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Chi ha distrutto la scuola

Avrò sbagliato, e se è così ne faccio pubblica ammenda, ma ho sempre pensato che parlare o scrivere della e sulla scuola sia una perdita di tempo. Tuttavia, se ho sbagliato, non è stato per difetto ma per eccesso di importanza attribuita al problema, cioè non perché io ritenga che si tratti di un argomento secondario: al contrario, penso che la scuola sia troppo importante e centrale per mettersi a discuterne nel clima di “tutti a casa” che si respira, nell’incapacità generale di cogliere i nodi essenziali del problema, anche in considerazione del fatto che ben pochi sembrano avere qualche idea decente su ciò che possa o debba essere ritenuto veramente importante e centrale. Senza fondamenta non si costruisce nulla, e se non si capisce che, soprattutto nel caso specifico, quello dei fondamenti è appunto il problema, tanto vale non affrontare neppure la questione.

Oggi, però, mi sembra che le “condizioni ambientali” stiano cambiando, che da più parti si stia cominciando ad avvertire quanto meno l’urgenza di un redde rationem, il che, nei miei auspici, nel mio wishful thinking, significa una cosa sola: che si faccia finalmente giustizia di una montagna di sciocchezze che sono state dette, scritte e, soprattutto, pensate sul sistema formativo. Ma qui siamo probabilmente già nel regno dell’utopia, e dunque rimetto i piedi per terra e mi accontento di qualche piccolo passo che, grazie soprattutto—è proprio il caso di dirlo—agli episodi di cui si sono occupate le cronache n questi ultimi tempi, si sta tentando di fare, di qualche spiraglio di luce che si comincia a intravedere dietro la spessa coltre di nebbia che avvolge tutta la materia.

Oggi, su Avvenire, un’intervista a Paola Mastrocola mi solleva dalla fatica di tirar fuori dal mio sacco qualche palata di farina, dal momento che sottoscrivo ampiamente l’impostazione generale della scrittrice-insegnante e quasi tutte le argomentazioni di cui il suo ragionamento si sostanzia. Il quasi si riferisce al rifiuto della Mastrocola di attribuire una reale rilevanza proprio a quegli episodi di cronaca che a me sembrano in qualche modo “provvidenziali.” Ma queste sono quisquilie rispetto a tutto il resto.

In breve, la Mastrocola difende la scuola e addebita la responsabilità dello stato di profondo disagio in cui versa questa importantissima istituzione alla crisi della famiglia, della politica e della televisione, o meglio dell’arte in generale, che “deve migliorare le persone, non peggiorarle e per questo ha una grande responsabilità.” Il risultato è che la scuola non può più fare affidamento su principi condivisi—sgretolati dalle crisi su indicate—e si trova ad avere paradossalmente tutti contro, a cominciare dai genitori.

Sono concetti piuttosto elementari, ma non bisogna farsi ingannare dall’apparente semplicità e genericità del ragionamento, perché i fattori di crisi indicati sono al contrario “precisi” e circoscritti. Attengono, appunto, a quei “fondamenti” cui accennavo prima. Prescindere da queste zone d’ombra della realtà in cui viviamo, a mio avviso, allontana qualsiasi possibilità di affrontare il problema per il verso giusto, senza girare intorno alle questioni e senza ingannare l’opinione pubblica. Riporto qui di seguito alcuni stralci dell’intervista.

La scuola è l’istituzione meno colpevole

«Credo che sia profondamente ingiusto dare tutta la colpa alla scuola rispetto a un degrado raccontato dai giornali solo nelle punte più sensazionali. Diciamocelo, una volta per tutte: se c’è una istituzione che è meno colpevole di altre, è proprio la scuola, perché è l’unica che cerca ancora di contrapporsi al degrado di valori che viene dal mondo esterno. La scuola cerca ancora di intervenire sulle questioni affettive, in qualche modo istituisce un’idea di disciplina e di onesta autorità e autorevolezza a cui in altri settori costantemente si abdica».

