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Enzo Reale: 1972

1972Dalla blogosfera alla carta stampata: può essere un bel viaggio, un’avventura di quelle memorabili, forse un salto di qualità di cui andare orgogliosi. Il fatto è, naturalmente, che i due territori sono sì contigui, ma anche diversissimi, e ciò che più hanno in comune, le parole, sono quanto di più inadatto ad esercizi di comparazione tra mondi diversi, universi paralleli e cose del genere. Ma le storie che raccontano, quelle parole, possono essere straordinariamente attuali (e dunque piene di suggestioni), anche a distanza di anni, se portano dentro di sé il senso della storia e la fatica di una ricerca infinita, quale quella, per dire, della libertà. Allora non esiste più blogosfera e carta stampata, e tutto quel che segue, esiste solo la parola, il senso, le idee, il coraggio e la forza di queste ultime.

Ecco, se dovessi condensare in poche parole il libro di Enzo Reale—o meglio ciò che esso rappresenta per uno che, come me, ha letto pressocché quotidianamente quel blog, 1972, per anni, e che ora vede il tutto trasportato in un ricco, voluminosissimo libro che riunisce i post di anni sicuramente interessanti, controversi, complicati—ecco, dicevo, come me la caverei. Ma chiaramente non è così che si riuscirebbe a rendere l’idea. Un conto è, appunto, cavarsela in qualche modo, un altro è fare le cose come si deve. Va bene, ma… sono quasi 800 (ottocento) pagine! Vero, sono tante. Epperò, vogliamo mettere? Avere la possibilità di ritrovare su carta, in un unico luogo, tanto fervore di storia e idee, di passione e fede in quelle idee, è un piacere e una gioia che difficilmente si possono spiegare. Si può solo parteciparne, ed io ne partecipo volentieri e ne rendo qui testimonianza con gratitudine. Insomma, questa trasmigrazione dalla blogosfera alla carta stampata andava fatta. E’ cosa buona e giusta. Così mi sembra detto meglio.

Enzo scrive: “Ho raccolto in questo libro alcuni dei post più argomentati scritti in dieci anni di blog (2003-2012). I testi sono quelli originali. Le uniche modifiche riguardano correzioni grammaticali o stilistiche e qualche citazione, che è stata accorciata per rendere traduzione e lettura più agevoli. I contenuti sono rimasti intatti e devo dire che non sembrano accusare il trascorrere del tempo. Ciò non si deve tanto all’intuizione del sottoscritto, quanto alla prevedibilità e persistenza del pensiero unico e politicamente corretto che ha invaso la mentalità occidentale dopo l’11 settembre 2001 (ma forse anche prima), per farsi elemento costitutivo della sua involuzione.” Naturalmente, sottoscrivo parola per parola.

“Per me—prosegue Enzo—quella di 1972 è stata una tappa di crescita e di confronto probabilmente irripetibile, oltre che la migliore iniziativa che mi sia mai venuta in mente da un punto di vista professionale (considero la redazione di un blog alla stregua di un lavoro, anche se in genere molto più piacevole del normale). Se ho scritto durante tutto questo tempo è stato soprattutto per ordinare le idee e provare ad elaborare un pensiero coerente. Credo di avercela fatta.”

Certo che ce l’ha fatta, e alla grande, direi. E sono sicuro che di questo successo sapranno e vorranno partecipare coloro i quali leggeranno (o ri-leggeranno) questo libro. Ben pensato e argomentato, ben scritto. E, di conseguenza, ben letto (e riletto).

Enzo Reale, 1972 (I posti della ragione erano tutti occupati), CreateSpace, 2013, 790 pp. Disponibile anche in edizione digitale (Piattaforma Amazon).

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Categorie:america, esteri
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