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Grazie, Cavaliere

Povero Berlusconi, abbandonato da tutti, aveva scritto ieri l’ineffabile Jena su La Stampa. Oggettivo, indubbiamente, ma soprattutto nella conclusione beffarda: “Con lui non è rimasto più nessuno, un pugno di fedelissimi e circa dieci milioni di italiani.” Il dato, infatti, al di là dei balletti, è stato sempre e soltanto questo. Fini e Casini, politici molto sottili e di lungo corso, questo dato non sembravano averlo colto, tutti presi dai riti e dai colpi di scena fasulli del teatrino della politica, e così il Cavaliere ha fornito loro, su un piatto d’argento, uno di quei coupes de théâtre nei quali di solito si appalesa la dura «realtà effettuale della cosa».

Gli stolti e petulanti “parrucconi,” insomma, non avevano capito nulla? Non direi. Capito, cioè, avevano capito, ma a modo loro, come è stato insegnato loro dall’Alta Scuola di Politica della Prima Repubblica, che hanno entrambi frequentato con profitto e dalla quale hanno imparato tutto quello che sanno fare, dire, pensare. E, attenzione, quella non era una pessima scuola, però aveva un limite: conosceva soltanto una realtà politica cristallizzata, immobile, dove il «potere di coalizione» delle forze politiche minori era fermo e saldo come una rocca di Gibilterra contro la quale erano destinati ad infrangersi tutti i calcoli dei partiti maggiori.

“Senza di noi, Berlusconi non può fare niente,” erano soliti ripetere i Fini e i Casini. Era vero, anche allora, soprattutto l’inverso, ma non avevano torto nemmeno loro, sic rebus stantibus, ma si dà il caso, appunto, che le cose siano nel frattempo cambiate: con la crisi irreversibile del bipolarismo—che era sotto gli occhi di tutti anche prima che il Cavaliere, con la svolta di ieri, ne ratificasse ufficialmente la fine—il «potere di coalizione» non ha smesso di contare, ma è destinato a contare molto meno. Sia col sistema tedesco e succedanei, sia con quello francese, che sono le due ipotesi fondamentali (il motivo, lo sappiamo, è che la “contrattazione” avviene dopo e non prima del voto, come adesso).

In più i nostri eroi hanno sottovalutato la capacità del loro alleato-avversario di sparigliare, e questo grazie al fatto che egli ha “una caratteristica forse unica nel panorama della politica italiana,” per dirla come Gian Antonio Stella (sul Corriere di oggi), cioè “il coraggio spericolato di giocarsela.” Insomma, spiega Stella,

Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e perfino Umberto Bossi, dopo l’ennesima spallata annunciata e poi fallita al Senato, sembravano avergli rubato finalmente la palla? Lui se l’è ripresa di forza, è uscito dall’area in cui pareva asserragliato e si è catapultato all’attacco con una di quelle «ripartenze» da lasciare a bocca aperta anche il «suo» Arrigo Sacchi.

Ma un errore ancora più madornale è stato quello di ignorare che, come ha notato Angelo Panebianco (ancora sul Corriere di oggi),

Berlusconi non potrebbe mai sedersi a un tavolo a discutere con Prodi ancora premier. Per la stessa ragione per cui Prodi non poteva trattare con Berlusconi quando il premier era quest’ultimo. I suoi sostenitori nel Paese non lo avrebbero accettato. Non lo accetterebbero oggi i sostenitori di Berlusconi.

Come spiegarsi un errore del genere se non alla luce di quanto si diceva pocanzi, e cioè, da una parte, la sopravvalutazione del «potere di coalizione» (fino ad una negazione piuttosto ingenerosa, oltre che miope, delle ragioni dell’alleato) e, dall’altra, la sottovalutazione del Cavaliere?

Ancora Panebianco illustra come non si dovrebbe interpretare la fase che ha preceduto la mossa di Berlusconi:

All’apparenza, il suo è stato fin qui un comportamento irrazionale. Garantendo che avrebbe fatto cadere il governo sulla Finanziaria, Berlusconi si è comportato come quel tale che entra in un casinò e si gioca l’intera posta in un colpo solo, puntando tutto sul rosso o sul nero alla roulette. Ma è davvero così? Non è possibile che anche quella iniziativa fallita fosse parte di un più generale disegno teso a mettere i suoi riottosi alleati in un vicolo cieco, obbligandoli a confrontarsi col fatto che senza di lui non possono andare da nessuna parte?
[Il corsivo è mio]

