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Paola Binetti e la libertà di coscienza

Giuliano Ferrara, ancora lui. Stavolta in casa (sul Foglio) e in difesa di Paola Binetti. E contro l’uso strumentale della «libertà di coscienza» da parte “del­l’ illuminismo del tipo dark,” cioè quando essa “e l’obiezio­ne che sgorga dal fondo del cuore” sono rivolte rigorosamente “contro il presbitero, il vescovo, il car­dinale o più semplicemente l’avversario.” Ché quando “la purezza inappellabile di una decisione presa nel foro interiore” sfavorisce coloro, ecco che gli Illuminati si stracciano le vesti.

Croce, del resto, diffidava del termine «coscienza», giudicato rettorico, e forse, in un certo senso, non aveva tutti i torti. Così sembrerebbe, ad esempio, stando al ragionamento del direttore del Foglio, che avanza un’interessante ipotesi: che cioè

Croce avesse intuito, avendo vissuto con tutte le sue ambiguità la fase moder­nista del cattolicesimo europeo, il ser­peggiare, per lo meno potenziale, di una nozione di coscienza come violazione sciatta della disciplina e della coesione razionale del pensiero, per non dire (e non era affar suo) dell’unità e del vigore dogmatico di una fede incarnata nella storia e proiettata fuori della storia.

Ma per noi non-crociani non è inevitabile diffidare del termine in se ipso, lo è piuttosto il ritenerlo troppo spesso abusato da retori e ipocriti.

Categorie:interni, religione
  1. ale
    10 dicembre, 2007 alle 17:20

    Tanto per dire, la seguente dichiarazione è della capogruppo PD Anna Finocchiaro:

    «Quando si è chiamati a pronunciarsi su temi delicati, come sono quelli eticamente sensibili, si deve procedere secondo un principio condiviso… A quel principio non si può derogare: è la precondizione del confronto, considerando che siamo senatori della Repubblica e non liberi pensatori». (Da Avvenire di ieri, che riporta L’Unità)

  2. Sangal
    10 dicembre, 2007 alle 20:43

    Raccapricciante, direi.

  3. Anonymous
    11 dicembre, 2007 alle 11:02

    Tutte ciance, arzigogoli, nubi d’inchiostro che non significano nulla, panzane, prese per i fondelli. Esiste una disciplina di partito, esiste una libertà di coscienza la quale si esercita nei limiti delle regole stabilite: altrimenti si lascia il partito, non è mica la fine del mondo. Questo vale per la Binetti come per Turigliatto, per i politici come per i militari, i farmacisti e perfino il presidente della repubblica, che può respingere una legge, una volta, dopodiché la deve firmare, oppure, in coscienza, dimettersi.
    E’ tutto molto semplice, semplicissimo, cristallino (e deriva dalla pretesa pubblica della religione. ma non ci si può giovare dell’asimmetria: la pretesa è pubblica e l’obiezione è privata, questo è ovviamente scoretto) quindi qua è il punto?

    Return

    La libertà di coscienza (per la Binetti come per Turigliatto) comporta una presa di distanza politica.

  4. Stefano
    11 dicembre, 2007 alle 14:36

    Fantastico Return: l’argine al relativismo imperante e’ la disciplina di partito.
    Lenin non avrebbe potuto scrivere di meglio (anche se aveva qualche comodo strumento in piu’ per garantirsi contro le Binetti ed affini: il Gulag)

  5. rob
    11 dicembre, 2007 alle 16:10

    Mah, non so che dire, Return, ma tu pensi davvero ciò che hai scritto? Pensi davvero che il caso Binetti sia omologabile al caso Turigliatto?

    Comunque, sinceramente sono certo che molti, nel centrosinistra, la pensano come te, e devo dire che la mia distanza da quella parte politica sta diventando un abisso incolmabile anche per questo. Solo che vorrei fosse chiaro che il vostro ragionamento fa il gioco del cdx. Contenti voi (o loro), contenti tutti.

  6. gino.splinder
    12 dicembre, 2007 alle 9:49

    Grazie a Return, che ha messo in chiaro come la pensano a sinistra, ancora oggi, molti “democratici”: i dissidenti che pretendono di avere una coscienza propria, e non ubbidiscono al Partito (mauiuscolo), vanno espulsi e basta.

    Certi processi sommari mi ricordano tanto le “purghe staliniane”, con un’aggiunta di salsa al Finocchi[ar]o.

    O cielo! sarò mica perseguibile per legge???

