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Senza parole

Mi spiace per gli affezionati lettori, ma il caso Mastella mi ha lasciato senza parole. Quel che so è che Napoli affonda nei rifiuti e che l’economia campana è in ginocchio. Perciò che la magistratura locale si occupi delle raccomandazioni “sanitarie” dell’uomo di Ceppaloni e delle attricette di Berlusconi e Saccà—evitando di metter becco sulle eventuali responsabilità di personaggi ben più “sospetti”—mi sembra un po’ una presa per i fondelli. Ma forse è un limite mio.

Comunque, per restare sullo specifico, ci sono tre articoli che raccomando. Il titolo, curiosamente, è lo stesso: “Così fa tutti.” Gli autori sono Gian Antonio Stella (Corriere), Francesco Merlo (la Repubblica) e Lucia Annunziata (La Stampa). Si tratta di riflessioni piuttosto equilibrate e, mi pare, senza pregiudizi. Mastella non ne esce bene, ma neanche troppo male, e così il magistrato che lo accusa. Così fan tutti, in ogni caso, è un ottimo titolo. Un po’ nauseabondo, d’accordo, però non tanto quanto l’ipocrisia di chi vorrebbe farci credere che no, non è assolutamente vero che così fan tutti.

Categorie:interni
  1. Chris
    19 gennaio, 2008 alle 1:49

    No no, così fan proprio tutti. L’idea degli attacchi a Mastella, che sinceramente più viene preso di mira e più mi sta simpatico, mi fa venire in mente la signora per bene “casa e chiesa” che poi uscendo da un calcio ben assestato al mendicante per strada. Più la “berlina” sarà al centro della scena, e più lo saranno i nostri problemi. Purtroppo.

  2. rob
    19 gennaio, 2008 alle 20:12

    Chiunque abbia praticato almeno per un mese o due un qualsivoglia partito politico sa benissimo che i discorsi che i “capi” fanno tra di loro son quelli, anche se in pubblico sono disposti a negare protervamente la realtà. Questo è un Paese di ipocriti e farisei …

  3. mauro
    21 gennaio, 2008 alle 10:17

    Vogliamo parlare di regioni come Toscana, Emilia Romagna, Umbria, ecc. dove da SESSANTA anni governa sempre lo stesso partito?
    Sanità, grande distribuzione, appalti, ecc.: se non sei un “amico” del partito ti restano le briciole.
    Tutto alla luce del sole, perfettamente “secondo le regole”, come se niente fosse…
    Vedi lettera al direttore di Avvenire sul numero di ieri.
    Non che le giunte di centrodestra siano immuni da questo virus, ma in certe regioni “rosse” dopo 60 anni di questo “regime”, i magistrati non hanno nulla da eccepire?
    Quando si tratta di indagare Formigoni o altri della CdL non si fanno tanti scrupoli, anche se poi fioccano archiviazioni e assoluzioni (dopo 5-10 anni).

  4. mauro
    21 gennaio, 2008 alle 10:18

    Caro Direttore, l’Italia dei giusti s’indigna, i duri e puri gongolano all’amato tintinnar di manette. Mamma mia che mascalzone quel Mastella. E sua moglie poi? Che sgomento scoprire che fossero loro la testa pensante di una piovra, l’Udeur, un mostro con i tentacoli costantemente protesi a minacciare nell’immacolato territorio campano consigli comunali, provinciali e regionali, le ventose pronte ad appiccicarsi e mortificare la libertà di pensiero e di valutazione di consigli d’amministrazione, direttori generali e chi più ne ha più ne metta. Io vivo in provincia di Siena, qui da 60 anni, precisi precisi, c’è un partito solo al comando, il suo nome è cambiato più volte nel tempo, ma la sua maglia è sempre la stessa: rossa. Bene, sfido chiunque che non abbia in particolare simpatia quel colore, anche un premio Nobel di fresca investitura, a presentare con successo nel senese una candidatura per un posto qualunque: netturbino, bidello, vigile, maestra d’asilo, impiegato delle Poste o del Comune, direttore di fondazione culturale o di teatro, direttore sanitario, presidente di Apt, consigliere di amministrazione di Banca o azienda partecipata, rettore universitario, presidente di tribunale… Non si muove paglia senza che il Grande Fratello non voglia. A chi in questi anni ha timidamente provato a far notare l’abnormità di questa capillare e sfacciata penetrazione in ogni tessuto della società, dell’applicazione sistematica di un metodo di governo locale che impone di togliere lo spazio ai meritevoli per favorire i sodali, è sempre stato risposto che tutto è regolare e cristallino.
    Questa è la politica bellezza! Ossia la gestione del consenso, non un reato penale. Tant’è, col tempo ci si abitua a tutto, ma ora, alla luce della chiave di lettura della Udeur Connection data dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, mi chiedo e chiedo, da noi continua ad andare bene così? Delle due l’una, o si sono sbagliati i giudici campani o quelli toscani sono da sempre colpevolmente distratti. Fiducioso attendo notizie.
    Antonio Canella Siena

    Lo spoils system, il metodo in base al quale chi è al potere ha la facoltà di assumere o nominare un certo numero di persone di propria fiducia nella pubblica amministrazione o in ruoli a questa correlati, ha ben attecchito anche in Italia. Ma sorvolando l’oceano si è anche corrotta, finendo per imbellettare una prassi che è molto più pervasiva e soffocante di quella applicata, secondo regole chiare e alla luce del sole, negli Usa. Come lei segnala, in certe realtà, il controllo dei posti di lavoro pubblici da decenni è totale, e costituisce uno strumento fondamentale della gestione del consenso. Di fronte alle imputazioni – che sono tali e quindi, neppure implicitamente, già da ora sentenze di condanna – addebitate all’ex-ministro Mastella, alla moglie e ad altri esponenti del suo partito, lei si chiede come accertamenti analoghi non avvengano anche nelle regioni dove il governo, universalmente definito ‘rosso’, domina fin dal dopoguerra.
    L’interrogativo è del tutto legittimo e con gradazione diversa vale anche per le altre realtà in cui il potere politico, pur non così tentacolare, influenza le scelte di persone e professionalità ben oltre la quota, per così dire, fisiologica che deriva da un ragionevole e indispensabile legame fiduciario tra gli amministratori pubblici e i loro primi collaboratori.
    Emblematico il caso dei primari ospedalieri, la cui nomina avviene, troppo spesso, sulla base di logiche spartitorie ed è accompagnata da polemiche e accuse asperrime. Di qui la richiesta crescente espressa dai cittadini affinché la politica cambi, che il merito e la competenza prevalgano, che gl’inetti e gl’ignavi siano sanzionati e rimossi, che l’amministrazione pubblica sia anche sotto questo punto di vista liberata dall’inefficienza che è corollario del clientelismo. Le resistenze che la ‘casta’ – da destra a sinistra – continua a frapporre nei confronti di ogni sollecitazione al rinnovamento, inclina a dubitare della possibilità che qualcosa possa effettivamente cambiare ed è preoccupante che, in politica, le carte in tavola siano rovesciate da esponenti di una magistratura le cui toghe troppo spesso appaiono lise (se non strappate) da sospetti e sfiducia alimentati da comportamenti e tempismi sconcertanti.

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