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Archive for the ‘interni’ Category

A chi sogna ghigliottine impossibili

15 dicembre, 2016 Lascia un commento

forche

Due parole sul clima forcaiolo di questi giorni.

  1. Io lo disapprovo fermamente.
  2. In particolare la rabbia popolare è ingiustificata se indirizzata a Matteo Renzi e ai suoi più stretti e giovani collaboratori: sono appunto troppo giovani per essere ritenuti responsabili di una situazione gravissima e vergognosa. Possono aver fatto degli errori, ma chi non ne fa? Di certo non meritano l’odio di cui sono fatti oggetto.
  3. Intanto bisogna distinguere tra chi ha il sacrosanto diritto di essere inferocito e chi, invece, questo diritto non ce l’ha o lo ha perso. Tra le forse politiche il M5S è l’unico titolato ad essere indignato, per la semplice ragione che i suoi componenti sono nuovi della politica, e quindi, fino a prova contraria, non hanno niente di cui farsi perdonare.
  4. La Lega quel diritto ce l’aveva ma lo ha perso strada facendo, essendosi macchiato, sia pure in grado minore, delle stesse colpe che imputava agli altri..
  5. TUTTE le altre forze politiche non hanno alcun diritto all’indignazione, e men che meno alla rabbia, poiché sono, pro quota, le responsabili del disastro. Tutte più o meno hanno governato e/o sono state rappresentate in Parlamento per decenni, e che cosa hanno combinato? Niente, oppure hanno fatto danni.
  6. Pertanto, tornando al clima forcaiolo, non mi stanno bene neanche le reazioni schifate dei “difensori della casta”.
  7. In particolare, dove erano e cosa facevano i D’Alema, i Bersani, i Napolitano, i Brunetta, i Vendola e tutti quelli della loro specie, mentre la casta si auto-assegnava super-stipendi, super-pensioni, prebende e privilegi di ogni sorta che solo recentemente sono venuti a galla grazie a tardive ma provvidenziali inchieste giornalistiche e a libri come “La Casta”? Se sapevano sono imperdonabili, e se non sapevano sono imperdonabili ugualmente, con l’aggravante della loro personale inettitudine sommata alla nefandezza della situazione in sé e per sé.
  8. By the way, che cosa hanno fatto i giornalisti in tutti questi anni? A parte le succitate eccezioni, dov’erano, di cosa si occupavano, visto che indagare la realtà per informare l’opinione pubblica è un lusso che non si sono consentiti?
  9. Dunque, neanche i giornali hanno diritto all’indignazione.
  10. Ragionamenti analoghi si possono fare con riferimento all’inadeguatezza e all’incapacità dimostrate dalla casta nella lotta alla (propria e altrui) corruzione, alla criminalità organizzata e all’evasione fiscale, oltre che nella gestione della finanza pubblica e in generale nel governo, anzi del malgoverno del Paese.
  11. Ciò detto, credo sia doveroso concedere una ragionevole fiducia a chi non ha ancora avuto modo di massacrare questo Paese. Ma nel contempo penso sia altrettanto doveroso mantenere alta la soglia di vigilanza nei confronti del “nuovo che avanza” (molto a fatica).
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Votare dopo il caso MPS

2 febbraio, 2013 Lascia un commento

Se vogliamo, questa tornata elettorale un aspetto positivo ce l’ha: forse mai come stavolta la possibilità di dare voti differenziati Camera/Senato può avere un senso e una legittimità—sul piano etico e politico—indiscutibili. Di sicuro, così mi regolerò personalmente, e con la buona coscienza di NON concedere troppa fiducia a chi non se la merita, né troppo poca a chi, invece, ne meriterebbe di più. Altrettanto certo, a mio avviso, è che questo modo di regolarsi è sempre meglio che astenersi dal voto.

Categorie:interni, partiti

Grazie al cielo, Galli della Loggia e Ricolfi

18 ottobre, 2010 3 commenti

 

Ernesto Galli della Loggia

 

E’ un po’ che qui non si fa il punto della situazione politica italiana. Avevo recentemente scritto qualcosa—che poi, secondo me, era l’essenziale—nel blog in inglese, qui, invece, silenzio. Non è che ciò sia stato per caso, in ogni modo. La noia è tanta, la disaffezione pure. Ma sulla questione di fondo il giudizio non cambia: non c’è alternativa a Berlusconi. Poi si può dire tutto il bene (in dosi omeopatiche) o il male (qui è meglio non quantificare…) che si vuole sul PdL e sul governo, che però sta messo meglio del partito, questo mi sembra lampante. Un po’ sbrigativo il ragionamento? Certo, che sì, anzi, “semplicistico” sarebbe più appropriato, ma capirete, quando se ne hanno le tasche piene non si sta a sottilizzare … Quel che conta, alla fine, è che appunto non ci sono alternative al Berlusca. Piangete, se credete, ma questo è ciò che passa il convento—espressione imbarazzante, lo ammetto, a meno di non ritenere, come Umberto Eco, che dentro i conventi e i monasteri ne succedono di tutti i colori—della politica nazionale.

