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I Questuanti? Un alibi che zoppica

Tempo di recuperi. Recuperi di files sparsi sul desktop e abbandonati per sopraggiunti impegni. Giuro che ieri volevo assolutamente scrivere qualcosa sul Partito democratico. Avevo accatastato tre o quattro cose, in parte lette di gran carriera, in parte ancora da esaminare (ma certe firme sono di per sé una garanzia), quando la mia visita quotidiana al sito del Foglio mi ha inesorabilmente distolto dal pagare il mio tributo alle primarie di domenica. Poi ha dovuto cedere al “destino della necessità”—ah, come farei senza le mie citazioni (questa, assolutamente superba, è di Severino) in certi casi disperati!—anche la scoperta che ha annichilito il Pd. Ma oggi, a notte avanzata, posso finalmente riafferrare l’attimo fuggito.

Dunque, è iniziata ieri la pubblicazione di una specie di dossier in tre puntate, a firma di Stefano Di Michele, su una “casta” di cui Stella e Rizzo non si sono minimamente preoccupati di render conto nel loro libro: i Questuanti, cioè quegli elettori che vanno a rompere le scatole ai loro onorevoli per chiedere … praticamente di tutto. Valeva o non valeva la pena di scansare il tema del momento per occuparsi ancora una volta di una casta, e per giunta inedita? Secondo me sì. Di Michele, comunque, rende conto soltanto delle richieste più strampalate, che poi sono semplicemente volgari tentativi di ottenere raccomandazioni, ma di un tipo particolarmente bizzarro e “ai confini della realtà.”

Una lettura sicuramente esilarante che raccomanderei vivamente a tutti, ma soprattutto a coloro i quali, non avendo mai fatto politica attiva, non hanno idea di quel che succede intorno agli esponenti politici di qualche rilievo, né sono al corrente di certe cattive abitudini di troppi elettori (di quelle degli eletti, naturalmente, tutti sanno già quel che c’è da sapere). Per facilitare le cose a chi fosse interessato, ho riprodotto integralmente la prima puntata dell’inchiesta qui (per le prossime, magari, vedete di arrangiarvi un po’ da soli).

Buona lettura, insomma. Ma prima di congedarmi vorrei dire due o tre cose. Dunque, molto divertente, il tutto, non c’è dubbio. E soprattutto molto vero, purtroppo, ed anche un tantino umiliante (come italiano, dico). Però, sinceramente, questo tipo di “operazione culturale”—lo è, ne sono sicuro—lo trovo abbastanza patetico e, forse, anche un po’ cinico.

Se si pensa di neutralizzare il “grillismo” in questo modo si commette un grave errore. Siamo d’accordo che certe cose succedono frequentemente, che la cosiddetta “classe politica” non è peggiore di buona parte (almeno) di coloro che se la sono scelta votandola, ma additando le malefatte degli elettori non si rende un servizio alla politica, ma solo ai politici, che certamente non se lo meritano (e non ne hanno neppure bisogno, tanto nessuno è in grado di metterli complessivamente in seria difficoltà). Perché, se non credo abbia senso aspettarsi (o sognare) che i rappresentanti siano migliori dei rappresentati—un ragionamento à la Eugenio Scalari, che sottende, a mio modestissimo avviso, una certa insofferenza per il metodo democratico tout court—non penso neppure che sia un’operazione legittima riabilitare gli uni mettendo alla berlina gli altri. Alla fin fine, i rappresentanti sono pagati dai rappresentati, non viceversa (ehm, almeno non ufficialmente), e certamente la retribuzione non è finalizzata a garantire, malgoverno, incapacità, malversazioni e altre nefandezze. Non c’è soltanto un problema di rappresentanza, per così dire, “antropologica,” con cui fare i conti, c’è anche una rappresentanza politica, e mi pare che quest’ultima sia quella che dovrebbe interessarci di più.

Facciamo un esempio estremo. Immaginiamo una società composta esclusivamente da gente corrotta e incapace: chi può pensare che gli elettori sarebbero così sciocchi da voler essere rappresentati e dunque governati da manigoldi che li derubassero e li mandassero in rovina? Ma questi ultimi, si potrebbe obiettare, rispecchierebbero quella certa società! Certo, ma questo li preserverebbe forse dalla giusta ira degli elettori, i quali li hanno votati e li pagano non certo per farsi imbrogliare e condurre alla bancarotta?

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AGGIORNAMENTO 1. La seconda puntata dell’inchiesta è sul Foglio di oggi, 18 ottobre 2007.
AGGIORNAMENTO 2. La terza puntata è sul Foglio del 20 ottobre.

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