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Archive for the ‘esteri’ Category

Come e perché Trump ha mandato fuori di testa le celebrities liberal

Il mio pezzo su Atlantico di oggi:

Chi osserva con un po’ di attenzione le cose d’Oltreoceano, anche senza bisogno di essere un professionista dell’informazione o un esperto di scienze comportamentali, non avrà potuto fare a meno di constatare sino a quali livelli di barbarie verbale (e iconografica) si siano spinti di recente gli odiatori del presidente Trump che si annidano nel mondo della cultura e dello show business. Tanto che, guardando il tutto dal punto di vista delle persone normali e di buon senso, si è combattuti, pirandellianamente, tra lo sgomento per situazioni e comportamenti che ci fanno inorridire e l’ilarità che è prodotta dallo strampalato intreccio di tragico e grottesco che quella realtà ci propone… CONTINUA A LEGGERE

UPDATE 18/06/2019 Anche su ITALIA OGGI (grazie, onoratissimo!)

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Categorie:america, costume, esteri, world

Los Angeles è una città sommersa dai rifiuti

L’articolo su Los Angeles pubblicato il 7 giugno scorso su Atlantico è stato ripubblicato da Italia Oggi.

Categorie:america, esteri, luoghi, world

Immondizia, malattie, clandestini, sbandati: Los Angeles e le “sanctuary cities” al collasso, nel silenzio dei liberal

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Dal mio articolo per Atlantico del 7/06/2019:

Più di un anno fa, quando ne parlai per la prima volta, qui su Atlantico, dovetti premettere che non stavo citando da The Onion, il più famoso news site satirico d’America. Oggi, quando negli Stati Uniti si parla del degrado delle sanctuary cities (traduzione: città rifugio per disperati e sbandati di ogni sorta), non è più necessario precisare: le notizie corrono e ormai è chiaro che il disastro, particolarmente in California, è di proporzioni gigantesche. A Los Angeles, conclamata capitale degli homeless people d’America (che nel corso degli ultimi dodici mesi sono aumentati del 12 per cento raggiungendo il numero di 59 mila persone), le montagne di rifiuti crescono a vista d’occhio, e con esse, inevitabilmente, il numero dei topi. A poco sono serviti – se non sono stati del tutto inutili – i tentativi di ripulire almeno parzialmente le zone messe peggio. Il supervisore della Contea, Janice Hahn, ha definito la situazione “demoralizzante”… CONTINUA A LEGGERE

Categorie:america, esteri

Trump, eroe da mitologia greca

Il mio articolo di sabato scorso su Atlantico (vedi il mio post precedente) è su Italia Oggi! Un sentito ringraziamento al direttore, Pierluigi Magnaschi.

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P.S. Anche nell’edizione online.

“The Case for Trump”: un presidente di cui l’America ha bisogno ma che non sarà mai compreso e apprezzato

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L’archetipo dell’eroe tragico che dalla Grecia antica arriva fino ai più classici film western, l’uomo solo contro il Male, disprezzato da molti (per non dire quasi tutti), anche da quelli che dovrebbero solo ringraziarlo, ma indispensabile, insostituibile, rozzo nei modi, fino alla brutalità, ma nobile nello spirito. Fa il suo lavoro, risolve quello che c’è da risolvere, e poi se ne deve andare, o se ne va spontaneamente, ferito dall’ingratitudine, solo, assieme al sole che tramonta su un mondo ripulito. Tutto questo lo leggete in questo anticipo di recensione di un libro che va letto. Come i classici ai quali si è ispirato Victor Davis Hanson per il suo libro The Case for Trump (“Il caso Trump”), in uscita il 5 marzo.

[Dal mio articolo per Atlantico del 2/03/2019]

Tra i tanti libri pro-Donald Trump che sono stati pubblicati—e che per lo più non sono di eccelso valore, vuoi perché eccessivamente apologetici, vuoi per via dello scarso spessore letterario e politologico degli autori—ne spicca uno che sta per uscire (per i tipi di Basic Books), il cui autore è il meno sospettabile di piaggeria e mediocrità. Si tratta di The Case for Trump, di Victor Davis Hanson, famoso classicista e storico militare, commentatore fisso del National Review e senior fellow del prestigioso think tank della Stanford University noto come Hoover Institution on War, Revolution, and Peace.

Il libro spiega come un uomo d’affari e una celebrità mediatica senza alcuna esperienza politica sia riuscito a trionfare su sedici qualificatissimi rivali repubblicani e contro una candidata democratica con un quarto di miliardo di dollari a disposizione per la campagna elettorale, per non parlare dell’ostilità sorda dell’intero establishment di Washington e della quasi totalità dei media. Una specie di miracolo. Il ritratto di The Donald include una tesi singolare e affascinante: il presidente è una sorta di “eroe tragico” di tipo classico, di cui l’America ha disperatamente bisogno ma che non sarà mai apprezzato come merita nel proprio Paese. CONTINUA A LEGGERE

Quando il fact-checking è esso stesso fake-news: chi controlla i “controllori”?

23 gennaio, 2019 Lascia un commento

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Il mio pezzo su Atlantico di oggi…

I media americani hanno abbandonato il loro compito primario, che è quello di dare le notizie. Sono passati i tempi in cui si offrivano al lettore le famose 5 W: Who? (Chi?), What? (Che cosa?), When? (Quando?), Where? (Dove?), Why? (Perché?). Oggi bisogna dire alla gente cosa deve pensare, e questo dopo aver accuratamente filtrato le notizie attraverso diversi strati di pregiudizio e di faziosità. L’ultimo espediente che hanno escogitato è il cosiddetto “fact-checking” (letteralmente: controllo/verifica dei fatti), da applicare rigorosamente—e in tempo reale—soltanto al presidente Trump. Quando mai, infatti, si sono visti sui mainstream media dei fact-checking sulle parole di Barack Obama? CONTINUA A LEGGERE

Categorie:america, esteri, informazione, tv

In Trump odiano l’americano medio: la bancarotta intellettuale dei Democratici

27 ottobre, 2018 Lascia un commento

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Il mio più recente articolo su Atlantico: L’America che odia se stessa…

Niente da fare, no way, l’America degli intellò, salvo rare eccezioni, è due passi indietro rispetto a quella della gente comune, o meglio di coloro i quali si occupano di tutto meno che di insegnare agli altri come va e come dovrebbe andare il mondo. Una dimostrazione pratica di questa verità incontrovertibile ce l’ha offerta un  professore di Scienze informatiche, della Yale University, David Gelernter, con un brillante commento apparso sul Wall Street Journal del 21 ottobre scorso. Il titolo dell’articolo è “La vera ragione per cui odiano Trump”, e il contenuto si dimostra all’altezza del problema evocato, dal momento che l’autore ha quanto meno tentato seriamente di dire qualcosa di sensato e credibile, fuori dagli schemi e dalle semplificazioni che sistematicamente fanno naufragare nella noia e nell’irrilevanza i tentativi analoghi messi in atto dai fini analisti politici di Washington e dintorni… CONTINUA A LEGGERE

Categorie:america, esteri