Home > informazione, interni > Anch’io ci credo, direttore, però …

Anch’io ci credo, direttore, però …

“Io ci credo” (all’Italia), scrive il direttore del Giornale a quelli che fanno parte della community de ilGiornale.it—come lo scrivente, che per informarsi via Web sottoscrive tutto ciò che di decente e serio, in Italia e soprattutto fuori, si renda disponibile a titolo gratuito …—, invitando tutti a fare altrettanto e a testimoniarlo qui.

E allora eccomi: anch’io ci credo, credo che gli italiani siano migliori di quanto non pensino e non appaiano alla luce di quel che si legge sui giornali o si sente e si vede nei telegiornali, e che dunque possiamo farcela, e che probabilmente ce la faremo. Ma questa fiducia, come suggerisce il “probabilmente,” non è incondizionata. Perché le cose vadano nella giusta direzione bisogna che si verifichino alcune circostanze. Detto in due parole, bisogna che diventiamo un po’ più seri, visto che intelligenza, colpi di genio, capacità pratiche non ci hanno mai fatto difetto, ma quanto a serietà, appunto, i conti non tornano.

Per andare sul concreto, un esempio di scarsa serietà è stata la recentissima vicenda del decreto Gelmini sulla scuola. Un pacchetto assai modesto di “riforme,” tanto che le virgolette sono d’obbligo, che però conteneva alcuni piccoli e tuttavia importanti tasselli di un mosaico. Di un mosaico che però … non c’era, e che invece sarebbe stato indispensabile che ci fosse. Perché le riforme sono “organiche” o non sono, come tutti sappiamo, anche se facciamo finta di non saperlo. E la scuola, che è messa malissimo, non ha bisogno di mezze riforme, che poi erano essenzialmente “tagli,” tanto è vero che sia gli studenti, sia i professori e, penso, le anche le famiglie, hanno respinto in massa il goffo tentativo. E le strumentalizzazioni politiche, che pure ci sono state, non hanno certo influito sulla protesta quanto il governo vorrebbe farci credere: c’era materia più che bastevole su cui contestare e protestare.

Si sono sentite e lette cose, nel corso degli estenuanti dibattiti pubblici, che non stanno né in cielo né in terra: cifre sparate a caso, accostamenti improponibili con sistemi scolastici completamente diversi, e questo ad opera non dei “soliti” giornalisti, ma di esponenti del governo e delle istituzioni, zittiti spesso, e talvolta francamente umiliati, da un preside o una direttrice didattica minimamente al corrente di ciò di cui si stava parlando. Uno spettacolo pietoso, soprattutto, ehm, per chi quei politici li ha votati …

Sull’università, dopo che il Governatore della Lombardia Formigoni aveva preso le distanze dal governo contro i tagli indiscriminati, il governo si è precipitato a spiegare, appena un tantino fuori tempo massimo, che bisogna distinguere tra università virtuose e spendaccione: dirlo prima, e assumere un impegno preciso a non penalizzare chi lavora bene, no, vero? Prima fai risorgere dalle sue ceneri il movimento studentesco e poi ti accorgi che forse hai fatto una cavolata … Si può? Evidentemente sì.

Tremonti, che volente o nolente è il primo responsabile degli incubi notturni (e delle figuracce) della Gelmini, è sicuramente uno bravo. Uno che aveva previsto e capito in anticipo—io La paura e la speranza l’ho letto ed apprezzato, e non lo dico così per dire—quello che stava per succedere al mondo finanziario. Non poteva farsi carico di ciò che sarebbe stato di competenza di qualcun altro: spiegare che i tagli erano sì indispensabili, ma che sarebbero stati fatti a ragion veduta, distinguendo, soppesando, calcolando sacrifici e benefici, ecc. Forse quel qualcuno semplicemente non c’è, non c’è nessuno che sappia con precisione come stanno le cose nella realtà effettuale, e che dunque sia in grado di distinguere tra i rami effettivamente secchi e quelli verdi, anzi verdissimi …

Tutto questo, appunto, non è serio. E allora, se diciamo che possiamo farcela, dobbiamo anche avere il coraggio di cacciare incompetenti e improvvisatori dal governo e dalla Pubblica amministrazione, di scegliere meglio tutti i ministri, di studiare di più, di informarsi di più. “Il diavolo è nei dettagli,” si dice. E sono proprio questi che ci fanno girare a vuoto. E dire che si pensava che la disattenzione per la “verità effettuale della cosa” fosse prerogativa della sinistra, ideologica, astratta e inconcludente.

Categorie:informazione, interni
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: