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Archive for the ‘blogosfera’ Category

This weblog has moved

6 settembre, 2006 Lascia un commento
in English This weblog has moved to a new location!
You can still browse the archives here (by date & category, see below), but the new blog is located at

  
Please update your bookmarks, links and feed to refer to this new address.


in italiano Come gia annunciato nei giorni scorsi, Wind Rose Hotel si è trasferito. Il nuovo indirizzo è

 
Resta qui, disponibile per la consultazione, l’archivio (per data e categorie, vedi più giù) dei post scritti tra il 22 ottobre 2003 e il 6 settembre 2006. Siete gentilmente pregati di aggiornare i vostri bookmarks e links, oltre al feed.

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Categorie:blogosfera

Il nuovo Wind Rose Hotel

2 settembre, 2006 5 commenti

Ci siamo: tutto è pronto per ricominciare sulla nuova piattaforma—ho scelto Blogger, che mi è sembrata abbastanza affidabile e ben attrezzata—e per lasciarsi alle spalle le frustrazioni sperimentate da queste parti. Però è un peccato, perché sotto molti aspetti Splinder è ottima. A cominciare dall’editor. Ma come si fa con dei feeds che funzionano un giorno sì e tre no?
 
In ogni caso, amici e lettori di Wind Rose Hotel, sento il dovere di mettervi in guardia: il layout del nuovo blog è diversissimo da quello che state visualizzando adesso (e al quale, personalmente, ero molto affezionato). Ma il cambiamento (nella continuità, naturalmente …) è una legge ferrea della vita. Anzi, è l’unica realtà immutabile. E inoltre cambiare (magari non solo l’aspetto del proprio blog) fa bene. Rinnovarsi fa bene.
 
Vabbè, tutto questo solo per esortarvi ad aggiornare i vostri bookmarks e blogrolls, perché, d’accordo, i cambiamenti saranno anche stimolanti e tutto quello che si vuole, ma l’essenziale è la circolazione delle idee, e quella è una storia che si scrive insieme. Perciò vi aspetto, ma con calma, perché devo ancora riprendermi dalla fatica—cambiare stanca, eccome se stanca …

Categorie:blogosfera

Lavori in corso

29 agosto, 2006 193 commenti

Blog latitante nei prossimi giorni, causa molto probabile cambio di piattaforma. Qui non funziona più come una volta (feeds in testa). Sto provando le varie alternative. Ho già scartato TypePad, che non consente di intervenire sul template (a meno che non si sia disposti a farsi spillare cifre ragguardevoli). A presto.

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Libertà

13 giugno, 2006 21 commenti

On The Trail of the Pilgrim FathersTocqueVille ha un anno, ed io mi unisco ai tanti che celebrano il compleanno. E’ stato un anno, come tutti sanno, di grande crescita per questa aggregazione di blogs, uno sviluppo inatteso per le proporzioni (oggi sono ben novecento i “cittadini”), ma proprio per questo carico di significato: evidentemente c’era bisogno di TocqueVille, meglio, la cultura politica italiana aveva bisogno di questa novità.
 
Tra le varie anime della “Città dei Liberi”—così si compiacciono di chiamarla i TocqueVillers, e a buon diritto, a mio avviso—si verificano talvolta conflitti e qualche screzio, cosa non sorprendente se pensiamo che vi convivono “destri” e radicali, neocons (“idealisti wilsoniani”) e “realisti,” cattolici a 24 carati e laicisti, e in più alcuni (pochi) “riformisti”—virgolette d’obbligo, data la confusione che regna sovrana, oramai, circa il significato da attribuire a un termine che definire abusato sarebbe il minimo …
 
Eppure, nonostante questa eterogeneità, i motivi che spingono alla sintesi sono nettamente prevalenti rispetto a quelli che indurrebbero alla divisione e alla rottura. Probabilmente ciò è dovuto almeno in parte alle ben note anomalie italiane, prima fra tutte una “sinistra democratica” dimentica di se stessa—quella che ho tante volte cercato di dipingere su questo blog—e divisa al proprio interno tra chi vorrebbe liberarsi dalle incrostazioni estremistiche, ma non riesce e non vuole andare fino in fondo in quella difficile impresa, e chi pensa o fa finta di pensare che non ci sia proprio nulla di cui sbarazzarsi. E taccio della sinistra radicale, sulla quale non si può dir nulla, se non che è incredibile che ci sia ancora tanta gente che crede che un Paese come l’Italia possa essere affidato ai Diliberto e ai Bertinotti, ancorché di quest’ultimo si possa almeno apprezzare l’intelligenza e un fair play rarissimo da quelle parti.
 
Questa è un’epoca in cui tutto è rimesso in discussione, e non solo in Italia. Se in Gran Bretagna, ad esempio, Tony Blair è odiato più che altro dai suoi compagni di partito, una ragione profonda deve pur esserci, e questa investe la natura stessa della sinistra. Penso che davvero sia arrivato il momento di lasciar perdere concetti come “destra” e “sinistra.” Per non parlare di contrapposizioni come quella tra “laici” e “cattolici,” che—non da oggi, e neppure da ieri—mostrano segni di un tale logoramento che si fa persino fatica a costruirci su un ragionamento serio.
 
