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Tremonti e i valori

Ne avevo già accennato in questo post, riprendendo un editoriale del Foglio che a sua volta ne parlava. Parlo della “lezione sulla politica” tenuta il 14 luglio a Padova da Giulio Tremonti, nella sede della Scuola giovanile estiva di FI. Ieri l’altro, sullo stesso quotidiano, è stata pubblicata la trascrizione integrale della lezione ed oggi riesco a fare anch’io la mia parte di amanuense, ripubblicando il tutto nella dépendance di WRH.

Come dicevo l’altra volta, l’approccio mi sembra interessante. Anche se è soltanto un abbozzo di ragionamento sui massimi sistemi. Non è un’esperienza del tutto insignificante sentir pronunciare da Tremonti frasi come questa:

Non i valori dei banchieri centrali, ma i valori dei nostri padri spirituali.

Oppure come queste:

Non è la fine del mercato. Ma è la fine dell’idea che il mercato possa essere la matrice totalizzante esistenziale, la base di un nuovo materialismo storico. Il mercato è una parte, non è il tutto.

La nuova partita è iniziata in Europa con il dibattito sulle radici giudaico-cristiane: se inserirle – o no – nella nuova bozza costituzionale europea. La prima, e in qualche modo superficiale o parziale, interpretazione ha trattato questa partita come una partita tra Parigi e Roma. Tra Parigi, luogo tutelare dei “lumi”, e Roma, centro storico e spirituale. L’interpretazione più vasta e più profonda pare invece essere un’altra: non una partita tra Parigi e Roma, ma tra Londra e Roma. Al fondo, la lotta tra due visioni della società. Londra come base di irradiazione di una visione della società che, banalizzandosi nei consumi e di riflesso nei costumi, si identifica ed appiattisce sull’economia (l’idea dell’Europa-mercato).

[Leggi il resto]

Penso che Tremonti—che sembra essersi impegnato per prodursi in questa performance—meriti tutta l’attenzione di chi cerca di capire dove stiamo andando, o meglio dove sarebbe meglio andare a parare, e perché, in che modo e con chi. Il resto è cronaca. A risentirci tra qualche giorno.

  1. Anonymous
    22 luglio, 2007 alle 10:09

    La cosa triste è che si spaccino per novità idee e ricette vecchie di quasi 40 anni. Si chiama neoconservatorismo.
    E, a dir il vero, non gode di ottima salute.

    Return

  2. Ephrem
    24 luglio, 2007 alle 8:00

    Return chiamalo come vuoi, ma il pensiero di Tremonti, oggi, è molto più moderno e attuale di quello di tutta la schiera di intellos di sinistra messa assieme, per un motivo semplicissimo: è chiaro e comprensibile e non “ciurla” nel manico…

    Wind anch’io ho scritto qualcosa su questo tema e ho linkato il testo della tua dépendance.🙂

  3. Anonymous
    24 luglio, 2007 alle 11:52

    Fino all’altroieri l’antistatalismo aveva esattamente i caratteri del ‘mercatismo’ e del ‘consumismo’. E’ da sbellicarsi pensare che Tremonti sia un esponente del partito di Berlusconi, l’uomo che più di ogni altro ha diffuso in italia quella cultura edonista e consumista che adesso il buon Giulio trova tanto disdicevole.
    Un discorso neoconservatore che avrebbe potuto pronnunciare un americano nel 1970 – e questa sarebbe la Nuova Destra? Complimenti, voi sì che guardate avanti. Ci sono diverse banalità e un certo numero di scorrettezze retoriche, nella Lectio: in particolare si cerca di accreditare l’idea che il liberalismo progressista sia al capolinea dopo due secoli di cavalcata trionfale. Tremonti sa benissimo che timori e tremori simili a quelli odierni presero piede in Europa i primi decenni del XX secolo. Consiglio di dare una scorsa alla pubblicistica di allora, ai rimedi ‘tradizionali’ allo sconquasso della tecnica; alla nostalgia dell’autorità contro gli eccessi della democrazia; al bisogno di verità contro l’opinione. Come andò a finire lo sappiamo. Ma nel dicorso di Tremonti non ce n’è traccia, guardacaso. Né è spiegato come la Verità, unica e oggettiva, sia conciliabile con la democrazia, pardon, la dittatura del relativismo.

    PS
    qualcuno sa spiegarmi come si concreta questa dittatura del ralativismo?

    Return

  4. mauro
    24 luglio, 2007 alle 12:29

    Molto interessante. Speriamo sia il futuro del centrodestra.

