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E Ferrara ruppe l’incantesimo

Nuova strage, stesse facce attonite, stessi commenti. Inevitabile, ma frustrante e persino insopportabile, perché, come ricorda Giuliano Ferrara sul Foglio citando Kurt Vonnegut, “dopo una strage non c’è niente di intelligente da dire.”

La citazione, invero, sarebbe un ottimo incipit per un editoriale o un post che si chiudessero un attimo dopo, con l’aggiunta soltanto di un «quindi» seguito da poche, imbarazzate parole di commiato. Ferrara, però, ha scelto diversamente, e così mi regolerò anch’io, anche se con motivazioni diverse. Quella del direttore del Foglio è che “qualcosa di intelligente forse era stato detto prima.” Da Cormack McCarthy, vincitore del Pulitzer per il suo romanzo sull’Apocalisse, The Road,

racconto minerale, d’alluminio e scarti di mondo, viaggio di redenzione di un padre e di un figlio verso l’oceano dell’ovest, contro il cielo grigio di cenere, tra i resti dell’umanità e della sua merce, quando tutto era ormai finito e il nulla si era rivelato perché nell’amore paterno si conoscesse, forse, il nome di Dio o l’immagine vera dell’uomo.

“Vogliamo lasciarci sfiorare dal dubbio?”—domanda Giuliano Ferrara. Certo, ci mancherebbe, intanto però registriamo che il direttore si è sbilanciato non poco, essendosi fatto saldamente afferrare da quel “dubbio apocalittico” dal quale invita i lettori a lasciarsi appena sfiorare. Ci vuole coraggio e faccia tosta di questi tempi. Significa mettersi contro un po’ tutti, forse pure i preti, i monaci e le suore, o almeno buona parte di costoro, dal momento che ben di rado risuona nelle chiese e nei chiostri l’invito a “prepararsi” all’Evento. E pensare che i primi cristiani pensavano fosse molto, molto imminente. Poi, con lo scorrere dei secoli si è realizzato che avevamo ancora tempo …, e si è finito col considerare la cosa talmente remota da rendere perfino imbarazzante qualsiasi riferimento esplicito che non fosse, per così dire, puramente teorico. Per sublime ironia della sorte, a rompere l’incantesimo è un ateo dichiarato, ancorché «devoto».

Già martedì sera, a Otto e mezzo, in una puntata catastrofica quanto alla scelta degli ospiti—del tutto inadeguata alle intenzioni del conduttore—, Ferrara aveva posto la questione, ma nessuno ha raccolto il guanto. Anche perché, forse, la provocazione è stata un po’ improvvisata e (quindi) maldestra. Il fatto è che ‘sti atei, per quanto volenterosi, non hanno esperienza di certe cose, non hanno, diciamo, il tatto e la … prudenza che ci vorrebbe. Oh che ti pare che tu puoi parlare del diavolaccio come niente? E come la mettiamo con tutte le confraternite e le obbedienze che ci sono, filosofiche o materialone che siano, che come metti fuori il naso ti passano per le armi—metaforicamente parlando—e ti trascinano sulla pubblica piazza come un reprobo, un malato di mente o peggio?

Per sua fortuna il direttore ha pensato bene di affidarsi anche “alla competenza postuma e asettica del professore di sociologia e criminologia,” che nel caso specifico è James Alan Fox, autore di The Will to Kill, che sul Los Angeles Times ha usato argomentazioni ben più ortodosse:

Dice che sono dei frustrati, quelli che uccidono “senza senso”; aggiunge che sono dei piagnoni, che attribuiscono agli altri i loro fallimenti; che non hanno sostegno emozionale da famiglia e amici; che si imbattono in un avvenimento personale da loro giudicato catastrofico; infine, si dotano con facilità di armi letali. C’è meno compassione in America, è la sua diagnosi per un moltiplicarsi fatale delle stragi senza senso negli ultimi trent’anni, e troppa competizione tra gli umani. Troppi divorzi e poca frequentazione delle chiese, nell’eclissi della comunità tradizionale, insomma un feroce e atroce isolamento che è il prezzo da pagare alla società aperta. Ma il punto vero è in questa domanda del professor Fox, e nella sua risposta disperatamente e politicamente corretta: vero, dice il prof., negli ultimi ventisei anni il numero delle stragi prive di significato è aumentato come mai prima nella storia dei millenni, ma forse possiamo pensare che l’umanità è diventata più cattiva, che gli uomini sono assetati di sangue come mai prima d’ora? Of course not, è la risposta, naturalmente no.

Chiaramente, però, Ferrara non è d’accordo (io, invece, lo sono abbastanza):

Obiezione: perché no? Non guardate la cattiveria, che c’è sempre stata, guardate il suo essere meaningless, senza senso.

