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Meglio votare subito

Pare ormai quasi certo: si va al voto. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini non hanno lasciato molto spazio ad altre ipotesi. D’altra parte, il primo, in materia di riforme, ha detto una cosa che mi sembra abbastanza ovvia: «Non abbiamo cambiato idea. Ma non è possibile pensare di attuare riforme importanti in tempi brevi». E chi si esprime diversamente farebbe bene a rifletterci su un po’ meglio—a meno che non dica una cosa e ne pensi un’altra, per motivi che non voglio indagare …

Certo, forse una “riformetta,” frutto di un semplice gentlemen agreement, che rimettesse il voto di preferenza o introducesse qualche altro ritocco ci potrebbe anche stare, accontentando chi proprio non riesce a digerire il “porcellum.” Ma, nella situazione disastrata del dibattito politico attuale, la cosa sembra piuttosto utopistica. Dunque, meglio votare.

Quel «non abbiamo cambiato idea», in ogni caso, è importante, perché significa che, secondo il capo di Forza Italia (o come si deve chiamare, al momento, il suo partito), dopo le elezioni il dialogo con Veltroni può e deve continuare. Questo, personalmente, credo sia l’essenziale. E Walter Veltroni, a mio avviso, farebbe bene ad accontentarsi della prospettiva, senza chiedere agli avversari ciò che lui stesso, al loro posto, con ogni probabilità non potrebbe né vorrebbe concedere.

Categorie:interni
  1. Sergio Vivi
    30 gennaio, 2008 alle 11:54

    D’accordo. Andiamo subito alle elezioni e, come ha scritto Sergio Romano, facciamo almeno la nostra “scelta di campo”.

    Però, pensa a Bologna nei cui collegi sarà ricandidato Romano Prodi (è pur sempre il Presidente del PD e non si può lasciare a fare il nonno una tale risorsa). E pensa ad un elettore illustre del PD come Arturo Parisi. Sarà molto dura anche per lui fare la sua scelta di campo.

  2. Sergio Vivi
    30 gennaio, 2008 alle 13:38

    Scusa, intendevo scrivere
    “… un elettore bolognese illustre …”

  3. rob
    30 gennaio, 2008 alle 15:46

    Non so se ho capito bene, ma se uno non fa una scelta di campo–anche quando questa può essere difficile–come fa a far politica?

  4. Sergio Vivi
    30 gennaio, 2008 alle 17:29

    Voto da parecchi anni.
    In passato potevo esprimere una o più preferenze per delle persone.
    Col passare del tempo il ventaglio delle scelte si è ristretto sempre più fino a chiudersi del tutto.
    Due volte mi sono astenuto dal voto. Anche quest’ultimo è un modo di fare politica, o no?

    Nel mio commento intendevo, comunque, mettere in rilievo che essere costretti a una scelta limitata a due alternative è sempre frustrante per tutti.

    Anche tu, del resto, speri in una “riformetta”.
    Che potrebbe essere il ritorno al mattarellum come proposto oggi da Michele Ainis sulla Stampa:
    Basta una norma di due righe, e bastano due giorni per votarla. Questa: «E’ abrogata la legge n. 270 del 2005; in sua vece s’applica la legge n. 277 del 1993».

  5. rob
    30 gennaio, 2008 alle 17:39

    Capito. Guarda, una riformetta, appunto, si potrebbe benissimo fare in quattro e quatt’otto, ammesso che i partiti riescano a trovare un accordo anche su questo. Il mattarellum? Mah, non sono tanto convinto (a suo tempo aveva una sua logica e una sua genialità, oggi non so).

    Per “fare politica” io intendevo “fare politica attiva” in un partito, ecc. Noi siamo fuori (meno male!). Però sono d’accordo con te sul restringimento progressivo del ventaglio. Avrebbe senso con un bipartitismo, ma così …

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