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Archive for the ‘partiti’ Category

Il Crepuscolo dei Never Trumpers

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Emerald Robinson

[Dal mio articolo per Atlantico  del 9 luglio 2018]

“Persino quando si tratta di sparlare di Donald Trump non è frequente imbattersi in un attacco ruvido e devastante come quello di cui si è incaricata qualche giorno fa Emerald Robinson sulle colonne virtuali di The American Spectator. Bersaglio di tanta veemenza sono i cosiddetti Never Trumpers, cioè quella folta schiera di figure pubbliche che si considerano conservatori, militano o si riconoscono nel Partito Repubblicano, ma avversano fieramente Trump e le sue politiche. La Robinson, giovane e promettente giornalista e scrittrice nonché capo-corrispondente dalla Casa Bianca per la rete Tv via cavo One America News, concentra i suoi strali polemici contro intellettuali e giornalisti ignorando completamente i politici, sui quali con ogni probabilità – e giustamente, direi – ritiene che vada fatto un discorso a parte. Una serie di eventi, esordisce l’articolo, segnalano la crisi irreversibile dei Never Trump Conservatives…” CONTINUA A LEGGERE.

 

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Categorie:america, partiti

Genealogia di Luigi Di Maio

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[Ripubblico qui un mio post di stamane su Facebook]

Questo è l’incipit dell’editoriale di Vittorio Feltri su Libero di oggi:

C’è qualcosa di tragico nel nostro glorioso Paese, che ha dato i natali a uomini illustri i quali hanno inventato e scoperto cose tali da aver cambiato il mondo. Citiamone alcune tanto per chiarirci le idee: la radio, il telefono, il motore a scoppio, la pila elettrica, la lampadina, il pianoforte, l’elicottero, il telescopio, i raggi X e i veicoli spaziali, l’anestesia, la bussola e il giornale, la macchina per scrivere. Mi fermo per non tediarvi. Ripeto. Come è possibile che una terra tanto generosa e produttrice di autentici geni sia oggi in balìa di un ragazzotto senza arte né parte quale Luigi Di Maio, dalle cui labbra pendono ora 60 milioni di connazionali, parecchi dei quali, completamente fuori di senno, lo hanno votato nelle ultime elezioni svoltesi il 4 marzo scorso?

Ora, io ho sempre stimato Feltri, che considero uno dei grandi del giornalismo italiano, ma ci andrei piano con le stroncature. Personalmente, Di Maio non lo sopporto, mi sembra a dir poco inadeguato al ruolo che le elezioni (oltre che Beppe Grillo e la Casaleggio Associati s.r.l.) gli hanno affidato. Ma nel contempo credo che nessuno possa esimersi dal contestualizzare come si deve il suo caso: qualsiasi apprezzamento deve essere accompagnato dalla presa d’atto che la controparte, nel suo complesso, è costituita da personaggi il cui squallore è pari soltanto alla pochezza di Di Maio & C.

Pensate ai Napolitano, agli Amato e agli altri “padri nobili” della classe politica italiana. Pensate ai grandi “tecnici” come Monti o agli illustri “grand commis” dello Stato che hanno rappresentato l’élite della Repubblica. Che cosa hanno lasciato ai posteri? Una selva di privilegi, ingiustizie, squilibri che gridano vendetta. Lasciamo stare i disastri che hanno provocato (o non hanno fatto nulla per impedirli e limitarli) e che sono sempre opinabili, anche malgrado quelle che sembrano evidenze indubitabili. Con tutta la loro scienza e sapienza hanno saputo soltanto creare e alimentare nicchie di privilegio da Terzo mondo: super-stipendi, super-pensioni, super-liquidazioni, un sistema di raccomandazioni, cooptazioni, conventio ad escludendum, a vantaggio proprio, degli amici e degli amici degli amici e in barba ai più elementari criteri di meritocrazia e oggettività. Hanno sostituito l’autoreferenzialità più totale all’interesse collettivo e al rispetto della verità. Hanno perduto qualsiasi legittimazione morale.