Ora, a me l’obiezione sembra deboluccia: una cattiveria senza senso? Ma è un ossimoro! O è cattiveria o è senza senso, se è l’una cosa non può essere l’altra. Se è meaningless è pazzia e basta, nel caso specifico la follia dei piagnoni di cui parla il professore, se invece un senso ce l’ha, allora è qualcos’altro, è il Male. Anche se indubbiamente tra le due fattispecie c’è una certa contiguità: chi uccide per avidità non è «un pazzo», ma è sicuramente «uno stolto», cioè un pazzo la cui cura non spetta alla Psichiatria, bensì alla Saggezza, cioè alle religioni, alle fedi, al misticismo. Le azioni possono, cioè, apparire sensate ma non esserlo veramente (=secondo Verità). Questione di punti di vista. Con la stessa logica, però, bisogna riconoscere che anche una cattiveria senza senso può avere un senso: ciò che può sembrare folle può essere in realtà semplicemente malvagio (cioè folle, ma in quell’altro senso), e dunque opera del Maligno. Nel caso di Cho Seung Hui di cosa si trattava? Vai a saperlo!

Ma Ferrara si riscatta alla grande con la chiusa dell’editoriale:

E domandatevi se questa eclissi dei significati non sia il tratto caratteristico della più moderna tra le società umane, quella società americana che produce con sempre maggiore regolarità sparatorie e racconti apocalittici, dolori e lutti collettivi, frustrazione e ricerca.

E’ la prima volta, se non sbaglio, che il direttore del Foglio fa una “bassa insinuazione” sull’America, sul suo «tratto caratteristico». Non potrei essere più d’accordo. Questa eclissi dei significati è esattamente la ragione per la quale, come mi è già capitato di scrivere, a giudicare dai risultati, non credo che la religione della Right Nation sia poi tanto migliore della nostra. Perché il «senso» non difetta soltanto nella testa di quelli come Cho Seung Hui: solo un’intera società (o civiltà) può produrre simili mostri. E l’America, la Bella, l’Amata, può avere mille ragioni e innumerevoli meriti, ma non è il Bene. Anch’essa ha bisogno di essere redenta, più o meno come la vecchia e disillusa Europa. Con la differenza che il fattore età rende le cose un po’ meno complicate a loro e un po’ di più a noi. Ma di questi tempi non è il caso di coltivare insane rivalità. Con gli eventi che secondo alcuni si preparano, poi, sarebbe proprio il caso di unire le forze, di fare, se mi si passa l’espressione, un bagno di umiltà transcontinentale …

  1. perdukistan
    19 aprile, 2007 alle 11:59

    posto che a tutti deve essere data la possibilità di redimersi, chi ha sventolato la bandiera rossa vive di apologie strumentali…

    http://perdukistan.blogspot.com/2007/04/muoio-come-ges-religione-cattiva.html

  2. ernie
    20 aprile, 2007 alle 9:10

    Bush, commento a caldo dopo la strage: “Ribadisco la libertà di portare armi, cosa però che va vietata nelle scuole”.
    Quello da Ferrara, balbettante, pelato, del Manifesto, di cui non voglio nemmeno ripetere il nome, commento a freddo: “Ora io mi chiedo se una strage del genere l’avesse fatta un islamico, cosa saremmo qui a dire…”.
    Al pelato ha replicato Ferrara: “Che c… sta dicendo scusi? Se uno impazzisce o se uno ha la volontà di fare un attentato, insomma, via, non scherzi, non è la stessa cosa..”.
    Al pelato ha risposto Ferrara. Io non gli avrei risposto, l’avrei espulso dallo studio per “manifesta” imbecillità. Quello non è nemmeno un comunista in malafede. E’ un cretino. Punto.
    Ma Bush? Ma Bush? Azz … siamo messi malissimo.
    Buonadomenica.

  3. rob
    20 aprile, 2007 alle 17:13

    “Il pelato” fa solo il suo mestiere di comunista …, ma altre volte ha dato contributi apprezzabili. In questo caso, effettivamente, non è stato all’altezza, ma anche gli altri ospiti non hanno certo brillato.

    Quanto a Bush, il fatto è che mettersi contro quelli del “National Rifle Association” è dura per tutti in America, se uno poi è pure repubblicano le cose si complicano per davvero. Però, però, io on credo che il punto sia armi sì o armi no …

  4. rob
    20 aprile, 2007 alle 17:15

    Perdukistan, non sono sicuro di aver capito bene, ma se ho capito non condivido.

  5. Anonymous
    21 aprile, 2007 alle 12:44

    «Grazie a voi muoio come Gesù Cristo, per salvare le persone più deboli . Quando è arrivato il tempo di farlo, l’ho fatto. (…) Immaginate cosa prova chi si sente umiliato e messo su una croce? Le vostre Mercedes non erano abbastanza? I vostri gioielli non erano sufficienti? I vostri depositi bancari? La vostra vodka e il vostro cognac non bastavano? Non bastavano per riempire il vostro bisogno di edonismo? Avevate tutto»

    Ehi! una notizia per Ernie: il periodo qui sopra non l’ha scritto Gabriele Polo. Vedo che sfugge a molti questa parte del video testamento dello stragista.
    Rolli

  6. rob
    22 aprile, 2007 alle 12:37

    Rolli, so dove vuoi andare a parare, ma ti do atto che il tutto è inquietante. Guarda, però, che le parole del folle sono tragicamente normali sia dal punto di vista psichiatrico sia da quell’altro (diciamo “teologico”). E in ogni caso l’«eclissi dei significati», in sé e per sé, non è meno preoccupante del fatto che Cho Seung Hui se ne sia fatto un alibi. Il problema, nelle nostre società, esiste eccome, ed io francamente non riesco a capire come si possa non esserne turbati. Giuliano Ferrara, a mio modestissimo avviso, sta facendo qualcosa di veramente importante e unico. Da vero laico quale egli è, non si fa catturare dal mainstream che tende a spiegare tutto con vecchi schemi interpretativi. Tenta di andar oltre, e naturalmente paga lo scotto dell’impopolarità.