I veri colpevoli

«Mi irrita sentire frasi generiche come “È colpa della società”. Non è possibile rimanere sempre in questo ambito dell’astratto. La società si declina in istituzioni e ce ne sono alcune che sono veramente fallite, creando un mondo di adulti che si riflette negativamente sul pensiero e sulla crescita dei ragazzi. […] Io direi che sono in profonda crisi la famiglia, la politica e la televisione. Vedo genitori che sembrano ignorare che l’impegno educativo è oneroso e richiede tempo, fatica, sforzi. […] La politica non è da meno: è diventata cialtrona, irresponsabile, volgare, in balia di scandali, tra intercettazioni e leggi come quella dell’indulto che fanno perdere credibilità. Non abbiamo messaggi esemplari, oggi, dal mondo dei politici, dove trionfano privilegi e arroganza. Non c’è più il senso della serietà e della responsabilità. Infine indicherei il mondo dell’arte e dello spettacolo: la televisione, il cinema, i libri. Quando mi è capitato di vedere spezzoni dal Grande fratello non riuscivo a credere ai miei occhi. Da che parte si va, se non verso il nulla, tra le pupe e i secchioni e gli amici della De Filippi? […] La televisione è un esempio, ma il problema va allargato al mondo dell’arte che non veicola più messaggi alternativi, positivi ed esemplari. L’arte deve migliorare le persone, non peggiorarle e per questo ha una grande responsabilità».

Non c’è nessun progetto di ricostruzione della montagna

«[N]on c’è più nessuno che chiede di avere una meta, un obiettivo di crescita personale. I ragazzi sono lasciati liberi a se stessi, affinché non disturbino la quiete edonistica familiare. Il problema di noi insegnanti è che non sappiamo più che cosa insegnare e se pretendere lo studio o no. Le innovazioni proposte dai vari ministri che si sono succeduti in questi anni rischiano di lasciare la scuola in un cumulo di macerie. Non c’è nessun progetto di ricostruzione della montagna. Ognuno deve trovare la sua strada, inventarsi la propria didattica. Oggi si vuole una scuola personalizzata sull’allievo. L’istituzione invece per poter crescere e poter continuare ad avere credibilità deve reggersi su principi condivisi. Saltato il sistema della condivisione, con la crisi delle istituzioni, la scuola brancola nel buio e deve affidarsi alla buona volontà e del buon senso dei professori. Oggi la scuola ha tutti contro, i genitori per primi, che non vogliono che il figlio impari a studiare ma sia solamente promosso; alla fine vincono loro, perché nella scuola di massa l’utenza ha sempre ragione. Non è ammissibile. La scuola deve sapere dove andare».

  1. gabbianourlante
    28 marzo, 2007 alle 6:19

    Magari non aver lasciato che la scuola finisse nelle mani di un imperante classe insegnante cresciuta a sessantottismo e manifestazioni, avrebbe aiutato… chi è causa del suo mal…
    ciao

  2. rob
    28 marzo, 2007 alle 6:35

    Una questione generazionale. Tutta la “classe dirigente” di questo Paese (senza distinzioni significative tra cdx e csx) ha qualcosa a che fare col ’68 e dintorni. La scuola è come tutto il resto della società italana. L’orientamento tuttora sinistrorso è legato soprattutto ad altri fattori, primo fra tutti il fatto che, a qanto sembra, a buona parte del Paese non interessa né la scuola né la cultura.

  3. Farfintadiesseresani
    28 marzo, 2007 alle 8:30

    Mah, ti dirò: a me la Mastrocola non convince e non da oggi. Se riesco ad avere un po’ di tempo magari ti linko e scrivo più dettagliatamente quello che penso.

  4. rob
    28 marzo, 2007 alle 9:06

    Bene, sarà (sarebbe) interessante. Neanche io, in generale, prendo come Vangelo la Mastrocola, ma mi sembra che stavolta abbia centrato il punto. E del resto, come dicevo nel post, a me sembra che quel tipo di argomentazioni siano valide proprio perché scoprono, finalmente, l’acqua calda.

