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Archive for novembre 2008

Come nevica sul Pd …

29 novembre, 2008 Lascia un commento

Ma che diavolo hanno da criticare quelli che le misure del governo a favore dei più poveri proprio non le hanno mandate giù? Non lo dico io, anche se potrei benissimo associarmi, ed anzi mi associo senz’altro, non lo dico io, dicevo, ma Lucia Annunziata. Una contestazione da sinistra della contestazione di sinistra di provvedimenti presi dalla destra. Non è un gioco di parole, magari lo fosse, è molto di più, è un altro sintomo che qualcosa si è rotto: diciamo il rapporto, il contatto con la realtà. E quindi, per dirla come la Annunziata, anche “il senso del denaro” se n’è andato in vacanza. Per quelli di sinistra, naturalmente, ché la gente comune il valore e il senso dei soldi li ha molto ben presenti. Su questo non ci piove, anzi, date le condizioni meteo, non ci nevica.

Categorie:economia, interni, partiti

Fuga dal Pd * aggiornato

21 novembre, 2008 Lascia un commento

C’è chi dice no. E se ne va (dalla Direzione nazionale del Partito democratico), non senza aver prima esposto dettagliatamente, in una lettera aperta a Walter Veltroni pubblicata oggi in prima pagina dal Riformista, le motivazioni che hanno “suggerito” questa decisione. E’ Irene Tinagli, che insegna alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh ed è esperta di politiche pubbliche per l’innovazione, la creatività e lo sviluppo economico. Inoltre lavora come consulente per il Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’Onu e per la Commissione europea. Il suo ultimo libro—informa Il Riformista—è Talento da svendere, uscito quest’anno per i tipi di Einaudi.

Il j’accuse della studiosa copre un ampio spettro di questioni,

dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti più cruciali per la crescita del Paese: istruzione, ricerca e innovazione.

La lettura è ovviamente raccomandata. Si tratta, se vogliamo, di un piccolo “documento storico,” della testimonianza di un fallimento che lascia sgomenti non soltanto coloro i quali hanno creduto nel nuovo partito, ma anche, io penso, quelli della controparte politica, dal momento che il vuoto che si sta determinando a sinistra non è una buona notizia per nessuno, eccetto i soliti radicals, ai quali la logica del tanto peggio tanto meglio è sempre stata congeniale. Saranno proprio costoro, temo, ad avvantaggiarsi delle difficoltà del Pd. E questa, appunto, non è una cosa buona per la democrazia in questo Paese.

* Aggiornamento del 23 nov. 2008, ore 12:40

Da leggere assolutamente, su Wittgenstein.

Categorie:interni, partiti

Veltroni? Niente da aggiungere

19 novembre, 2008 Lascia un commento

Ne farei volentieri a meno, sono sincero, ma avere un blog politico comporta anche il dovere di occuparsi di questioni e situazioni politicamente sgradevoli, persino tediose, e dei personaggi che ne sono protagonisti (ai quali, pur con tutta la buona volontà, non ci si può riferire in termini più benevoli di quelli impiegati un momento fa). E dunque parliamo delle recenti vicende del Pd e del suo capo. O meglio dell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di ieri e della risposta di Walter Veltroni su quello di oggi.

Ciò che ha scritto Galli della Loggia a proposito dell’allontanamento del Pd da posizioni riformiste, e del conseguente ri-orientamento su coordinate “agitatorie e radicali tradizionalmente proprie delle forze alla sua sinistra, dai Verdi a Rifondazione” mi sembra talmente giusto, ben detto e meglio argomentato che persino commentare sarebbe superfluo. Si può solo allargare le braccia, mestamente, come si prende atto di un male contro il quale non si intravedono rimedi, e concludere che effettivamente solo “la cultura del riformismo socialista, rifiutando una visione manichea della storia, ha avuto storicamente la possibilità di combattere vere battaglie su due fronti, contro la destra e contro la sinistra radicale (perlopiù comunista), chiamando quest’ultima con il suo nome e accettando la sfida a sinistra.”

