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Al blogger disperso

Nessuno, che io sappia, ha mai scritto un requiem per i blogs scomparsi. Né ho voglia di farlo io, ma un cenno, malinconico, mi sembra giusto farlo. Panta rei, certamente, però prenderne atto non è mai uno scherzo. Vai a sapere le storie, magari pure complesse, inestricabili. Creare un blog non è difficile, difficile è mantenere l’abitudine per anni, per questo molti mollano e, insalutati ospiti, lettori e scrivani spariscono nel nulla.

Oggi mi sono deciso a dare un’occhiata al blogroll—dopo un po’, lo confesso, perché il tempo è sempre maledettamente tiranno e uno non si può permettere di tenere dignitosamente aggiornato il proprio blog e nello stesso tempo di essere assiduo con quelli altrui, almeno noi che teniamo famiglia, un lavoro e una marea di cose da fare per tirare la carretta. Ebbene, che cosa ho trovato? Un’ecatombe. Quindici in meno, spariti nel nulla—due, addirittura, sono diventati “privati,” pensate un po’…, se ci penso mi vengono i brividi: il Web può perfino diventare un luogo “de noantri.” Teoricamente, chiaro, si sapeva già, ma poi vedere la messa in pratica … Altri, infine, talmente ripiegati su stessi e i propri famigli da non potersi più annoverare tra i titolari di blog pubblici. Wow, non mi ci raccapezzo. Eppure chissà quante buone ragioni, quante storie, appunto.

Volevo solo dire che ho cancellato … ciò che non c’è più. Ma solo per non immalinconirmi in futuro, cliccando verso il nulla, oltre che per offrire elenchi veritieri, cioè non fasulli, ai visitatori. Un pensiero commosso ai vecchi tempi, in ogni caso, mi sembra doveroso. Finché l’oblio non avrà fatto la sua parte fino in fondo, un posto nella memoria, per voi amici, ci sarà. Promesso.
God bless.

Categorie:bloggers
  1. Chris
    10 maggio, 2008 alle 22:38

    E’ vero, anche a da me ne sono scomparsi tanti…ci vuole una enorme pazienza e passione per resistere:) Non è da tutti

  2. Abr
    11 maggio, 2008 alle 9:46

    Selezione naturale caro Rob.
    Solo che, come gli orecchianti darwinisti NON sanno, esso non è un fenomeno individuale – l’adattamento e la sopravvivenza del singolo più adatto – bensì un processo di progressiva deriva e differenziazione (ed eventiale scomparsa) di popolazioni che rimangono “isolate” e reagiscono diversamente ad ambienti differenti.

    So let it be with the Web: “ou sont le neiges d’antan …”, quelli che descrivi sono a mio avviso gli inevitabili effetti evolutivi di ambiti d’uso che vanno differenziandosi.
    Ci sono i siti PR sempre più orientati verso il biz dei “consigli per gli acquisti” e la pubblicità, i para-giornalisti, i diari personali etc.etc….
    Avevamo già commentato da me uno dei fenomeni di questa “evoluzione”….
    ciao, Abr

  3. rob
    11 maggio, 2008 alle 13:29

    Avete ragione entrambi, cari Chris e Abr. In particolare, a te, Abr, vorrei dire che con ogni probabilità io sono rimasto un po’ indietro quanto ad aggiornamento delle tendenze, o derive, in atto. E’ vero, ne avevamo già parlato da te, di recente, me ne ricordo benissimo. Bisogna continuamente fare il punto della situazione, perché tutto cambia molto in fretta.

    Comunque, è vero che da noi, in Italia, come ci soo stati sempre più scrittori che lettori di romanzi … forse ci sono stati più bloggers che che lettori di blogs. Quando vado su qualche blog anglo-sassone, invece, ho la sensazione che il fenomeno sia esattamente l’opposto, ma forse mi sbaglio.

    Certo, se tenere un blog come lo intendiamo noi, un blog politico-culturale, per capirsi, è una fatica, essere semplici lettori è molto meno impegnativo. Il guaio è che, magari, quando uno chiude il blog non è che continua a leggere, sparisce e basta, e rende un servizio all’informazione tradizionale, che finisce per ridiventare l’unica fonte … O sbaglio?
    Ciao

  4. Francesco Rinarelli
    11 maggio, 2008 alle 17:43

    Ti sbagli, WRH, ne sono stati scritti tanti, di necrologi sui blog. Perché in teoria, che la blogosfera si fosse inflazionata e che per alcune tipologie di blog non ci fosse più spazio, era un dato già di due anni fa. Poi, chiaramente, tu ne scrivi dal personalissimo punto di vista di chi cura il proprio blog e vede quella che sembrava essere una “formazione invincibile” sgretolarsi a poco a poco.

    Mi sovviene un pezzo di Bertrand Russel, citato da Giussani: “Uno a uno, come camminano, i nostri compagni scompaiono alla nostra vista […] brevissimo è il tempo in cui possiamo aiutarli. Versi il nostro tempo luce solare sul nostro sentiero per rincuorare il coraggio che vien meno, per instillare fede nelle ore di disperazione”. Giussani commenta: “E’ come uno che inturgidisse i muscoli, come quando li si voleva ostentare da bambini, per poter affrontare il tempo con un sentimento ideale, prodotto da quello stesso sforzo.”.

    Ecco, mentre sono convinto che il blog sia un modo utile per portare alla luce una possibilità di lavoro culturale, cioè di comprensione e trasformazione della realtà che a tutti è chiesta, credo anche che il volontarismo non tenga nemmeno nella blogosfera, e che sia venuto meno quel “culturismo intellettuale” per cui eravamo in mille a parlarci addosso sognando chissà quale rivoluzione da un semplice mezzo (i media le rivoluzioni le fanno, come insegna McLuhan, ma non sono mai quelle che ci si aspetta…). Personalmente non ho mai smesso di leggere blog, anzi, ne tengo una nutrita schiera nel mio feed reader; ma vedo personalmente dura riprendere un lavoro ingenuo come era quello del mio blog di 5-6 anni fa.

  5. rob
    11 maggio, 2008 alle 20:39

    Se questo post non l’avessi mai scritto, avrei perso questi interessanti commenti, che indubbiamente fanno riflettere. Dunque, evviva il mezzo-requiem, ancorché preceduto da miriadi di altri analoghi interventi–come assicuri tu, Francesco, ed io ti credo non potendo produrre prova del contrario–che evidentemente mi sono perso. Ed è un genere di cose che perdo volentieri, perché immalinconiscono e basta.

    Bella la citazione russelliana-giussaniana–che strana accoppiata! Mi sembra, comunque, incoraggiante. Secondo me il blog (volontarismo incluso) ha un futuro. Purché ci si creda.
    Temo, però, che per strada si sia perso anche chi aveva ottime intenzioni e credeva nel mezzo, ma non sufficiente determinazione (e qualche volta anche adeguati “strumenti”). A parte, naturalmente, i casi della vita, come dicevo nel post, le cose che non sappiamo e che possono essere state determinanti.

    Comunque, se nel frattempo saltano fuori altre forme di presenza e attivismo cultural-politico, bene. Mi riesce però difficile pensare a forme più complete, ricche e indipendenti di quella di cui stiamo discettando. Ciao

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