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L’effetto Bersani

Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani

E così l’effetto Bersani c’è, e non è poca cosa, dicono i sondaggi. Non voglio dire che ne ero sicuro, perché gli umori dell’elettorato di un partito ex o post comunista io non ho mai saputo decifrarli, ma il sospetto lo avevo. Perché dire Bersani non è come dire Veltroni (né la sua controfigura post democristiana Franceschini), o D’Alema o qualunque altro esponente di primo piano di quel partito—che la loro storia di ex-post dc o pc ce l’hanno scritta in faccia: vecchiume—con rispetto parlando—stranoto che ha arcistufato la stragrande maggioranza degli elettori (tranne, appunto, quelli là).

Guardi la Bindi e vedi una vera catto-comunista, ex dc di quella fauna che ti domandavi che caspita ci facesse, con l’approccio che aveva, in un partito che aveva gestito il potere come lo aveva gestito per più di mezzo secolo, eppure, guarda un po’, stava là a fare la democristiana (ci faceva, cioè, per qualche sua misteriosa ragione, e forse neanche tanto misteriosa).

Guardi Veltroni e ti ricordi quegli ex pci che, per carità, loro erano sì comunisti (nel senso che stavano lì) ma non lo erano neanche un po’, semmai erano kennediani, che è come dire il contrario del comunismo e quasi l’opposto pure del socialismo, nonché una cosa lontanissima persino dalla socialdemocrazia. Dio solo sa che senso avesse ‘sta cosa.

Guardi D’Alema e vedi una persona intelligente—e antipatica quasi a tutti (non a me, si parva licet) proprio perché è un intelligente che sa (fin troppo) di esserlo—ma che, ahimè, ha stampata in faccia l’appartenenza ad una nomenklatura del tempo che fu, carriera iniziata in tenera età (e si vede anche questo).

Guardi Fassino e dici: brava persona, piemontese per bene ed educato, ma troppo preso ad arrampicarsi sugli specchi per dissimulare, anche lui, un’appartenenza e soprattutto un modo di pensare  che affonda le radici nella storia di un partito che fu filo-sovietico, ma vi rendete conto?

E così via. Ma Bersani, chissà perché, è un’altra cosa: a nessuno sano di mente, credo, verrebbe spontaneo di associarlo a Longo, Ingrao, Berlinguer (al massimo a Napoletano, ma qui siamo proprio al limite). Bersani è uno che sembra in grado di riconoscere la realtà a prescindere… E’ uno che, se ci sa fare, lo possono votare in tanti, ma tanti davvero…, eccetto forse una parte non trascurabile degli elettori tradizionali di quel partito. E questo è il suo asso nella manica e il suo problema. Staremo a vedere, ma il discorso comincia a farsi interessante. Il Cavaliere e i suoi consiglieri (al voto, al voto!) sono avvertiti.

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Categorie:interni, partiti

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