alla cultura che ha preparato l’omicidio di Marco Biagi con la character assassination precedente lo sparo, alle dispute onto-ideologiche di chi coltiva in nome dell’idealissmo la filosofia del branco. Nessuno personalmente è un nemico in Parlamento e nel paese. Nessuno è un traditore.
[…]
Comunque sia, e comunque deciderà, anche se per il peggio, Follini è un politico della prima Repubblica e della Dc che stava nel centro sinistra da buon Doroteo, è un intellettuale della politica che ha tentato di dare una dimensione moderata alla destra e ora dice di voler fare la stessa operazione con un nuovo centro sinistra. Queste cose le ha motivare, ci ha scritto su libri. Ha agito in modo rispettabile, con un suo stile.
E il suo stile può essere oggetto di irrisione, di critica rigorosa, di controargomentazione, anche di sberleffo, ma non di cattiveria politica personale, di disconoscimento plateale del diritto della persona a dire e a fare quel che fa. Scegliete dunque il tono e la musica giusta per cantargliele, se Follini confermerà che varca la linea, perché se sbagliate spartito, cari amici della destra, allora non scriveremo che destra è meglio. Scriveremo che e diremo che destra è uguale. Anzi, peggio.

  1. Chris
    27 febbraio, 2007 alle 11:24

    L’ho letto anch’io editoriale magistrale. Ti rendi conto che noi oggi forse stiamo assistendo ad un nuovo gruppo moderato/conservatore alternativo alla Democrazia Cristiana che propone null’altro che il buon senso? il punto è: ci sono uomini per tradurlo politicamente?

  2. rob
    27 febbraio, 2007 alle 13:00

    A mio avviso siamo di fronte ad un “patto di civiltà” che potrebbe rappresentare il vero discrimine tra il vecchio e il nuovo. Gente che non ne può più di pagliacci e pagliacciate, di odi incrociati finalizzati alla sopravvivenza non di idee e programmi, ma di apparati di potere. Nei fatti, le differenze tra “riformisti” e “liberali” sono talmente labili che solo con forzature strumentali si possono ricondurre ai vecchi concetti di destra e sinistra. La vera differenza è tra chi lavora in buona fede per il bene del paese e chi si batte per la sopravvivenza dei rispettivi apparati. Quando i primi (che sono trasversali a tutte le formazioni politiche) si accorgeranno che gran parte della sinistra, eccetto qualche autentico estremista “puro e duro,” e una certa percentuale di destri non sono altro che le due facce di una medesima consorteria che mira a tutelare soprattutto i propri interessi, allora, secondo me, la traversata del deserto sarà compiuta. Per ora, comunque, l’affermazione di Giuliano Ferrara che “destra è meglio” ha più probabilità di essere esatta rispetto alla pretesa della sinistra di rappresentare la parte migliore del Paese.

  3. demata
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