  5. Stefano C
    22 aprile, 2011 alle 16:55

    Dato che ho capito che ti occupi (o ti sei occupato) di scuola, e dato che sei più o meno di orientamento centro-destra, vorrei sollecitarti a scrivere un post sulle esternazioni di Berlusconi sui “valori contrari alla famiglia” che la scuola pubblica impartirebbe.

    E’ chiaro che sottintendesse qualcosa, che il suo elettorato ha capito, ma a me sfugge completamente. Se fossimo in USA, una frase simile probabilmente alluderebbe all’insegnamento della teoria dell’evoluzione, o a corsi di educazione sessuale.

    Da noi, educazione sessuale a scuola non se ne fa, e la Chiesa Cattolica non è particolarmente ostile a riconoscere l’evoluzione (attribuita non ad una meccanicistica selezione naturale, ma ad una guida sovrannaturale). Inoltre, da noi l’insegnamento della religione è previsto nel programma.

    Mi capita talvolta di ascoltare discorsi fatti da docenti e dirigenti a vari eventi della scuola cui vanno i miei figli, e li confronto con le posizioni della gerarchia cattolica a proposito dell’educazione, e non mi sembra di identificare grosse discontinuità. Entrambi parlano di responsabilità. accoglienza, tolleranza, crescita.

    Anche la polemica sulla presenza del crocefisso nelle aule non mi pare abbia coinvolto se non alcuni genitori laicisti. Non ricordo che gli insegnanti, i presidi o le loro associazioni abbiano preso posizioni troppo forti in proposito.

    Quindi mi resta il dubbio: a cosa alludeva il presidente del consiglio ??

  6. 23 aprile, 2011 alle 22:45

    @ Stefano C:

    Un commento a un post di 4 anni prima? Ok, vuol dire che che nulla va perduto di ciò che staziona in rete! Guarda, di quel che dice e pensa S.B. da un po’ mi interesso molto relativamente. In questo caso, poi, trattasi di propaganda a buon mercato, come anche tu molto probabilmente sai, per cui mi interessa ancor meno. Certo, qualcosa di vero in quelle accuse c’è, ma la situazione non è così grave. Una maggioranza dei docenti di materie letterarie è sicuramente di sinistra, e a sua volta la maggioranza di di quella maggioranza è probabilmente costituita di atei, o almeno non praticanti, la magior parte dei quali, tuttavia, non sono “laicisti.” O almeno questo consta a me, in base alla mia esperienza di professore di scuola media superiore.

    In fatto di famiglia, certo, i messaggi non sono in linea con quelli della chiesa, ma a ciò concorrono anche cattolici “tiepidi” o vagamente intellettualoidi, cioè succubi dello Zeitgeist. E certamente S.B. non ha nulla da insegnare ad alcuno, se non in male…

    La scuola pubblica ha molti difetti, ma certamente gli insegnanti, in generale, sono i meno colpevoli di tutti, anzi sono, insieme agli alunni, le vittime predestinate. Molto più colpevoli sono, in via gerarchica, governi e ministri della P.I., direttori generali e alti funzionari del ministero P.I., Presidi (o “dirigenti scolastici,” come ora si fanno chiamare) e, non dimentichiamolo, “pedagogisti” e in generale studiosi ed esperti del settore (hanno fatto più male loro in un trentennio di tutti i cattivi insegnanti nella storia universale dell’istruzione).

    Quanto alla scuola privata, meglio stendere un velo pietoso: Io sono un allievo dei Padri Scolopi, ma quelli sono una cosa seria (o almeno lo erano), con una tradizione plurisecolare nell’insegnamento. Nella mia città le scuole gestite da religiosi (non parlo neanche di quelle gestite da altri “privati”) sono una cosa penosa: rispetto a un Liceo pubblico, quello “dei preti” è una cosa risibile sotto molti punti di vista. Mille volte meglio la scuola pubblica, con tutti i suoi limiti. E questo grazie ai professori che ci lavorano, con tutti i loro limiti (anche loro).