Mi rendo conto, però, che ci vorranno anni e anni per fuoriuscire da quelle categorie mentali. E’ l’approdo, comunque, che è sommamente incerto: noi non sappiamo dove ci porterà questo rimescolamento di carte. La “questione religiosa” e i grandi temi della bioetica sono emblematici di questa incertezza: attraversano i tradizionali steccati e lasciano di stucco chi vorrebbe semplificare. Atei (devoti o meno) appoggiano le posizioni più oltranziste del Vaticano in materia di bioetica e di morale sessuale, cardinali di Santa Romana Chiesa si fanno applaudire dai laicisti e dai “libertini” con interviste clamorose e imbarazzanti.
 
Ci può essere ancora qualcosa come una linea di demarcazione invalicabile, un Vallum Hadriani che impedisca alla confusione di generare un disorientamento totale, che separi la barbarie politica dalla civiltà, il progresso ragionevole dalla conservazione becera, l’umanesimo dalla sua negazione? Io penso di sì, ma non saprei indicarla con precisione nella mappa ideale del nostro universo politico, culturale e civile. Quello che credo di sapere con ragionevole certezza è che i vecchi spartiacque separano ormai soltanto i pregiudizi degli uni dai pregiudizi degli altri, cioè servono solo a fomentare polemiche sostanzialmente sterili.
 
In questo contesto di incertezza saranno fondamentali il pensiero creativo e il gusto del “mettersi in cammino” che, a mio avviso, hanno contrassegnato la nascita e il primo anno di vita di TocqueVille. Per proseguire servirà un coraggio da pionieri per addentrarsi in territori inesplorati e selvaggi, così come servirà un anticonformismo ai limiti della spregiudicatezza intellettuale per tracciare nuove rotte, diverse da quelle percorse dalle generazioni che ci hanno preceduto, anche se la meta, alla fine, non potrà che essere quella di sempre: la Terra promessa che i Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America ci hanno insegnato a chiamare con l’unica parola che può unire tutti i nuovi Pellegrini: LIBERTA’.

Centomila volte grazie

1 giugno, 2006 9 commenti

In genere rifuggo dalle celebrazioni, ma questa è una cosa simpatica da segnalare: stamane, presumo vero l’alba, il blog ha superato quota centomila visite. Dal 22 ottobre 2003 ad oggi. Centomila volte grazie di cuore a tutti i lettori.   

 
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Ritorno a Tocque-Ville

24 maggio, 2006 41 commenti

Non è che sia cambiata
Tocque-Ville, e non è neppure in questione che sia cambiato io, in verità. E’ che si è spento quel barlume di speranza, quella ostinata (e forse irragionevole) fiducia che una sinistra come quella che volevo potesse esistere da qualche parte, in qualche luogo fisico e non solo nella mia immaginazione. Era—e lo sapevo bene—più uno scherzo della nostalgia per la sinistra che fu, per quanto minoritaria, e una questione di puntiglio: perché lasciare il campo libero agli avversari di sempre? 
 
E’ venuto il tempo di prenderne atto: «se» esiste una sia pur piccola possibilità che qualcosa di vagamente somigliante a ciò che cercavo—purtroppo nel posto sbagliato e nel tempo sbagliato—ci sia davvero, e «se», soprattutto, può avere ancora senso cercare, allora è molto probabile che, analogamente a ciò che è già successo in America, non sia tra le file dei falsi liberals che una ricerca siffatta possa dare qualche frutto. Per questo, alla maniera di Christopher Hitchens, posso oggi dire: "So call me a neo-conservative if you must."
 
Dunque, uscito una volta, da amico, per via delle mie “ostinazioni,” ora penso sia venuto il tempo di rientrare, e di riprendere la mia ricerca—stavolta, però, nel posto giusto, nel tempo giusto—da dove l’avevo interrotta, cioè dove vivono i miei simili, in quella Città dei Liberi a far nascere la quale ho avuto il privilegio di dare un piccolo contributo.   

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Ecco chi è il numero uno!


Camillo ha toppato, e di brutto: non è affatto vero che, tra i due giocolieri proposti a distanza di quattro giorni l’uno dall’altro, il secondo sia superiore al primo (ovvero, per usare il linguaggio “goliardico” del Nostro, che l’uno debba considerarsi “una pippa” al cospetto dell’altro). Tanto per cominciare, il presunto campionissimo non va a tempo, e scusate se è poco—ci tengo a precisare che, per formulare un così grave addebito, mi sono avvalso della consulenza super partes di mia figlia decenne, in famiglia massima autorità in materia di spettacoli circensi, danze e musica pop. Che altro dire? Sarà che con cinque palle è più difficile che con due, non discuto, sarà tutto quello che si vuole, ma, quanto meno da un punto di vista  puramente artistico, tra i due c’è la stessa differenza che passa tra un genio assoluto e un ottimo e diligente virtuoso del settore. Sul resto si può anche discutere, ma onestamente non me ne può importare di meno.

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