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Heidegger e la Niemandrose (che saremmo noi)

Venerdì scorso, su Repubblica, c’era un lungo articolo di Adriano Sofri su Heidegger e sui rapporti di quest’ultimo col nazismo, passando per il poeta Paul Celan (ebreo, scampato fortunosamente alla deportazione nei lager nazisti e sopravvissuto ai lavori forzati), incluso un celebre incontro tra i due. Anche al di là della spinosa questione dell’adesione al nazismo—che per altro qualcuno tende ancora a minimizzare, con gran dispetto dell’autore dell’articolo—da parte del grande filosofo di Freiburg, la riflessione di Sofri può essere molto interessante per chi vuole concedersi una “pausa” nel bel mezzo delle angustie regalateci dalle cronache politiche.

Non essendo personalmente mai stato un grande estimatore di Heidegger, anche se m’è toccato di studiarmelo a fondo (in entrambe le versioni, prima e dopo la Kehre), non sono granché interessato neanche alle sue défaillances biografiche, compreso l’ostinato silenzio sull’Olocausto. Però sono un po’ incuriosito da chi tuttora se ne appassiona. Sofri è di quelli che non demordono. Interessante, in ogni caso, la citazione dalla celebre intervista del 1966, in cui M. H. si sottrae all’opportunità in extremis di salvare la faccia:

Al momento di sciogliere l´enigma, nell´intervista del 1966 allo Spiegel, da pubblicare postuma, Heidegger avrebbe detto: «Per me oggi una domanda decisiva è: come può adattarsi un sistema politico – e quale – all´età della tecnica? A questa domanda non so dare risposta. Non sono convinto che sia la democrazia».

Verrebbe quasi da rispondergli—con nonchalance e alla maniera di Winston Churchill—che la democrazia gli potrà anche fare specie, ma vuoi mettere tutti gli altri sistemi? Questo, però, è il meno, in sede filosofica. Il più è la poesia, la grande scoperta di Hölderlin:

Voll Verdienst, doch dichterisch wohnet
Der Mensch auf dieser Erde

(Pieno di merito, e tuttavia poeticamente
abita l’uomo su questa terra)

Basta questo a riscattarlo (almeno un po’)? Basta, come nel caso di Celan, la “parola-che-apre-e-nasconde, luce e segreto?” Per me sì, malgrado la Niemandrose, la “rosa di nessuno,” che saremmo noi:

SALMO

Nessuno c’impasta di nuovo, da terra e fango,
nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.

Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.

Noi un nulla
fummo, siamo, reste-
remo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.

Con lo stimma anima-chiara,
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo al di sopra,
ben al di sopra
della spina.

(Traduzione di G. Bevilacqua)

  1. Anonymous
    12 marzo, 2007 alle 14:23

    Sofri, come Severino e tanti altri, è talmente impregnato di razionalismo critico da non vedere l’uso politico che si fa delle sue riflessioni. Che sia su Repubblica o sul Foglio, si limita a reagire, a contenere, a limitare, in sostanza è subalterno all’offensiva ideologica che discute con Habermas ma agisce con Gramsci. E per la precisione, Heidegger va attaccato non in quanto filonazista ma perché esistenzialista-relativista (non in sè beninteso, ma nel suo uso ‘francese’). Viceversa, viva l’Eliade antipositivistico, e chiudiamo un paio d’occhi sulla Guardia di Ferro.

    Baci,
    Return

  2. rob
    12 marzo, 2007 alle 16:34

    Ma forse l’imputabile ad Heidegger (in sé e per sé) è un po’ più intrecciato a certi rami (o radici) del suo pensiero di quanto l’opera di Eliade non lo sia rispetto alle preferenze politiche di quest’ultimo. Per quel che riguarda Sofri può darsi che tu abba ragione, non so, ma “l’offensiva ideologica che discute con Habermas ma agisce con Gramsci” mi sembra in ogni caso un’ipotesi di lavoro ben formulata …😉

    Gruß Gott

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