    Autorità
    Responsabilità
    Valore
    Identità
    Ordine (Legge & Ordine)

    il fatto che siano parole “vecchie” non significa che siano da buttare.
    Il “vietato vietare” del ’68 abbiamo visto che danni fa.

    Anche “democrazia” o “libertà” sono parole vecchie, ma non credo che Return se ne voglia privare.😉

    Comunque invece di “neoconservatorismo” (spesso usato a sproposito) forse è più appropriato il termine “paleolibertarismo”, coniato negli anni Novanta da Llewellyn H. Rockwell jr: «Noi dobbiamo disfarci dell’impalcatura culturale difettosa del libertarismo. Io suggerisco di chiamare questo sostituto, con i suoi principi etici e culturali, “paleolibertarismo”, cioè vecchio libertarismo. Io uso il termine nello stesso modo in cui i conservatori usano il termine “paleoconservatorismo”: non come un nuovo credo, ma come un recupero delle proprie radici, in modo da distinguersi dai neoconservatori. Noi non abbiamo un equivalente dei neoconservatori, ma è opportuno e urgente distinguere il libertarismo dal libertinismo»

    Vedi: Passaggioalbosco

  5. mauro
    24 luglio, 2007 alle 12:41

    In quanto a conciliare Verità e democrazia, leggere il post di WindRose del 12 luglio:
    Etica, politica e diritto

  6. Anonymous
    24 luglio, 2007 alle 13:35

    Caro Mauro, certo che non me ne voglio privare, ma mi guardo bene dallo spacciarle per nuovi e portentosi ritrovati.
    Attendo fiducioso di sapere in cosa il paleolibertarismo si distinguerebbe dall’altrettanto paleo fascismo (Dio Patria Famiglia, ricordi?).
    Più in dettaglio, viste le premesse ideologiche, come dovrebbe essere possibile tracciare il limite fra libertà e liceità, libera scelta e arbitrio. Io so come risponderebbe un liberal (il principio del danno a terzi) ma voi paleo? Non è dato sapere.

    R

  7. mauro
    25 luglio, 2007 alle 8:42

    Piuttosto prevedibile: quando mancano gli argomenti si tira fuori il fantasma del fascismo.
    Per paragonare il fascismo (un regime illiberale e statalista in economia) al paleolibertarismo ce ne vuole di immaginazione.
    Ma ho l’impressione che tu non abbia letto (o capito) il post di Passaggioalbosco.

  8. Anonymous
    25 luglio, 2007 alle 9:17

    Non l’ho capito o tu hai approfittato del professor tremonti per pubblicizzare un libercolo su una microscopica polemicuzza interna ai libertari americani?

    Tremonti auspica più stato, non meno, come scrive lui stesso facendo anche degli esempi, quindi vedi che quello senza argomenti, fuori tema e fuori posto sei tu.

    Return

  9. Ephrem
    25 luglio, 2007 alle 10:17

    Tremonti auspica uno Stato presente in modo diverso, non più stato.

  10. Anonymous
    25 luglio, 2007 alle 10:57

    ephrem
    più stato, rispetto sia ai paleolibertari citati da mauro, sia alle politiche ‘mercatiste’ che egli attribuisce alla sinistra.

    Return

  11. ernie
    27 luglio, 2007 alle 9:05

    Un saluto. Guarda cosa ho ritrovato … un capolavoro!😉

  12. Anonymous
    31 luglio, 2007 alle 14:58

    “Piuttosto, gli italiani – i deboli, gli anziani, gli italiani che vivono in ottomila Comuni sparsi sul territorio – hanno bisogno di un diverso disegno del Welfare State. Non i cittadini che vanno nelle strutture pubbliche. Ma le “Poste italiane” che vanno a casa loro, portando l’infermiere, prendendo le prenotazioni per evitare le code agli anziani, portando le medicine, etc. Le nostre Poste, con più di 14.000 uffici, più di 50.000 veicoli, più di 150.000 addetti, possono farlo.”

    mi è bastata questa perla per rinunciare a finire la lettura.

  13. rob
    31 luglio, 2007 alle 17:55

    Grazie a tutti per i vostri commenti. Sono appena tornato e ho letto tutto di gran carriera, un po’ troppo, magari, ma quanto basta per affermare che … è stato un bel dibattito. A presto.

  14. mauro
    9 agosto, 2007 alle 11:22

    “Market if possible, government if necessary”

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