Per quanto riguarda la risposta di Veltroni, prendiamo atto mestamente, anche stavolta, della rivendicazione che loro, cioè quelli del Pd, hanno dato vita, al Circo Massimo, “alla più grande manifestazione riformista della storia d’Italia.” Analogamente, leggiamo senza batter batter ciglio che il contrasto col centrodestra “non è solo programmatico, ma anche culturale e ideale.” E magari anche antropologoco, mi permetterei di aggiungere. Cioè: noi, praticamente a prescindere, siamo i migliori. E perché, di grazia? Ma è ovvio: perché scommettiamo “sulle risorse morali, prima ancora che materiali, della società aperta,” di cui sempre noi (loro), naturalmente, siamo gli interpreti unici e autorizzati. Noi, cioè loro, siamo i soli che sanno cosa sia “un mercato regolato,” una “democrazia liberale,” e dunque la “divisione dei poteri e del potere.” Noi, cioè loro, il Pd, infatti, “guardiamo da tempo alla esperienza dei democratici americani e alla straordinaria novità rappresentata da Barack Obama.” Da tempo, sì, praticamente dai tempi di Togliatti, Cossutta, Pajetta, Ingrao …

C’è altro da aggiungere? Beh, ecco, insomma, mica tanto. Facciamo niente, Ok?

L’American Dream fa proseliti …

14 novembre, 2008 2 commenti

“E adesso ci deluda pure, Obama. Quando era stata l’ ultima volta che qualcuno ci aveva illusi?” ha scritto Adriano Sofri su Repubblica (via Luca) qualche giorno fa. Questo è più o meno, direi, ciò che pensano di Barack Obama quelli della sinistra europea.

“C’ è una lezione,” scrive Sofri,

nel fatto che i tre personaggi contemporanei che hanno trattato con più confidenza il sogno avevano un’ ascendenza africana: Martin Luther King, Nelson Mandela e ora Barack Obama.

Obama non è forse il sogno di Martin Luther King realizzato? Beh, forse più pragmaticamente, come argomenta Sofri, Obama è l’uomo che

descrive l’ America come un grande sogno per azioni, in cui ciascuno abbia la parte che gli spetta. Nei suoi discorsi migliori, la redistribuzione del sogno americano assieme alla redistribuzione del reddito.

Di qui la sua straripante vittoria. Io vorrei solo fare una domanda a Sofri e agli altri liberals europei: Se Obama ce la fa, voi siete pronti a convertirvi al Sogno Americano?

Categorie:america, esteri

Anch’io ci credo, direttore, però …

12 novembre, 2008 Lascia un commento

“Io ci credo” (all’Italia), scrive il direttore del Giornale a quelli che fanno parte della community de ilGiornale.it—come lo scrivente, che per informarsi via Web sottoscrive tutto ciò che di decente e serio, in Italia e soprattutto fuori, si renda disponibile a titolo gratuito …—, invitando tutti a fare altrettanto e a testimoniarlo qui.

E allora eccomi: anch’io ci credo, credo che gli italiani siano migliori di quanto non pensino e non appaiano alla luce di quel che si legge sui giornali o si sente e si vede nei telegiornali, e che dunque possiamo farcela, e che probabilmente ce la faremo. Ma questa fiducia, come suggerisce il “probabilmente,” non è incondizionata. Perché le cose vadano nella giusta direzione bisogna che si verifichino alcune circostanze. Detto in due parole, bisogna che diventiamo un po’ più seri, visto che intelligenza, colpi di genio, capacità pratiche non ci hanno mai fatto difetto, ma quanto a serietà, appunto, i conti non tornano.

Per andare sul concreto, un esempio di scarsa serietà è stata la recentissima vicenda del decreto Gelmini sulla scuola. Un pacchetto assai modesto di “riforme,” tanto che le virgolette sono d’obbligo, che però conteneva alcuni piccoli e tuttavia importanti tasselli di un mosaico. Di un mosaico che però … non c’era, e che invece sarebbe stato indispensabile che ci fosse. Perché le riforme sono “organiche” o non sono, come tutti sappiamo, anche se facciamo finta di non saperlo. E la scuola, che è messa malissimo, non ha bisogno di mezze riforme, che poi erano essenzialmente “tagli,” tanto è vero che sia gli studenti, sia i professori e, penso, le anche le famiglie, hanno respinto in massa il goffo tentativo. E le strumentalizzazioni politiche, che pure ci sono state, non hanno certo influito sulla protesta quanto il governo vorrebbe farci credere: c’era materia più che bastevole su cui contestare e protestare.

