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Archive for the ‘religione’ Category

Quello che i fatti di Colonia ci insegnano (anche su di noi)

13 gennaio, 2016 2 commenti

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Ieri mattina ho letto il post veramente interessante che Giulia Blasi ha scritto per commentare i fatti di Colonia. Quella che segue è la riflessione che quel post mi ha ispirato, una risposta meditata all’intelligente provocazione intellettuale dell’autrice. Dopo aver fotografato una realtà imbarazzante per tutti noi, giudici severi e spesso inflessibili della barbarie altrui ma dimentichi delle nostre pecche, l’autrice conclude in una maniera che non si può condividere… Per nulla togliere all’integrità delle considerazioni sviluppate dalla Blasi, e quindi per non correre il rischio di fuorviare in alcun modo il lettore con la mia interpretazione dello scritto, chiedo a chi si accinge a leggere questa nota di prendere “prima” visione e di meditare adeguatamente su quanto si espone e si argomenta nel post di Giulia Blasi  (“La violenza di Colonia è tutta intorno a noi”). Buona lettura di entrambe le riflessioni.

Un post interessante che dovrebbe essere letto e commentato nelle scuole, anche se forse non tutti sono in condizione di coglierne appieno il senso e, soprattutto, il valore “pedagogico”. Le donne certamente, sebbene non tutte probabilmente, i padri di figlie femmine, con rarissime eccezioni (perché il mondo è strano), sono tra quelli che possono apprezzare. Di certo una riflessione sulla propria carne viva che colpisce ma non stupisce, dal momento che prende il la da una realtà che solo chi non vuol vedere non vede. Tutto vero, tutto giusto, anche se difficile da digerire, come tutte le verità che fanno male. Però, però, se tutte le premesse del discorso, così come la realtà a cui si fa riferimento, sono assolutamente giuste, condivisibili e inattaccabili, non così le conclusioni e il messaggio che viene lanciato:

Smettiamo di sentirci superiori. Non abbiamo niente da insegnare a chi arriva qui: Tra il nostro mondo e il loro mondo c’è solo la fragile barriera di una legge che in un attimo può essere cancellata, perché in fondo si pensa che la libertà delle donne sia già troppa.

Perché la superiorità – termine antipatico che si potrebbe sostituire con qualche altro, tipo “maggiore adeguatezza ai tempi” senza alterare minimamente il senso del ragionamento – c’è eccome. Essa consiste, per non abbandonare il terreno scelto dall’autrice, “anche” (ma non solo) nella “fragile barriera” di quella legge “che in un attimo può essere cancellata”. Il fatto che da noi quella legge c’è, e che non sia seriamente messa in discussione da alcuno, fa appunto la differenza, che non è affatto piccola: è enorme, profondissima e non minimizzabile da alcuno che sia in pieno possesso delle proprie facoltà mentali e/o in buona fede. Dietro a quella legge c’è un percorso iniziato con la filosofia greca e che si è dipanato nel tempo incrociando il diritto romano, il Cristianesimo, l’Umanesimo, il Rinascimento, l’Illuminismo, la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Francese e giù per li rami fino al femminismo di qualche anno fa, ai movimenti per i diritti civili, ecc.

E’ questo cammino che ha fatto sì che la legge o le leggi in questione non siano soltanto delle leggi ma anche e soprattutto pietre miliari di una civiltà, cioè la civiltà Occidentale. E’ ciò che fa sì che queste leggi non saranno mai abrogate, al contrario di quanto accaduto in Afghanistan e in Iran, e di quanto sta succedendo in Turchia, dove l’eredità e il sogno modernizzatore di Atatürk vengono sommersi e spazzati via da un’ondata di islamismo che si sarebbe infranta in un attimo se solo avesse trovato un background un po’ più solido di quello offerto da una nazione musulmana fino al midollo. La diga non tiene se non è stata progettata come si deve e se il cemento non è buono. Da noi, anche se a fatica, anche se lentamente, abbiamo saputo costruire una solida diga contro la barbarie e, quel che più conta, pur con tutti i nostri limiti, le nostre incoerenze e debolezze, abbiamo stabilito che indietro non si torna per nessuna ragione al mondo. E nessuno tra noi che non sia un perfetto imbecille, un troglodita e un corpo estraneo all’interno della nostra società, ritiene che “in fondo la libertà delle donne sia già troppa”.

