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Quel vento di Maestrale …

Veltrusconi è un vento di Maestrale che solleva onde spaventose sui nemici del “dialogo,” un benefico contagio collettivo che prende piede velocemente e che attacca soltanto i “buoni” e ignora i “malvagi” che allignano nella politica italiana (che cuociano pure nel proprio brodo e pace all’anima loro). Ci vorrebbe un poeta, ed io non lo sono, maledizione, ma se vale l’intenzione ecco il mio contributo …

Dunque, parliamo di uno di questi buoni—uno che è sempre stato tra gli eletti, e magari non lo sapeva neanche—per elogiarne il consueto anticonformismo, la libertà e il coraggio intellettuale. Parliamo di Riccardo Barenghi. Il suo editoriale di oggi su La Stampa, un elogio a tutto tondo per Giulio Tremonti, è memorabile:

Bisognava aspettare Giulio Tremonti per riuscire ad ascoltare qualcosa di sinistra, o quantomeno di buonsenso progressista da un ministro dell’Economia. Eppure il centrosinistra ha governato questo Paese per sette anni, e di ministri intelligenti, capaci e anche progressisti ne ha avuti addirittura quattro (Ciampi, Amato, Visco e Padoa-Schioppa). Ma non è mai successo che uno di loro dicesse quel che Tremonti ha avuto il coraggio di dire ancor prima di essere entrato nel pieno delle sue funzioni. Ossia il coraggio di dire che i sacrifici stavolta toccano alle banche, ai petrolieri e ai supermanager che guadagnano cifre da capogiro.

E poi ancora questo:

[F]inalmente qualcuno che ha il coraggio di colpire chi non è mai stato colpito. Ce l’avessero avuto i suoi predecessori di centrosinistra questo stesso coraggio forse oggi, chissà, Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni. Perché magari alcuni milioni di elettori che avevano votato per quella parte politica si sarebbero sentiti rappresentati dai loro eletti e forse, chissà, anche una parte di quelli del centrodestra, ché pure loro fanno mutui, pure loro pagano benzina e gasolio sempre più cari, pure molti di loro non amano chi si arricchisce senza sforzo.

Invece niente, poche parole, pochissimi fatti (la lotta all’evasione fiscale ne è forse l’unico esempio), nessuna suggestione ideale, programmatica, alla fine politica. Potevano quantomeno provarci e pure se non ci fossero riusciti sarebbe stato quantomeno apprezzato il tentativo. Macché, troppo attenti a non farsi sparare addosso, spasmodicamente sensibili a qualsiasi refolo provenisse da quei settori del capitalismo che li guardavano con sospetto, tragicamente tremebondi di fronte a ogni articolo di fondo uscisse sui giornali, troppo legati psicologicamente al loro passato per non avere paura che qualcuno glielo ributtasse addosso.

Ecco, il punto che vorrei sottolineare è che Barenghi avvalora una tesi che è cara a questo blog: destra e sinistra sono categorie che sarebbe meglio mettere in soffitta una volta per tutte. Ma come, si potrebbe obiettare, Barenghi elogia Tremonti perché dice cose di sinistra (riformista) “o quantomeno di buonsenso progressista,” e tu dici che di destra e sinistra non bisogna più occuparsi? Sì, lo confermo, e per la semplice ragione che se un ministro dell’economia del governo di centrodestra (o di destra, come dicono i maligni) viene elogiato da uno che è di (estrema?) sinistra perché dice cose di sinistra, vuol dire che è proprio finita. Vuol dire—mettiamola così—che Tremonti ha ragione, punto, e che sia di destra o sinistra non frega più niente a nessuno. Ecco ancora una volta l’onda spaventosa, l’inarrestabile contagio …

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Categorie:interni
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