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Il Bene e il Male in diretta

Stasera in tv c’erano due Italie. Una buona e una cattiva (oggi sono manicheo e me ne vanto). Nel senso—tanto per non lasciare dubbi—che una era rappresentava il bene e l’altra il male. Una, quella cattiva, era in scena a Otto e mezzo, l’altra, quella buona, ad Anno zero. La prima—che ho visto per intero—discuteva sulla “rivoluzione” di Ruini, con Emanuele Severino, Rosi Bindi, Sandro Magister e Luigi Bobba. Una discussione di alto profilo, civile …, però che sofferenza, ragazzi, quei discorsoni seriosi!

La seconda discuteva di diritti dei gay, e poi non so di che altro, visto che dopo cinque o sei miniti ho lasciato perdere (poi spiego perché). Chi c’era? Mah, io ho fatto caso soltanto a due personaggi: uno era Clemente Mastella, l’altro non lo conosco se non per averlo intravisto qualche altra volta da Santoro, e al momento non mi ricordo come si chiama (ma forse alla fine mi verrà in mente). Dunque, Mastella esprime il suo parere (che è quello che è) sulla materia del contendere. A un certo punto, se non ricordo male su sollecitazione di Santoro, fa riferimento alla sua fede per argomentare la sua posizione sull’argomento oggetto del dibattito, e lo fa in maniera molto corretta, senza presunzione, con equilibrio, mettendo avanti la consapevolezza che la fede, pur se intensamente vissuta, è anche dubbio, umana fragilità e cose di questo genere. Insomma, ci siamo capiti, che rottura ‘sti cattolici!

L’altro personaggio, nel frattempo, tace, ma una telecamera assassina lo inquadra per qualche secondo: si copre la bocca con una mano, trattiene a stento le risate mentre gli occhi quasi fuoriescono dalle orbite per lo sforzo. Come se chi stava parlando in quel momento stesse raccontando una barzelletta oscena, o come se Veltroni stesse rievocando (naturalmente davanti alle telecamere e alle penne fameliche dei cronisti) una delle innumerevoli scene struggenti del suo ultimo viaggio in Africa e ne stesse ricavando, trattenendo a stento le lacrime, un prezioso insegnamento da trasfondere senza se e senza ma nella sua quotidiana ed instancabile azione politica. Un momento di grande televisione-verità.

Ah, che magnifica trasmissione, con quell’ intelligenza vagamente selvaggia, se mi si passa l’espressione e il quasi ossimoro, e quel gusto un po’ estremo per la provocazione (intellettuale, of course) che sprizzava da tutti i pori e perfino, appunto, fuori dagli occhi del personaggio semi-sconosciuto!

Insomma, ribadisco che ho visto in scena il Bene e il Male. Naturalmente, era più interessante il Male (come la Divina Commedia: volete mettere l’Inferno rispetto al Paradiso?). Comunque, se, come dicevo, dopo qualche minuto di quel concentrato di Bene ho spento il televisore, è stato solo ed esclusivamente perché all’improvviso ho avvertito dei problemi all’apparato digerente—sintomi inequivocabili che non nomino per educazione … Succede, dopo cena, quando si è un po’ delicati.

Vabbè, l’ho detto. Dovevo dirlo, e ora sono soddisfatto. Che altro? Ah sì, or ora, rievocando lo spiacevole dopo-trasmissione, m’è venuto in mente il nome del personaggio (mi sarebbe dispiaciuto tacerlo): era un certo Travaglio, Travaglio Marco, e ora che ci penso devo essermi già occupato di lui in qualche altro post, nella categoria “uomini d’onore,” alla quale appartiene di diritto anche questo modesto esercizio di stile.

  1. Mauro
    9 marzo, 2007 alle 13:06

    hai resistito ben 5 minuti?
    che stomaco tieni!
    io manco ho acceso la TV…😉

  2. rob
    9 marzo, 2007 alle 13:42

    E dire che, avendo “rinunciato” subito, non sapevo come sarebbe andata a finire.

    (Dal Messaggero di oggi):
    Mastella show ieri sera in tv su Raidue. Il guardasigilli, ospite alla trasmissione di Santoro Annovero dopo l’ennesimo scontro in studio – argomento: i Dico – si è alzato e se n’è andato. A far infuriare Mastella è stato un intervento del vignettista Vauro che – ironicamente – aveva esordito dicendo che adesso la trasmissione, oltre che dei comunisti era anche dei froci. Per tutto il tempo prima, però Mastella aveva discusso anche con il pubblico, accusando Santoro di faziosità. “L’arroganza della politica è diventata insopportabile” il commento del conduttore dopo la polemica decisione del ministro di prendere e andarsene in diretta.

  3. rob
    9 marzo, 2007 alle 13:46

    P.S.: Da notare il riferimento di Santoro a “l’arroganza dei politici.” La fantasia dà la polvere alla realtà. E tutto questo con i soldi dei cittadini che pagano il canone RAI.

  4. Ismael
    9 marzo, 2007 alle 15:42

    Ieri sera è andata in onda l’inqualificabile messa alla berlina di una vittima predestinata. Il tutto appena due settimane dopo il processo sommario al reprobo Turigliatto, trasmesso dagli studi di Ballarò, in cui l’imputato veniva messo in mezzo all’agone e schiaffato su un cubo di cartapesta.
    Il tenore di questi uno-contro-tutti sta rendendo irrespirabile il clima del 99% delle trasmissioni di informazione politica. Quando Socci (epurato e dimenticato, se non ricordo male) sgarrava appena un po’ si apriva il Mar Rosso, e anche i “miglioristi” di centrodestra non mancavano di ostentare il loro palato fine.
    Su Santoro e Fazio, silenzio. E tutto questo grazie alla leva coercitiva del finanziamento RAI. E’ uno scandalo infinito.

  5. Anonymous
    9 marzo, 2007 alle 17:02

    Se penso che quella feccia comunista e anticlericale che ieri sera ha offeso pesantemente e ripetutamente la chiesa, i suoi valori e tutti quelli che credono in essa, senza essere “cattolici adulti” come il viscido Mastella che ieri ha solo recitato la parte della vittima, e’ pagata anche con i miei soldi, mi viene da vomitare.
    Ciao Paolo

  6. rob
    9 marzo, 2007 alle 17:17

    Ismael, hai raione, Otto e mezzo è un’isola felice, grazie a una conduzione magistrale. Il resto sta diventando inguardabile (Santoro lo è sempre stato, però).

    Paolo, io non sarei così severo nei confronti di Mastella. A me sembra che abbia ua sua coerenza su certe questioni. Su altre non lo vedo né peggiore né migliore di tanti altri in tutti gli schieramenti.

  7. Anonymous
    17 marzo, 2007 alle 20:26

    la chiesa e i cattolici non sono e non possono essere esenti da critiche, in uno stato laico e civile

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