Si sono sentite e lette cose, nel corso degli estenuanti dibattiti pubblici, che non stanno né in cielo né in terra: cifre sparate a caso, accostamenti improponibili con sistemi scolastici completamente diversi, e questo ad opera non dei “soliti” giornalisti, ma di esponenti del governo e delle istituzioni, zittiti spesso, e talvolta francamente umiliati, da un preside o una direttrice didattica minimamente al corrente di ciò di cui si stava parlando. Uno spettacolo pietoso, soprattutto, ehm, per chi quei politici li ha votati …

Sull’università, dopo che il Governatore della Lombardia Formigoni aveva preso le distanze dal governo contro i tagli indiscriminati, il governo si è precipitato a spiegare, appena un tantino fuori tempo massimo, che bisogna distinguere tra università virtuose e spendaccione: dirlo prima, e assumere un impegno preciso a non penalizzare chi lavora bene, no, vero? Prima fai risorgere dalle sue ceneri il movimento studentesco e poi ti accorgi che forse hai fatto una cavolata … Si può? Evidentemente sì.

Tremonti, che volente o nolente è il primo responsabile degli incubi notturni (e delle figuracce) della Gelmini, è sicuramente uno bravo. Uno che aveva previsto e capito in anticipo—io La paura e la speranza l’ho letto ed apprezzato, e non lo dico così per dire—quello che stava per succedere al mondo finanziario. Non poteva farsi carico di ciò che sarebbe stato di competenza di qualcun altro: spiegare che i tagli erano sì indispensabili, ma che sarebbero stati fatti a ragion veduta, distinguendo, soppesando, calcolando sacrifici e benefici, ecc. Forse quel qualcuno semplicemente non c’è, non c’è nessuno che sappia con precisione come stanno le cose nella realtà effettuale, e che dunque sia in grado di distinguere tra i rami effettivamente secchi e quelli verdi, anzi verdissimi …

Tutto questo, appunto, non è serio. E allora, se diciamo che possiamo farcela, dobbiamo anche avere il coraggio di cacciare incompetenti e improvvisatori dal governo e dalla Pubblica amministrazione, di scegliere meglio tutti i ministri, di studiare di più, di informarsi di più. “Il diavolo è nei dettagli,” si dice. E sono proprio questi che ci fanno girare a vuoto. E dire che si pensava che la disattenzione per la “verità effettuale della cosa” fosse prerogativa della sinistra, ideologica, astratta e inconcludente.

Categorie:informazione, interni

Più che lo sdegno poté il disgusto

7 novembre, 2008 Lascia un commento

Christian replica, ed anche stavolta a buon diritto, Luca invece no, almeno finora, ancorché chiamato in causa, lui stesso, dal Travaglio Quotidiano, che non ha esattamente una predilezione per chi lo contesta, soprattutto in ragione di semplici fatti, ai quali risulta ogni giorno un po’ più allergico—verso quali agognati traguardi il refrattario sia diretto, di questo passo, questo non è dato sapere, benché mi sentirei senz’altro di escludere quelli letterari, anche del genere fantastico (che è una cosa serissima). Ma l’astensione, in questo caso, sarebbe d’obbligo, almeno secondo ciò che mi detta il mio (personalissimo, per carità) senso della decenza. Se avete voglia di approfondire seguite il link riportato dal post di cui sopra: io non lo metto, questo è certo. Più che lo sdegno poté il disgusto.

Categorie:informazione, interni

A ciascuno il suo (Travaglio quotidiano)

7 novembre, 2008 Lascia un commento

Certo, Christian si difende da sé—dal Travaglio (Marco) Quotidiano—e restituisce con gli interessi, come si conviene. Ma se Luca gli dà una mano, in punta di penna e col bello stile che gli fa onore, la cosa non guasta, benché il parlar sia indarno (a determinate latitudini etico-deontologiche, ove il desso alberga e donde lancia malamente i suoi strali avvelenati). E qui, per certo, si approva e sottoscrive in toto. Amen.