Di Maio è il raccolto di quello che è stato seminato. I popoli, anche i più disatrati sotto il profilo morale e culturale, quasi mai perdonano le malefatte dei profittatori della pubblica generosità (cioè del denaro pubblico). Se avessero letto Machiavelli, i nostri “padri della patria” questo lo saprebbero. Ma sono anche ignoranti, o quando leggono capiscono solo quello che vogliono capire.

Categorie:interni, partiti

Se Steve Bannon viene a Roma per imparare

bannon_in_romeQuinto articolo per la mia rubrica “O, America!” su Atlantico.

Prima e dopo lo tsunami elettorale del 4 marzo, Steve Bannon ha detto la sua sulla situazione politica italiana. L’ex stratega di Donald Trump ed ex direttore di Breitbart News – ma nonostante gli “ex” sempre un personaggio di primissimo piano nel panoramo politico internazionale – è convinto che  “per vedere il futuro dell’Ue bisogna guardare al voto italiano”.

A chi sogna ghigliottine impossibili

15 dicembre, 2016 Lascia un commento

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Due parole sul clima forcaiolo di questi giorni.

  1. Io lo disapprovo fermamente.
  2. In particolare la rabbia popolare è ingiustificata se indirizzata a Matteo Renzi e ai suoi più stretti e giovani collaboratori: sono appunto troppo giovani per essere ritenuti responsabili di una situazione gravissima e vergognosa. Possono aver fatto degli errori, ma chi non ne fa? Di certo non meritano l’odio di cui sono fatti oggetto.
  3. Intanto bisogna distinguere tra chi ha il sacrosanto diritto di essere inferocito e chi, invece, questo diritto non ce l’ha o lo ha perso. Tra le forse politiche il M5S è l’unico titolato ad essere indignato, per la semplice ragione che i suoi componenti sono nuovi della politica, e quindi, fino a prova contraria, non hanno niente di cui farsi perdonare.
  4. La Lega quel diritto ce l’aveva ma lo ha perso strada facendo, essendosi macchiato, sia pure in grado minore, delle stesse colpe che imputava agli altri..
  5. TUTTE le altre forze politiche non hanno alcun diritto all’indignazione, e men che meno alla rabbia, poiché sono, pro quota, le responsabili del disastro. Tutte più o meno hanno governato e/o sono state rappresentate in Parlamento per decenni, e che cosa hanno combinato? Niente, oppure hanno fatto danni.
  6. Pertanto, tornando al clima forcaiolo, non mi stanno bene neanche le reazioni schifate dei “difensori della casta”.
  7. In particolare, dove erano e cosa facevano i D’Alema, i Bersani, i Napolitano, i Brunetta, i Vendola e tutti quelli della loro specie, mentre la casta si auto-assegnava super-stipendi, super-pensioni, prebende e privilegi di ogni sorta che solo recentemente sono venuti a galla grazie a tardive ma provvidenziali inchieste giornalistiche e a libri come “La Casta”? Se sapevano sono imperdonabili, e se non sapevano sono imperdonabili ugualmente, con l’aggravante della loro personale inettitudine sommata alla nefandezza della situazione in sé e per sé.
  8. By the way, che cosa hanno fatto i giornalisti in tutti questi anni? A parte le succitate eccezioni, dov’erano, di cosa si occupavano, visto che indagare la realtà per informare l’opinione pubblica è un lusso che non si sono consentiti?
  9. Dunque, neanche i giornali hanno diritto all’indignazione.
  10. Ragionamenti analoghi si possono fare con riferimento all’inadeguatezza e all’incapacità dimostrate dalla casta nella lotta alla (propria e altrui) corruzione, alla criminalità organizzata e all’evasione fiscale, oltre che nella gestione della finanza pubblica e in generale nel governo, anzi del malgoverno del Paese.
  11. Ciò detto, credo sia doveroso concedere una ragionevole fiducia a chi non ha ancora avuto modo di massacrare questo Paese. Ma nel contempo penso sia altrettanto doveroso mantenere alta la soglia di vigilanza nei confronti del “nuovo che avanza” (molto a fatica).
Categorie:interni, partiti

