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Ma cosa vuole Fini?

L’ho già scritto, e dunque non vorrei tediare il lettore. Ma che la migliore chiave interpretativa della politica (almeno di quella italica) sia letteraria me lo dimostra talmente spesso la realtà che vado male, davvero, a non ripetermi. Falliscono gli scienziati della politica, come Giovanni Sartori, quando si improvvisano (si fingono, come dice lui) “politici,” e centrano l’obiettivo i letterati—di un certo tipo, d’accordo (vedere due post fa). Cosa vorrà dire tutto questo? Bah, non chiedetelo a me: la risposta, purtroppo, non è alla mia portata. Né, onestamente, saprei suggerire chi potrebbe essere all’altezza, ed è un mio limite anche questo, sia ben chiaro. Epperò, per non lasciare il post in sospeso e, starei per dire, faute de mieux, una proposta “intermedia” ce l’avrei: si potrebbe interpellare l’autore di questo corsivo. Ma non aspettiamoci di riceverne risposte, bensì altre domande (molto sensate), il che non è solo meglio di niente, è una ragionevolissima aspettativa, un lampo nel buio. Ad esempio, appunto, una domanda come quella del corsivo: “Ma cosa vuole Fini?” Date una letta, e dopo ditemi se secondo voi esiste un approccio al problema che possa garantire esiti, per così dire, meno incerti.

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