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Decostruire la decostruzione (dell’uomo)

Non ci si può distrarre un attimo. Sono pieno di da fare e non chiederei altro che di essere lasciato in pace. E invece no, Il Foglio se ne esce con una lunga e interessante intervista all’antropologo francese, ma americano d’adozione, René Girard. Una fantastica chiacchierata che potrebbe far scoccare in chiunque—persino nel sottoscritto, scampato per miracolo, a suo tempo, ai tentacoli di Claude Lévi-Strauss—la scintilla di una passionaccia per l’antropologia filosofica, come se uno non avesse già abbastanza grattacapi.

Al centro della conversazione, naturalmente, l’uomo, quello di sempre e quello contemporaneo e postmoderno, e inevitabilmente l’uomo e la scienza, il linguaggio, la religione.

Proveniente dal radicalismo francese, ma in seguito convertitosi al cattolicesimo, Girard ricorda senza particolari nostalgie quei suoi esordi:

“Mi sono riempito la testa con le pagliacciate e il semplicismo mediocre e stupido dell’avanguardia. So bene quanto la negazione postmoderna della realtà possa condurre al discredito della domanda morale dell’uomo. L’avanguardia un tempo relegata in ambito artistico oggi si estende a quello scientifico che ragiona sull’origine dell’uomo. In un certo senso, la scienza è diventata una nuova mitologia, l’uomo che crea la vita. Così, ho accolto con grande sollievo la definizione di Joseph Ratzinger di ‘riduzionismo biologico’, la nuova forma di decostruzione, il mito biologista. Mi ritrovo anche nella distinzione dell’ex cardinale fra scienza e scientismo”.

Come dire? Beccatevi questa, signori laici, e passiamo oltre. Scherzo, neh. E poi il bello deve ancora venire … Ce n’è per tutti, da Auguste Comte al famoso biologo dei nostri giorni Richard Dawkins, da Nietzsche a Voltaire e, udite udite, all’islam, cui manca una cosa fondamentale: la croce. Lo sospettavo, ma sentirlo confermare così autorevolmente fa indubbiamente piacere.

Qualche citazione al volo. Il testo integrale, ad ogni buon conto, l’ho sistemato qui.

L’antropologia:

“Può esserci una antropologia realistica che precede la decostruzione? In altre parole: è lecito e ancora possibile affermare una verità universale sul genere umano? L’antropologia contemporanea, strutturalista e postmoderna, nega quest’accesso alla verità. Il pensiero attuale è la castrazione del significato. Sono pericolosi questi tentativi di mettere in discussione l’uomo.”

La religione:

“E’ questa l’essenza dell’esistenza umana, è l’origine della proibizione dei sacrifici e della violenza. Dove si è dissolta la religione, lì è iniziato un processo di decomposizione.”

La religione cristiana:

“La religione cristiana, la più grande rivoluzione nella storia umana, è l’unica a ricordarci l’uso corretto della ragione. E’ una sfida che si gioca sul concetto di colpa. A lungo l’Europa ha deciso che i tedeschi dovevano essere il capro espiatorio. Era impossbile anche solo accostare comunismo e nazismo. Decretata la morte di Dio e la fine illuministica del senso religioso, si doveva tenere in piedi un ‘anti Dio’, una controdivinità, il comunismo. Sono d’accordo con le tesi di Ernst Nolte sull’affinità fra nazismo e comunismo. Ogni regime totalitario è iniziato con la soppressione della libertà religiosa.”

La microeugenetica, Nietzsche e «l’abolizione dell’uomo»:

“La microeugenetica è la nuova forma di sacrificio umano. Non proteggiamo più la vita dalla violenza, schiacciamo invece la vita con la violenza. Per cercare di appropriarci del mistero della vita a nostro beneficio. Ma falliremo. L’eugenetica è il culmine di un pensiero iniziato due secoli fa e che costituisce il più grande pericolo per la specie umana. L’uomo è la specie che può sempre distruggere se stessa. Per questo ha creato la religione.”

“Aveva ragione C. S. Lewis quando parlava di ‘abolizione dell’uomo’. Michel Foucault aggiunse che l’abolizione dell’uomo sta diventando un concetto filosofico. Non si può più parlare oggi dell’uomo. Quando Friedrich Nietzsche annunciò la morte di Dio, in realtà stava annunciando la morte dell’uomo. L’eugenetica è la negazione della razionalità umana. Se si considera l’uomo come mero e grezzo materiale da laboratorio, un oggetto manipolabile e malleabile, si può arrivare a fargli qualsiasi cosa. Si finisce per distruggere la fondamentale razionalità dell’essere umano. L’uomo non può essere riorganizzato”.

Il messaggio cristiano:

“[M]i pare che la superiorità del messaggio cristiano diventi ogni giorno più visibile. Quando è più attaccato, il cristianesimo brilla di maggiore verità. Essendo la negazione della mitologia, il cristianesimo splende nel momento in cui il nostro mondo si riempie di nuove mitologie sacrificali. Lo skandalon della rivelazione cristiana l’ho sempre inteso in maniera radicale. Nel cristianesimo, anziché assumere il punto di vista della folla, si assume quello della vittima innocente. Si tratta di un capovolgimento dello schema arcaico. E di un esaurimento della violenza.”

Il divorzio fra umanità e sintassi, la perdita dell’escatologia cristiana:

“Stiamo perdendo ogni contatto fra il linguaggio e le regioni dell’essere. Oggi crediamo solo al linguaggio. Amiamo le favole più che in qualunque altra epoca. La cristianità è una verità linguistica, logos, Tommaso d’Aquino è stato il grande promulgatore di questo razionalismo linguistico. Il grande successo della cristianità angloamericana e dunque degli Stati Uniti si deve non a caso a straordinarie traduzioni della Bibbia. Nel cattolicesimo oggi c’è fin troppa sociologia. La chiesa è troppo spesso compromessa con le lusinghe del tempo e il modernismo. In un certo senso i problemi sono iniziati con il Concilio Vaticano II, ma risalgono alla precedente perdita dell’escatologia cristiana. La chiesa non ha abbastanza riflettuto su questa trasformazione. Come possiamo giustificare la totale eliminazione dell’escatologia persino nella liturgia?”.

Già, come è stato possibile? Vuoi vedere che il problema è proprio questo?

  1. nullo
    21 marzo, 2007 alle 9:09

    ti riporto una battuta carina del candidato centrista alla presidenziali francesi, beayou o come si spella lui:

    i’m a reconstructionist

    🙂

  2. rob
    21 marzo, 2007 alle 9:15

    So am I! Thanks.

  3. ruus
    30 marzo, 2007 alle 16:25

    a me sinceramente sfugge come possa essere condierato antropologo un signore che non ha fatto fieldwork. la sua antropologia filosofica è una pappaccia terrificante e vecchia di 100 anni, e cosi tanto per dire strutturalismo e postmodernismo sono due tendenze inconciliabili, non puo esserci nulla di strutturalista e postmodernista. mon dieu.

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