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Il Berlusca e il mentecatto


Dove eravamo rimasti? Con i post in italiano, intendo dire…, dall’ultimo essendo passata tanta di quell’acqua sotto i ponti che quasi non riesco a capacitarmi di come abbia potuto lasciar passare tutto questo tempo. Il fatto è che è più difficile di quel che pensassi tenere in piedi un blog bilingue: questione di atteggiamento mentale, di frequentazione e reperimento delle fonti online, di personali idiosincrasie e di chissà quanti altri fattori, circostanze, pulsioni, interessi, ecc.

Ma oggi è la festa della Repubblica. Il momento adatto per una blogosferica rimpatriata, ancorché tardiva, ancorché poco entusiasmante, data la particolarissima congiuntura “politica” (con le virgolette più o meno obbligatorie). Perché è chiaro che qui non si può parlare che del “caso” di cui tutti scrivono—se ne parlano pure non saprei dire, ma ho la sensazione che no, alla gente non gliene possa fregare di meno, con licenza parlando.

E allora, vediamo un po’ come la possiamo mettere. Dunque, ad uno lo stile di vita del Berlusca può piacere o non piacere, e a me personalmente non piace, e questo non da un punto di vista moralistico (come hanno giustamente detto i vescovi: ognuno se la deve vedere con la propria coscienza, punto e basta), bensì da quello del buon gusto, del senso di ciò che opportuno e di ciò che non lo è, ed anche, se posso dirlo, dell’intelligenza. Però la politica è un’altra cosa. Così uno può non essere un “berlusconiano” e ciononostante essere un elettore più o meno senza tante incertezze dell’attuale capo del governo. Si vota innanzitutto una politica, se poi la persona che la incarna ci convince, tanto meglio. Non viceversa. Ma si può star certi che, quanto a persone, se uno stravede per Franceschini o per Di Pietro, beh, allora qualche problema c’è. Quelli come Franceschini possono andare a genio a chi, non avendo mai fatto politica attiva e non sapendo nulla di come funziona, non immagina neppure lontanamente come un politico di professione abbia potuto far carriera: avete idea di quanta “eleganza e nobiltà d’animo” debba essere capace, o più prosaicamente di quanto “pelo sullo stomaco” debba avere solo per diventare assessore di un comune medio-piccolo? E allora, per favore, lasciamo perdere quel piglio di “superiorità morale” … D’altra parte, se uno non è un po’ sospettoso di un capo partito con la passione per il palcoscenico di un Di Pietro, che si vede lontano un miglio che la politica (o quella che a lui sembra tale) era il suo sogno anche quando faceva il pm, Ok, non ci siamo. Non ho nulla da dire a chi tifa per quei due: se li merita, se li goda.

Detto questo, non voglio sfuggire all’aspetto più spinoso della questione: credo che Berlusconi sia innocente, che non sia, cioè, l’uomo descritto dalla moglie (sulla cui buona fede non mi permetto di avanzare dubbi, ma non sono neppure disposto a prender tutto per oro colato). Il ragionamento di Berlusconi, in sostanza, mi sembra convincente oltre ogni ragionevole dubbio: se avessi avuto qualcosa da nascondere non sarei stato così stupido da farmi scoprire. E detto da uno degli uomini più ricchi del mondo, e che per giunta è partito da zero, c’è da credergli.

Certo la Repubblica ha tutto il diritto di fare la sua campagna, più copie vendute non sono bruscolini e il resto sono chiacchiere. Quel che non è accettabile è questa sinistra mentecatta che cerca di cavar fuori qualche vantaggio elettorale dallo scoop di Repubblica. Forse se si preoccupassero di meno della propria presunta (e contestabile, contestabilissima) “superiorità morale” e di più dei più bassi salari d’Europa percepiti dai loro ex elettori operai perderebbero con dignità e con onore le prossime elezioni e quelle successive, e invece perderanno e basta. E meritatamente, sul piano politico—se anche su quello morale, è una questione che, come si è detto, riguarda le coscienze individuali.

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