  7. Anonymous
    12 dicembre, 2007 alle 10:56

    Allora, risposte un po’ in disordine. Salto naturalmente il “la risposta al relativismo imperante” perché chi ragiona con le formulette di Quagliariello troverà certo risposta in quei pizzi. Oltretutto… Lenin, il gulag, ma che idiozie.

    Penso davvero che il caso Binetti sia omologabile a quello Turigliatto?
    Sì, lo penso. E penso che sia davvero grave che tu non riesca a immedesimarti in una coscienza diversa dalla tua per comprendere la sua obiezione. Su quali basi infatti dovrei legittimare come “obiezione di coscienza” un voto e non l’altro? (bada che se dovessi farlo in base alla mia personale scala di valori penderei per Turigliatto. Non perché pacifista – io ero e sono a favore della missione – ma perché quel voto riguardava un tema più prossimo agli ambiti previsti per l’obiezione di coscienza: la facoltà di non uccidere per nessun motivo. L’obiezione, ricordiamocelo, è un caso estremo, un’eccezione, non può essere invocata per qualunque cosa, per esempio “la fede”). Sul fatto di essere le une “di fede” e le altre no?

    La Finocchiaro ha detto ovviamente una cretinata. Non esiste un Testo unico delle questioni eticamente sensibili, benché alcune lo siano più ovviamente di altre. Il discrimine è se il governo chiede la fiducia: a quel punto io, in coscienza, valuterò se abbozzare per un bene maggiore (ammesso che lo ritenga tale) o far valere la mia obiezione (altro alternativo summum bonum) disobbedendo. In piena libertà: ma la libertà ha sempre un costo, non ce lo insegnarono i martiri cristiani? In questo caso il costo è cambiare gruppo parlamentare. Parbleau! Ci vuole coraggio! Ci ricordiamo che un partito è una libera associazione, vero? Di norma non è come la Casa delle Libertà dove ciascuno poteva fare quel che gli pareva.

    Facciamo un controesempio? Ma la cronaca ne è piena. Mi pare che ad ogni spallata fallita contro il governo, i responsabili del fallimento, i senatori imboscati, siano stati individuati e si sia annunciata la loro espulsione. Quello che nel caso di An non ha suscitato alcuno sconcerto, pare osceno per il Pd? Come mai? Perché la Binetti vi sta simpatica.

    Poco serio, pretestuoso, disonesto. Ma del resto a seguire le cretinate di Ferrara non si va mai lontano.

    Return

    PS
    Non è la mia parte politica: non voterò mai per il Pd, a prescindere dalla Binetti.

  8. rob
    12 dicembre, 2007 alle 14:02

    Gino, in effetti io, al posto tuo, comincerei a preoccuparmi: tira un’aria, in giro …

    Return, la seconda parte della tua risposta è “complessa” ma interessante. La riporto qui sotto:

    ”La Finocchiaro ha detto ovviamente una cretinata. Non esiste un Testo unico delle questioni eticamente sensibili, benché alcune lo siano più ovviamente di altre. Il discrimine è se il governo chiede la fiducia: a quel punto io, in coscienza, valuterò se abbozzare per un bene maggiore (ammesso che lo ritenga tale) o far valere la mia obiezione (altro alternativo summum bonum) disobbedendo. In piena libertà: ma la libertà ha sempre un costo, non ce lo insegnarono i martiri cristiani? In questo caso il costo è cambiare gruppo parlamentare. Parbleau! Ci vuole coraggio! Ci ricordiamo che un partito è una libera associazione, vero? Di norma non è come la Casa delle Libertà dove ciascuno poteva fare quel che gli pareva.”

    Ok, la libertà di coscienza ha un prezzo, come insegnano i martiri cristiani, giustamente. Ma questo vuol dire che il csx è come Nerone … Ok ancora una volta: siamo quasi d’accordo. Il quasi consentimelo perché mi metto nei panni del povero Veltroni. Ok una terza volta sul fatto che la Finocchiaro ha ovviamente detto una cretinata.

    Comunque, devo dire che la tua impostazione, improntata sul concetto di «coerenza»,. in sé e per sé non mi dispiace. L’abbiamo notato altre volte: né a me né a te stanno simpatici, per esempio, quelli che si fanno portavoce della tradizione cristiana e poi sono divorziati, mettono al mondo figli fuori dal matrimonio, ecc.