    Di cosa parli Berlusconi, a questo punto, credo interessi poco a chiunque abbia capito il livello del dibattito politico: si parla solo per prendere qualche voto in più, senza alcun riferimento alla realtà effettuale…. Il degrado della scuola, comunque, è colpa della classe dirigente di questo paese, tutta quanta, dagli industriali ai politici (di tutti i colori, naturalmente), ai sindacati, ai giornalisti, agli intellettuali. Naturalmente anche le famiglie hanno le loro responsabilità, così come quella componente di insegnanti impreparati e/o lavativi e/o troppo ideologizzati (ma con poca cultura, of course) di cui l’istituzione non ha nessuna voglia (o coraggio) di liberarsi, perché costerebbe troppa fatica e molta impopolarità.

    Di fronte a questa situazione al genitore non resta che scegliere MOLTO accuratamente la scuola dei figli: basta informarsi (e sperare di essere anche fortunati). Ci sono ancora Licei che riescono a sopravvivere al diluvio, ma appunto bisogna sapere quali sono e dove sono: Un criterio empirico e terra-terra? Non quelli dove la vita è troppo facile …😉

  7. Stefano
    30 aprile, 2011 alle 7:57

    > Un commento a un post di 4 anni prima?
    Volendo parlare di scuola, ho pensato fosse opportuno farlo nel contesto di un post che parlasse di scuola. Non è colpa mia se l’ultimo post così taggato è di 4 anni fa.😉

    Immagino che la difesa della scuola privata sia uno di quelli argomenti che stimolano nell’elettorato di destra un riflesso condizionato di approvazione, indipendentemente dal merito. Un po’ come, a sinistra, la “difesa del lavoro”, invocando la quale si riesce a giustificare qualunque politica (più o meno sprecona).

    Quanto alla scelta della scuola, è un argomento che mi toccherà affrontare a breve personalmente, dato che ho figli nella scuola media. Purtroppo temo non sarà
    la qualità degli insegnanti, per non parlare del loro orientamento ideologico, il fattore decisivo, ma piuttosto la qualità degli altri studenti. Mi interesserà
    sapere quanto fra loro sia diffuso il bullismo, se non la delinquenza tout court, e quanto comune il consumo di alcol e droghe. E non credo che neppure in questo aspetto la scuola privata dia molte garanzie.

    Per quanto riguarda il sostegno alla scuola privata, a me piace il sistema svedese: lo Stato dà ad ogni studente un buono, che vale per l’iscrizione ad ogni scuola, sia pubblica che privata. Ogni scuola è tenuta a non discriminare fra gli studenti che richiedono iscrizione (se gli iscritti superano i posti si fa una lotteria), e soprattutto non po’ imporre ulteriori oneri alle famiglie.

  8. 30 aprile, 2011 alle 13:40

    Se hai figli accettabilmente studiosi e dotati (non occorre che siano “secchioni” o “geni”) punta sui licei ad indirizzo tradizionale (liceo classico e scientifico). Il livello degli alunni è decisamente buono e il bullismo non esiste, e quanto alla droga è difficile che alunni impegnati seriamente nello studio si concedano a certi passatempi, mente laddove non si fa niente dalla mattina alla sera e in classe si va solo per fare casino tutto diventa possibile. Per quanto riguarda il buono-scuola era una proposta avanzata da Claudio Martelli alcuni lustri or sono. Non è male, ma taglia l’erba sotto i piedi alla scuola pubblica, perché ci sono tanti genitori che credono veramente che nella scuola privata si studi di più e meglio. Ma quando i tre quarti del corpo docente delle private sono dei poveri diavoli che non sono (ancora) riusciti a entrare nella scuola pubblica e sono sotto-pagati ai limiti dell’indecenza se non dello scandalo, e in più sono sfruttati con orari supplementari di vigilanza, dopo-scuola, ecc., cosa vuoi aspettarti? Certo, per ragazzi veramente problematici quella può essere la soluzione giusta, essendo più seguiti e controllati dal lavoro “straordinario” e sottopagato dei docenti. O almeno questo è quello che a me è dato di sapere.

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