Personalmente sarei del parere che l’ipotesi di Panebianco sia piuttosto realistica, oltre che, naturalmente, molto acuta. Sarebbe allora esagerato concludere che il Cavaliere si è rivelato molto più «fine politico» dei suoi riottosi e politicissimi alleati? Altro che tentazioni plebiscitarie, come insinua Fini—che ovviamente, lui sì, è un vero democratico con tutti i crismi e le carte in regola …

Detto questo, però, siamo solo al principio. Un buon principio, in ogni caso: siamo, intanto, fuori dal bipolarismo, e questa, diciamolo, è una grande conquista—a proposito, grazie Cavaliere!—per chi non ha mai creduto che in un Paese come l’Italia le scelte potessero essere così drastiche come è giusto che siano per gente che ha il pragmatismo nel proprio dna, come gli anglo-sassoni. Ma ora inizia una fase costituente per i liberali italiani. Il nuovo partito non può deludere le attese che la svolta del Cavaliere ha suscitato.

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Categorie:interni, partiti
  1. John Christian Falkenberg
    19 novembre, 2007 alle 22:26

    I liberali dovranno ricominciare a lavorare, nel novo partito, ancora più in salita, da quanto mi par di capire: persino la retorica è un poco meno liberale che in Forza Italia; non parliamo della pratica, poi, ma quello è colpa soprattutto dei liberali stessi.
    Quel che mi preoccupa ancora di più non è il rischo che, dal punto di vista strategico, il PPl diventi un partito collettivista, una copia appena meno rossa del PD; la mia preoccupazione immediata è di tipo tattico.
    Se Berlusconi accetta una legge proporzionale pura, pur di far saltare Prodi ed andare al voto, rischierebbe di perdere anche se vincesse; perché senza la legge elettorale “giusta”, la coraggiosa scommessa di Berlusconi avrebbe un solo vincitore: Casini, inevitabile arbitro di un parlamento puramente proporzionale.
    Incrociamo, molto, le dita, anche se certi rimandi al vecchio pentapartito mi fanno gelare il sangue nelle vene.

  2. Anonymous
    20 novembre, 2007 alle 10:04

    La fine del bipolarismo mi sembra il punto essenziale, e davvero bisogna ringraziare Belusconi per questo (se non si inventava il nuovo partito, in questo modo lacerante e “drammatico”, forse ci saremmo rimasti ancora dentro per chissà quanto). Il resto, come giustamente dici, è tutto da vedere. Però quest’uomo ha dimostrato di avere davvero una marcia in più.
    Sangal

  3. La Tv della Libertà
    20 novembre, 2007 alle 10:34

    Gentile autore,

    ti comunichiamo che il tuo post, ritenuto particolarmente valido dalla nostra redazione, è segnalato nella homepage della Tv della Libertà, all’interno della sezione dedicata alla blogosfera.

    Il fine è quello di segnalare ai nostri lettori i contenuti più validi rintracciati nella blogosfera, soprattutto sugli argomenti che saranno oggetto delle nostre inchieste.

    Nel caso tu fossi contrario a questa iniziativa, ti preghiamo di segnalarcelo via e-mail a questo indirizzo chiedendo la rimozione del tuo post. Provvederemo immediatamente.

    Distinti saluti,

    La Redazione-web della Tv della Libertà.
    web@latvdellaliberta.it

  4. Anonymous
    20 novembre, 2007 alle 11:20

    Il finale sibilino del tuo post “ora inizia una fase costituente per i liberali italiani”, necessita che tu faccia al più presto un altro articolo più esplivativo.
    La cosa mi incuriosisce molto.
    Ciao
    Nicola

  5. rob
    20 novembre, 2007 alle 18:46

    JCF, ti ho risposto sul tuo blog. Ciao.

    Nicola, sono appena tornato. Chissà, può darsi che il post arrivi. Ma la frase non voleva essere sibillina: è che prioprio tutto comincia adesso per i liberali italiani.

  6. rob
    20 novembre, 2007 alle 18:48

    Ciao, Sangal, grazie. Dopo spero di fare un salto da te.

  7. nicknamemadero
    20 novembre, 2007 alle 18:52

    Mi sembra evidente che, nel popolo di centro-destra, l’uscita di Berlusconi abbia provocato due tipi di atteggiamento: uno più positivo, potenzialmente favorevole (anche se con qualche legittima criticità) ed un altro negativo e disfattista a priori, per scarsa stima del personaggio e di ciò che è stato finora Forza Italia. Io sono solidale con te, che mi sembri moderatamente speranzoso. Come gran parte, ne sono convinto, di tanta brava gente. Preferisco essere illuso ed ottimista, piuttosto che tagliarmi le gambe da solo anche essendo molto saggio e avveduto.

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