    Sul resto del ragionamento sorvolerei: in nome del sempre benemerito positive thinking

  9. Anonymous
    12 dicembre, 2007 alle 14:27

    Primum, non barare.
    i martiri insegnano che la libertà di coscienza è una cosa seria. La politica italiana che non lo è, visto che si può fare qualunque cosa a costo zero. Quanto al Pd, direi a Gino di non preoccuparsi, visto che ad occhio non era il suo partito. Sono certo che il Popolo della Libertà consentirà a chiunque di farne parte e di votare – in coscienza – come gli pare, compresa la sfiducia. (a me, sia detto con rispetto, sembrate un po’ matti: partito, non vuol dire separato, e separato non vuol dire che è dotato di una regola per farne parte, dentro o fuori? Un partito senza tale regola non è un consensus antidemocratico – del tipo Veltroni o peggio Weltroni?)

    La Finocchiaro l’ha sparata grossa specie perché per anni e anni, ogni qualvolta si doveva affrontare un argomento “eticamente sensibile” il refrain era stato “su questi temi vige la libertà di coscienza”. Cosa che a te sarà piaciuta ma io trovavo sommamente ipocrita proprio perché virtualmente ogni tema è eticamente sensibile (diciamo la verità: era un arabesco politicamente corretto per accontentare i cattolici). Adesso scopriamo il contrario.
    Magari sul “tema sensibile” non andava posta la fiducia (ma è possibile come regola? Io non credo proprio), dopodiché la fiducia o la voti e sei dentro o non la voti e ti metti fuori da te. Si chiama democrazia.

    A proposito, non sorvolare. Desidero davvero sapere perché Turigliatto non può avvalersi a buon diritto del diritto a obiettare, allora. Perché a me è sembrato davvero sincero, nel suo disagio morale.

    Return

  10. rob
    12 dicembre, 2007 alle 18:25

    Dunque, Return, sull’opportunità di porre la fiducia su un “tema sensibile” direi che no, non è assolutamente una cosa da fare. Che poi “virtualmente ogni tema sia eticamente sensibile” mi sembra una proposizione plausibile “accademicamente,” molto meno politicamente (soprattutto con riferimento agli aspetti “pratici” della questione: ogni minima decisione diverrebbe dialogo sui massimi sistemi …).

    Caso Turigliatto: in realtà quel tipo lo rispetto anch’io, ma non lo metto sullo stesso piano della Binetti perché il suo è, principalmente, un caso politico, mentre quello della Binetti ha a che fare essenzialmente con l’etica. Capisco che la differenza possa apparire irrilevante per chi considera l’etica come qualcosa di non troppo dissimile da una «convenzione», se non addirittura una convenzione tout court, ma non per questo trovo la circostanza meno sorprendente. Per spiegarmi utilizzerò un esempio estremo: qualora un partito volesse depenalizzare, che so, lo stupro, e il parlamentare X si opponesse, potremmo considerare la sua “insubordinazione” alla stregua di quella di chi si opponesse alla decisione del suo partito di aumentare le tasse? Evidentemente no, dal mio punto di vista. Ciò detto, il caso Turigliatto merita rispetto non solo per il coraggio politico della persona, ma anche perché presenta anch’esso risvolti etici, anche se non mi sono sembrati, per così dire, predominanti.

    Sul non barare direi che la storia del csx = Nerone te l’eri anche un po’ cercata. Però non era solo una battuta: era una formula sintetica (di una realtà sulla quale in effetti ci sarebbe poco da scherzare).

  11. Anonymous
    12 dicembre, 2007 alle 18:59

    Caro Rob,
    accademicamente hai ragione: non si dovrebbe. Praticamente invece si dovrà, perché è implausibile che nel programma di governo dei vari partiti si riesca ancora per molto ad eludere le grandi questioni etiche. Del resto se quelle questioni sono importanti, gli elettori chiederanno (già lo fanno) di votare anche in base ad esse, e quindi inevitabilmente si porrà il problema di un vincolo di coalizione, quindi di fiducia della maggioranza. Grandi questioni etiche dicevo. Come la guerra e la pace, e mi dispiace che tu non riesca a cogliere, a rovescio, che quello che per qualcuno è “solo” politica, per qualcun altro è anche e soprattutto “etica”, che può reclamare obiezione. Non paragonare il voto su una missione in un teatro bellico con un voto sull’Ici: svilisci la questione. Peraltro, per me votare sì a quella missione era un obbligo morale prima ancora che politico. Come vedi distinguere è difficile, ciascuno ha il suo metro, per questo è necessario darsi e rispettare delle regole. Ed è ovvio che la regola a cui la signora Binetti, e ancor di più i suoi difensori hanno fatto appello non può diventare la massima di una legislazione (diciamo generale, va) senza distruggere ogni possibile interazione politica.

    un caro saluto,
    Return

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