Per grazia di Dio, comunque, ci sono in giro editorialisti che vanno al sodo e che, quando li leggi, (tu blogger) dici amen e torni a occuparti d’altro con la consapevolezza che ti puoi esimere dall’aggiungere altro e dallo scervellarsi per rendere il concetto a tua volta. Insomma, per fortuna c’è Galli della Loggia e c’è Luca Ricolfi. Entrambi hanno detto la loro, oggi, il primo sul Corriere il secondo su La Stampa (si può leggere anche qui). E mi sembra che abbiano centrato il punto, ciascuno dal proprio angolo visuale: politico Galli della Loggia, politico-economico Ricolfi. Due straordinari contributi alla comprensione di ciò che è in gioco e di chi questa partita la sta giocando.

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Il Delfino spiegato al popolo

18 aprile, 2010 Lascia un commento

Di solito, se uno vuol provare sul serio a capirci qualcosa, nel groviglio delle vicende politiche nazionali, Panebianco e Galli della Loggia rappresentano l’unica speranza. I due più recenti interventi di questi due politologi confermano la regola. Sulla storia del Delfino ribelle mi pare abbiano capito tutto quello che c’è da capire. Il che, attenzione, non significa che tutto sia comprensibile, cioè riconducibile ad una fredda e lucida razionalità. Quel tanto o quel poco che si può capire, insomma, loro te lo presentano elegantemente e senza fronzoli. Su tutto il resto, ovviamente, tacciono, come si conviene, e come anche il qui presente doverosamente si impone (senza far troppa fatica, sia ben chiaro, ed anzi di buon grado).

Categorie:interni, partiti

Santoro, ovvero l’insostenibile leggerezza dei ‘fatti’

18 dicembre, 2009 4 commenti

Oggi ho letto una cosa importante, un’altra l’ho sentita. La prima la si deve alla penna di Antonio Polito, il direttore del Riformista che si è rifiutato di andare ad Anno Zero per via della “presenza in quel programma di Marco Travaglio.” Approvo cordialmente e lascio alla lettura diretta: niente da aggiungere. La seconda la si deve alla lingua di Michele Santoro, che ha tenuto per il suo pubblico una piccola lezione (al contrario) di giornalismo.  Ha detto, tra l’altro, una cosa piccola piccola, ma storica: noi giornalisti dobbiamo render conto, col nostro lavoro, dei “fatti.” Ma, attenzione, un fatto, secondo lui, è anche quel che ha detto il pentito Spatuzza su Berlusconi. Non so se nel corso della trasmissione qualcuno abbia fatto notare a Santoro una “lieve” imprecisione (dopo meno di mezz’ora ho spento la tv, ma finché ho ascoltato nessuno ha rilevato nulla), e dunque nel dubbio me ne incarico io. Quel che dice Spatuzza non è un fatto, è solo quel che dice lui (quello che secondo lui sarebbe tale, cioè un fatto, cioè la verità), semmai un fatto è che Spatuzza dica quel che dice (il che non implica che quel che dice sia un fatto, ma appunto solo che ci troviamo di frontre al fatto che Spatuzza dica quel che dice). Insomma, è più difficile da spiegare che da capire, ma la differenza tra un fatto e quel che qualcuno afferma essere tale è la differenza tra un serio professionista dell’informazione e uno la cui professione, nella migliore delle ipotesi, è quella del gioco delle tre carte. Una lezione memorabile, persino “sublime” nella sua perfezione stilistica ed essenzialità.

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L’effetto Bersani

17 novembre, 2009 1 commento
Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani

E così l’effetto Bersani c’è, e non è poca cosa, dicono i sondaggi. Non voglio dire che ne ero sicuro, perché gli umori dell’elettorato di un partito ex o post comunista io non ho mai saputo decifrarli, ma il sospetto lo avevo. Perché dire Bersani non è come dire Veltroni (né la sua controfigura post democristiana Franceschini), o D’Alema o qualunque altro esponente di primo piano di quel partito—che la loro storia di ex-post dc o pc ce l’hanno scritta in faccia: vecchiume—con rispetto parlando—stranoto che ha arcistufato la stragrande maggioranza degli elettori (tranne, appunto, quelli là).

Guardi la Bindi e vedi una vera catto-comunista, ex dc di quella fauna che ti domandavi che caspita ci facesse, con l’approccio che aveva, in un partito che aveva gestito il potere come lo aveva gestito per più di mezzo secolo, eppure, guarda un po’, stava là a fare la democristiana (ci faceva, cioè, per qualche sua misteriosa ragione, e forse neanche tanto misteriosa).