Ignorare questa “piccola” differenza è ciò che mi vieta di accettare le conclusioni della riflessione, pur apprezzabile sotto molti profili, di Giulia Blasi, ed anzi mi impone di contestarle nella maniera più ferma e decisa.

Ma non solo, contesto quel tipo di argomentazione per una ragione ancora più seria: mettere in qualche modo sullo stesso piano “noi” e “loro” ha esattamente il valore di una resa al nemico, cioè a chi vorrebbe farci tornare indietro. Se non c’è alcuna differenza sostanziale, infatti, perché dovremmo resistere all’onda islamistica? Se noi non siamo diversi dai barbari di Colonia tanto vale cedere su tutto il fronte. E invece, se vogliamo che a noi non succeda la stessa cosa che è accaduta in Iran e in Afghanistan, e che sta accadendo in Turchia, dobbiamo essere disposti a difendere fino in fondo, senza timidezze, con coraggio e determinazione ciò che siamo, ciò che la nostra storia ha fatto in modo che diventassimo.

Un nuovo libro

24 dicembre, 2012 Lascia un commento

bles_canUn altro libro, stavolta in inglese. Una sfida con me stesso, con il buon senso, con le difficoltà insite nell’impresa. Ma come si può vivere senza sfide, senza chiedere “troppo” alle proprie risorse, alla propria resistenza, fisica e mentale? E così andata anche questa. Adesso il problema sarà inventarsi una nuova sfida, regalarsi un’altra avventura degna di questo nome. Vabbè, lo so, il tutto può sembrare un po’ retorico, e di questo, nel caso, mi rammarico, ma il fatto è che “per me” questa non è retorica, semmai è la felicità di aver portato finalmente a termine qualcosa a cui tenevo: lanciare un messaggio al vento—della vita, e, in qualche modo, della storia, se è vero che ciascuno di noi ha una sia pur piccola voce in capitolo nel gran libro della vita e della storia—e sperare che produca, se non gli effetti desiderati, almeno un qualche modesto risultato. Almeno non mi si potrà rinfacciare di non averci provato. Ma alla fine non è questo l’essenziale? Provarci, tentare, osare.
Quel che posso dire ai miei lettori, a quelli che sanno leggere l’inglese, è che dentro a questo libro ci sono anni di posts, scritti per rendere testimonianza a una certa idea della vita e alla fede in in quell’dea. E’ più che ovvio che uno (che non sia un po’ mitomane), quando si imbarca in un’impresa del genere, non pensa a un best-seller, e quindi non si aspetta chissà cosa. Semplicemente, uno fa quel che si sente di fare, e del resto chi se ne importa—non che il “successo” dia fastidio, chiaro, ma l’essenziale è altro.
Tanto dovevo, tanto ho dato. Adesso mi prendo una pausa: onestamente penso di averla meritata. Ora tocca ai lettori, ai quali è richiesta una fatica assai più lieve della mia, per non parlare del piacere della lettura, che se c’è tanto meglio—ma non oso sperare tanto. Dio li benedica e conceda loro un sereno Natale e un 2013 di gran lunga migliore dell’anno che sta finendo.