Votare dopo il caso MPS

2 febbraio, 2013 Lascia un commento

Se vogliamo, questa tornata elettorale un aspetto positivo ce l’ha: forse mai come stavolta la possibilità di dare voti differenziati Camera/Senato può avere un senso e una legittimità—sul piano etico e politico—indiscutibili. Di sicuro, così mi regolerò personalmente, e con la buona coscienza di NON concedere troppa fiducia a chi non se la merita, né troppo poca a chi, invece, ne meriterebbe di più. Altrettanto certo, a mio avviso, è che questo modo di regolarsi è sempre meglio che astenersi dal voto.

Categorie:interni, partiti

Grazie al cielo, Galli della Loggia e Ricolfi

18 ottobre, 2010 3 commenti

 

Ernesto Galli della Loggia

 

E’ un po’ che qui non si fa il punto della situazione politica italiana. Avevo recentemente scritto qualcosa—che poi, secondo me, era l’essenziale—nel blog in inglese, qui, invece, silenzio. Non è che ciò sia stato per caso, in ogni modo. La noia è tanta, la disaffezione pure. Ma sulla questione di fondo il giudizio non cambia: non c’è alternativa a Berlusconi. Poi si può dire tutto il bene (in dosi omeopatiche) o il male (qui è meglio non quantificare…) che si vuole sul PdL e sul governo, che però sta messo meglio del partito, questo mi sembra lampante. Un po’ sbrigativo il ragionamento? Certo, che sì, anzi, “semplicistico” sarebbe più appropriato, ma capirete, quando se ne hanno le tasche piene non si sta a sottilizzare … Quel che conta, alla fine, è che appunto non ci sono alternative al Berlusca. Piangete, se credete, ma questo è ciò che passa il convento—espressione imbarazzante, lo ammetto, a meno di non ritenere, come Umberto Eco, che dentro i conventi e i monasteri ne succedono di tutti i colori—della politica nazionale.

Per grazia di Dio, comunque, ci sono in giro editorialisti che vanno al sodo e che, quando li leggi, (tu blogger) dici amen e torni a occuparti d’altro con la consapevolezza che ti puoi esimere dall’aggiungere altro e dallo scervellarsi per rendere il concetto a tua volta. Insomma, per fortuna c’è Galli della Loggia e c’è Luca Ricolfi. Entrambi hanno detto la loro, oggi, il primo sul Corriere il secondo su La Stampa (si può leggere anche qui). E mi sembra che abbiano centrato il punto, ciascuno dal proprio angolo visuale: politico Galli della Loggia, politico-economico Ricolfi. Due straordinari contributi alla comprensione di ciò che è in gioco e di chi questa partita la sta giocando.

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Il Delfino spiegato al popolo

Di solito, se uno vuol provare sul serio a capirci qualcosa, nel groviglio delle vicende politiche nazionali, Panebianco e Galli della Loggia rappresentano l’unica speranza. I due più recenti interventi di questi due politologi confermano la regola. Sulla storia del Delfino ribelle mi pare abbiano capito tutto quello che c’è da capire. Il che, attenzione, non significa che tutto sia comprensibile, cioè riconducibile ad una fredda e lucida razionalità. Quel tanto o quel poco che si può capire, insomma, loro te lo presentano elegantemente e senza fronzoli. Su tutto il resto, ovviamente, tacciono, come si conviene, e come anche il qui presente doverosamente si impone (senza far troppa fatica, sia ben chiaro, ed anzi di buon grado).

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