Guardi Veltroni e ti ricordi quegli ex pci che, per carità, loro erano sì comunisti (nel senso che stavano lì) ma non lo erano neanche un po’, semmai erano kennediani, che è come dire il contrario del comunismo e quasi l’opposto pure del socialismo, nonché una cosa lontanissima persino dalla socialdemocrazia. Dio solo sa che senso avesse ‘sta cosa.

Guardi D’Alema e vedi una persona intelligente—e antipatica quasi a tutti (non a me, si parva licet) proprio perché è un intelligente che sa (fin troppo) di esserlo—ma che, ahimè, ha stampata in faccia l’appartenenza ad una nomenklatura del tempo che fu, carriera iniziata in tenera età (e si vede anche questo).

Guardi Fassino e dici: brava persona, piemontese per bene ed educato, ma troppo preso ad arrampicarsi sugli specchi per dissimulare, anche lui, un’appartenenza e soprattutto un modo di pensare  che affonda le radici nella storia di un partito che fu filo-sovietico, ma vi rendete conto?

E così via. Ma Bersani, chissà perché, è un’altra cosa: a nessuno sano di mente, credo, verrebbe spontaneo di associarlo a Longo, Ingrao, Berlinguer (al massimo a Napoletano, ma qui siamo proprio al limite). Bersani è uno che sembra in grado di riconoscere la realtà a prescindere… E’ uno che, se ci sa fare, lo possono votare in tanti, ma tanti davvero…, eccetto forse una parte non trascurabile degli elettori tradizionali di quel partito. E questo è il suo asso nella manica e il suo problema. Staremo a vedere, ma il discorso comincia a farsi interessante. Il Cavaliere e i suoi consiglieri (al voto, al voto!) sono avvertiti.

Categorie:interni, partiti

Se ognuno di noi facesse come Walter Tobagi

3 novembre, 2009 Lascia un commento

Walter TobagiAncora un editoriale da incorniciare del Corriere della Sera, di quel Ferruccio De Bortoli che da un po’ di tempo sta facendo ciò che i direttori di importanti giornali (ma anche i capi-partito e in generale coloro che svolgono ruoli di grande rilievo in una nazione civile) dovrebbero fare d’abitudine e quasi come un riflesso condizionato: dare l’esempio di cosa significa essere “classe dirigente,” essere testimoni di quell’alto senso di responsabilità senza del quale nulla di buono, chi guida e ispira l’azione di altri uomini e donne, è in grado di lasciare ai posteri. Diciamo la verità: ce n’eravamo dimenticati, ci stavamo rassegnando alla mediocrità elevata a necessità e virtù, allo spirito di fazione spinto oltre ogni limite di decenza e buon senso, al disgusto per la “cosa pubblica” come normalità e sistema di vita, ed ora ci si sorprende nel riascoltare parole, accenti, toni cui ci eravamo completamente disabituati (che tristezza!).  

A rendere ancor più toccante l’editoriale di De Bortoli c’è il riferimento al libro appena uscito della figlia di Walter Tobagi, Benedetta.

S’intitola: «Come mi batte forte il tuo cuore» (Mondadori). Lo anticipiamo oggi su queste colonne. Quando Tobagi fu ucciso, per il coraggio dei suoi scritti a difesa della legalità e dei valori per i quali viviamo, Benedetta aveva appena tre anni. Non l’ha di fatto conosciuto, il padre. Ma lo ha incontrato di nuovo scrivendone la storia. Ha scoperto tutta la sua profondità umana e professionale, la forza del suo pensiero libero, il significato dell’esempio, l’attaccamento alla famiglia, l’etica personale che dovrebbe guidare ogni nostro gesto quotidiano. Se ognuno di noi svolgesse fino in fondo, come hanno fatto Walter e tanti altri come lui, il proprio dovere, questa società sarebbe più giusta, meno egoista, avrebbe più rispetto di sé e dei propri figli.

Già, “se ognuno di noi svolgesse fino in fondo il proprio dovere” … Sarà la rabbia che ogni volta che ripenso a Walter—ricordi personali di qualche piccolo contributo a mantenere vivo il suo ricordo e la sua eredità morale e civile—e a quanto questo Paese (e spesso anche lo stesso Corriere, in cui lui lavorava) non sia stato capace di capire e di onorare come meritava quel grande e generoso italiano, sarà questo, ma De Bortoli mi ha commosso, non mi vergogno di dirlo, e gli sono  grato.

Abbiamo bisogno anche e soprattutto di questo, oggi: di parlare al cuore di chi  ancora  ne ha uno, sepolto sotto tonnellate di chiacchiere, gossip e insulti. Con o senza il permesso di una classe dirigente che tale non è e mai lo sarà, se non nella tragicomica finzione scenica che viene rappresentata ogni giorno che Dio manda in terra.

Categorie:informazione, interni