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R.W. Emerson, Teologia e natura

Teologia e naturaDopo tanto, rieccomi sul blog in italiano—troppo a lungo trascurato, sebbene mai dimenticato—per proporre una di quelle letture che mi sono più care: una riedizione di Emerson in italiano, recensita su Avvenire qualche giorno fa da Roberto Mussapi (Teologia e natura, Marietti, 2010, di cui io posseggo la prima edizione, del 1991). Riproduco qui di seguito la recensione e raccomando vivamente, oltre alla lettura della medesima, quella del prezioso volumetto. Una maniera fantastica per celebrare l’estate, le vacanze e, appunto, la natura. Grazie ad Angelo Bottone per avermi segnalato (per email)  l’articolo.

…………

Emerson il poeta salva il «teologo»

Lo scrittore americano dell’Ottocento legge la natura come una manifestazione dell’anima universale E così il punto di vista artistico diventa mistico

di ROBERTO MUSSAPI (Avvenire, 19.06.2010)

«Sono nato poeta. Poeta di terz’ordine, senza dubbio, ma poeta. Questa è la mia natura e la mia vo cazione. Il mio canto, non c’è dubbio, è rauco, e per la maggior parte in prosa. Tuttavia sono poe ta, nel senso che percepisco e amo le armonie che sono nell’anima e le armonie che sono nella materia e specialmente le corrispondenze tra queste e quelle». Nato a Boston nel 1803, morto nel 1882, Ralph Waldo Emerson è uno dei grandi fondatori della letteratura e del pensiero americani. Il suo saggio fondamentale, Natura, esce nel mitico quinquennio in cui esplode in forma piena la nuova letteratura americana: tra il 1850 e il 1855 vedevano la luce Moby-Dick di Melville, i capolavori di Thoreau, Hawthorne, il mitico Foglie d’erba, grande libro di Walt Whitman che fonda la poesia americana, e appunto i saggi di Ralph Waldo Emerson. Che non solo sono fondamentali come alimento della poesia di Whitman, ma mettono in azione e in scena la poesia come forza motrice dell’universo letterario.

Emerson sa di essere, in senso stretto, poeta di terz’ordine, come i suoi peraltro pochi versi dimostrano. Ma sa di essere poeta in toto, in quanto fonda il suo pensiero sulla poesia come forza simbolica al centro dell’essere. Quando pubblicai un’ampia scelta dei suoi saggi nel 1989 in un Oscar Mondadori (un’edizione mirata a un pubblico vasto), speravo che la centralità della sua esperienza si imponesse nell’elaborazione poetica e in genere culturale italiana. Ciò non avvenne, ma la crescente attenzione alla sua opera sembra dimostrare che bisogna avere pazienza.

Una raccolta di saggi appena uscita, Teologia e natura, a cura di Pier Cesare Bori (traduzione di Massimo Lollini), attesta che Emerson sta entrando nel nostro mondo. L’elemento fondamentale dell’opera di Emerson è la continua attenzione alle relazioni, a ciò che lega tutte le parti della realtà. Per ottenere tale visione profonda, Emerson postulò uno «sguardo obliquo», o «in direzione », consistente nel guardare le cose «con l’angolo meno usato dell’occhio… Non apprendiamo niente esattamente finché non apprendiamo il carattere simbolico della vita». L’aggettivo «trascendentale» coniato da Emerson indica la parola capace di cogliere la natura simbolica della cosa, in tal modo riunificandola ulteriormente all’anima di cui la cosa è simbolo.

Splendida la metafora della vita come «un cerchio il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo» che pare desunta dall’osservazione del miracoloso crearsi e svanire della forma quando si lancia un sasso in un’acqua ferma. Circolarità, natura come manifestazione dell’anima universale, le due polarità che reg­gono il mondo, di cui l’interprete eletto è il poeta. Non necessariamente o meglio non esclusivamente il grande poeta, ma l’uomo che osserva la realtà dal punto di vista della poesia. Visione poetica del mondo che è anche visione mistica.

I grandi temi del pensiero, della natura, della storia, del mito, della morale sono rivisitati in un excursus straordinario che – parafrasando l’autore – scorre perennemente davanti alla Sfinge: Platone e Socrate, Buddha e Shakespeare, Coleridge e Swedenborg, i sapienti dell’umanità sfilano davanti alla statua dell’enigma. È un superamento del pensiero filosofico in senso stretto, nel recupero, accanto ai filosofi, del pensiero lontano, orientale e antico, di quell’originario e generante stupore. Ora nello scritto illuminante che accompagna la felice e necessaria scelta di saggi emersoniana, Bori indica addirittura un superamento del pensiero teologico dal quale, come egli dimostra, Emerson in parte sostanziosa discende. Al magistero di quelli che definisce ebrei e greci, intendendo l’Antico e il Nuovo Testamento, Emerson accosta la parola della natura stessa e la lettura di altre grandi religioni.

Non un generoso eclettismo, prosegue Bori, ma uno smarginamento e una discesa verso il fondo del pensiero biblico. Che non è ridimensionato ma come liberato al suo brivido germinale e al suo divenire. Emerson esce dalla teologia grazie all’idea di essere poeta. Un poeta scadente per i suoi versi, un vero poeta perché mette al centro di filosofia e teologia la voce profetica e visionaria che le originarono e ancora le ispirano.

Ralph Waldo Emerson
TEOLOGIA E NATURA
Marietti. Pagine 208. Euro 12 ,00

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  1. gliannalidellamerda
    3 settembre, 2010 alle 13:06

    Buongiorno, Siete in contatto con il prof Mussapi? sarei interessato ad acquistare una copia di quell’Oscar Mondadori datato 1989. Sono disposto ad andare a prenderla anche a timbuctu, se necessario. Grazie. Nicola.

  2. Valentina
    23 aprile, 2014 alle 20:45

    Salve. L’articolo del prof. Mussapi purtroppo presenta degli errori piuttosto evidenti: il mainfesto filosofico di Emerson, Nature, è del 1836, quindi ovviamente non venne redatto nel quinquennio di cui parla, dal 1850 al 1855. Emerson inoltre fu prolifico poeta, non scrisse pochi versi come afferma il professore: a testimonianza di ciò si confronti il volume Poems, della Houghtoun Mifflin, che raccoglie il corpus emersoniano in 12 volumi.

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