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Qui Nuova York …

Oggi Camillo imperversa nella blogosfera. Una serie di post interminabile, di cui due da non perdere. Uno è un breve rimando a una cosa di Paul Berman, blogger per l’occasione, in cui si parla di un certo Bill Ayers, il quale pare che sia da gran tempo “l’uomo più stupido d’America,” politicamente parlando, è chiaro, oltre che uno scomodo “vicino di casa” del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti (quest’ultimo detto anche “The One,” per chi ancora non lo sapesse). L’altro è un commento (domani sul Foglio) sul terzo e ultimo dibattito tra Obama e McCain. Questo lo cito abbondantemente qui di seguito. Dimenticavo, oggi il Foglio inaugura anche la sua “versione catodica.” Inutile dire che è sempre di Christian Rocca che si tratta.

Nessuno sa chi è veramente Obama, soprattutto nessuno sa immaginare che tipo di presidente sarà, una volta vinte le elezioni. Le sue proposte, le sue dichiarazioni, i suoi programmi sono al tempo stesso condivisibili da chi non ha intenzione di votarlo, ma anche distanti anni luce. Non si capisce se Obama è il candidato che, all’inizio della sua avventura, si presentava come l’unico politico capace di chiudere una volta per tutte la guerra culturale nata negli anni Sessanta o se è l’esponente più radicale e di sinistra di una delle due fazioni. Oppure, terza ipotesi, se è uno dei politici più cinici della recente storia americana, non a caso cresciuto nell’ambientino di Chicago.

Gli americani amano valutare i politici dal loro passato, da che cosa hanno fatto, per vedere se le loro promesse corrispondono a una realtà. Obama è senatore da meno di quattro anni, durante i quali ha preparato la sua candidatura alla presidenza. Si può valutare soltanto dal suo passato a Chicago, dove non ha brillato per spirito bipartisan e indipendenza dall’ortodossia di partito. Ogni volta che al Senato dell’Illinois c’era da votare su una questione potenzialmente urticante per il suo futuro, Obama ha votato “presente”, né “sì” né “no” (è successo 130 volte). Soprattutto, a Chicago, Obama si è circondato di personaggi improbabili e impresentabili, come il reverendo antiamericano Jeremiah Wright, l’ex terrorista non pentito Bill Ayers, il costruttore corruttore Tony Rezko e l’associazione dei community organizer (Acorn), in questi giorni sotto inchiesta per false registrazioni al voto in 13 stati.

Hillary Clinton e ora i repubblicani hanno provato a usare contro Obama le sue amicizie di Chicago, ma il senatore democratico se ne è liberato con naturalezza, spiegando che in 20 anni non aveva mai sentito dire al suo consigliere spirituale le cose che tutti gli avevano sentito dire (cioè che Washington diffonde l’Aids per sterminare i neri), che l’ex terrorista che aveva dato il party di lancio della sua carriera politica e con cui aveva lavorato per anni in due diverse fondazioni cittadine e le cui mogli sono state colleghe era semplicemente “un vicino di casa”, che il suo finanziatore, ora in carcere, che gli aveva fatto due favori immobiliari era un estraneo e che non aveva niente a che fare con i community organizer di Chicago di cui era stato avvocato e sostenitore e a cui di recente ha versato 800 mila dollari per registrare elettori. Obama non è antiamericano, non è un terrorista, non è corrotto e non ha commesso frodi elettorali, ma forse è semplicemente uno straordinario politico freddo, indifferente e cinico che si è servito di loro quando gli serviva per accreditarsi presso la comunità afroamericana, tra gli intellettuali di Hyde Park, tra i grandi finanziatori di campagne elettorali, ma che è stato pronto a liberarsene quando sono diventati ingombranti.

Categorie:bloggers, esteri
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