    Infine, guarda che il pelato cui si riferiva Ernie non è Gabriele Polo, (incolpevole, almeno stavolta) direttore del manifesto, bensì Marco D’Eramo, corrispondente dagli Stati Uniti per quello stesso giornale, protagonista di una puntata di Otto e mezzo piuttosto deludente. Ciao.

  7. Anonymous
    22 aprile, 2007 alle 14:14

    Sulla confusione dei pelati mi scuso, avevo seguito Polo sull’argomento evidentemente a Matrix.
    Il giudizio però non cambia, anche se il commento è uscito da Marco D’eramo.
    L’avesse fatta un islamico, una strage così, ci sarebbe stato lo stesso pudore nelle citazioni? A mio parere no, e non mi pare di poter essere identificata come una filoterroristiislamici, no?
    Poi, Rob, sinceramente non voglio andare a parare da nessuna parte, ma mi rifiuto di non chiamare le cose con il loro nome. Ferrara, a mio modestissimo parere, non ha alcun coraggio, proprio perchè dà nome ai fatti solo a senso unico e non è certo questa la vera fatica, il vero coraggio, la vera impopolarità.
    Certo, per fortuna noi cristiani abbiamo il vantaggio del cammino di civiltà avanzato, per cui per un Cho Seung Hui nostro ce ne sono 1000 islamici, ma questo non mi consola e, soprattutto, non mi fa abbassare la guardia.
    I primati si fa presto a perderli e non farò finta di non vedere con l’alibi della guerra di civiltà.
    Detto in parole povere e velocemente, ovviamente, ma certa che se ne possa comprendere il senso complessivo

  8. Anonymous
    22 aprile, 2007 alle 14:19

    Ero io, ovviamente.
    Rolli

  9. rob
    22 aprile, 2007 alle 17:31

    Rolli, se fosse stato un islamico … probabilmente non si sarebbe trattato di un pazzo, quanto meno di un pazzo psichiatrico–come sembra si debba considerare l’autore della strage. Mi pare una differenza non da poco, onestamente. In secondo luogo c’è quello che tu stessa dici, e cioè che “per fortuna noi cristiani abbiamo il vantaggio del cammino di civiltà avanzato, per cui per un Cho Seung Hui nostro ce ne sono 1000 islamici.” La cosa non ti consolerà, ed hai ragione, ma la quantità diventa, a un certo punto, qualità.

    Comunque, io sarei contro qualsiasi fondamentalismo. Il fatto è, però, che io il fondamentalismo lo vedo solo tra gli islamici, anzi, tra una minoranza di questi ultimi.

    Su Ferrara, io, sinceramente, non capisco come tu possa dire che “dà nome ai fatti solo a senso unico.” Ma come? Ha fatto le pulci all’America! Per un filo-americano a 24 carati non mi sembra una cosa da poco. Inoltre, ammetterai che andare a imbarcarsi in discorsi apocalittici è una faccenda un po’ spinosa. Guarda quanti vescovi e preti hanno il coraggio di dire chiaro e tondo che, forse, il mondo sta andando diritto verso l’Armagheddon! Solo qualche predicatore della Bible Belt si azzarda a fare altrettanto. E non è che il trovarsi in siffatta compagnia sia il massimo dell’equilibrio e della sobrietà intellettuale. Non so se mi spieg …

  10. Anonymous
    22 aprile, 2007 alle 19:22

    Ecco appunto, su Ferrara il giudizio me lo confermi tu.
    Sul fanatismo sai bene che non ho nessuna remora a rintracciarlo in modo pressochè esclusivo negli islamici, ma non è che mi sia inventata io i paranoici fuori dalle cliniche che ammazzavano i medici abortisti, ad esempio, o i Cho Seung Hui che fanno stragi in nome di Gesù. Vogliamo far finta che non ci siano e gli diamo di “matti” come ha fatto il governo turco con l’assassino di Santoro? Guarda che dopo di lui siamo arrivati ai tre torturati e sgozzati perchè stampavano la Bibbia, e non vedo per quale elaborato ragionamento il rischio che si corre con i fondamentalismi di “casa nostra” non sia lo stesso.
    Tenerlo presente e non far cadere l’attenzione è un dovere, e non significa sminuire la catastrofe del fondamentalismo islamico
    L’ho già detto che i primati si fanno presto a perdere

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