Blessed Are the Contrarians: Diary of a Journey Through Interesting Times, by S. R. Piccoli, CreateSpace Independent Publishing Platform (December 21, 2012)

John Henry Newman e l’abito mentale filosofico

16 settembre, 2010 2 commenti

John Henry Newman sarebbe di per sé un argomento attualissimo, ma oggi come oggi—primo giorno della visita ufficiale di Benedetto XVI in Inghilterra e Scozia, nel corso della quale il Venerabile J.H. Newman verrà proclamato “beato”—lo è ovviamente ancora di più. Ne ho parlato recentemente nel blog in inglese e oggi lo faccio anche qui per segnalare un libro di Angelo Bottone, John Henry Newman e l’abito mentale filosofico. Retorica e persona negli Scritti Dublinesi (Prefazione di  Bruno Forte) e la recensione di Marco Semarini che si può leggere sul Blog dell’Uomo Vivo. Sempre di Angelo Bottone segnalo un articolo di ieri l’altro su SIR (Servizio Informazione Religiosa): “BENEDETTO XVI E NEWMAN – Il filo della coscienza. Uniti dalla forte passione per la verità.” Buona lettura—possibilmente anche del libro, non solo dell’articolo e della recensione…

Categorie:filosofia, religione

Il pregiudizio anti-religioso

12 luglio, 2010 1 commento

Il pregiudizio anti-religioso, nelle sue variegate modalità ermenuetiche ed espressive, è l’oggetto di due post di Enzo Reale, ai quali seguirà una terza ed ultima puntata, su 1972. Una lettura tanto più interessante quanto più la provenienza si caratterizza per un approccio  di cui il minimo che si possa dire è che non si fa certo portabandiera un punto di vista “integralistico” e ultra-conservatore. Segno che c’è—ci deve sempre essere—un limite a tutto, e che il laicismo radicale perde colpi. C’è di che complimentarsi con Enzo.

P.S. Ecco il link alla terza puntata della serie.

R.W. Emerson, Teologia e natura

30 giugno, 2010 2 commenti

Teologia e naturaDopo tanto, rieccomi sul blog in italiano—troppo a lungo trascurato, sebbene mai dimenticato—per proporre una di quelle letture che mi sono più care: una riedizione di Emerson in italiano, recensita su Avvenire qualche giorno fa da Roberto Mussapi (Teologia e natura, Marietti, 2010, di cui io posseggo la prima edizione, del 1991). Riproduco qui di seguito la recensione e raccomando vivamente, oltre alla lettura della medesima, quella del prezioso volumetto. Una maniera fantastica per celebrare l’estate, le vacanze e, appunto, la natura. Grazie ad Angelo Bottone per avermi segnalato (per email)  l’articolo.

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Emerson il poeta salva il «teologo»

Lo scrittore americano dell’Ottocento legge la natura come una manifestazione dell’anima universale E così il punto di vista artistico diventa mistico

di ROBERTO MUSSAPI (Avvenire, 19.06.2010)

«Sono nato poeta. Poeta di terz’ordine, senza dubbio, ma poeta. Questa è la mia natura e la mia vo cazione. Il mio canto, non c’è dubbio, è rauco, e per la maggior parte in prosa. Tuttavia sono poe ta, nel senso che percepisco e amo le armonie che sono nell’anima e le armonie che sono nella materia e specialmente le corrispondenze tra queste e quelle». Nato a Boston nel 1803, morto nel 1882, Ralph Waldo Emerson è uno dei grandi fondatori della letteratura e del pensiero americani. Il suo saggio fondamentale, Natura, esce nel mitico quinquennio in cui esplode in forma piena la nuova letteratura americana: tra il 1850 e il 1855 vedevano la luce Moby-Dick di Melville, i capolavori di Thoreau, Hawthorne, il mitico Foglie d’erba, grande libro di Walt Whitman che fonda la poesia americana, e appunto i saggi di Ralph Waldo Emerson. Che non solo sono fondamentali come alimento della poesia di Whitman, ma mettono in azione e in scena la poesia come forza motrice dell’universo letterario.

Emerson sa di essere, in senso stretto, poeta di terz’ordine, come i suoi peraltro pochi versi dimostrano. Ma sa di essere poeta in toto, in quanto fonda il suo pensiero sulla poesia come forza simbolica al centro dell’essere. Quando pubblicai un’ampia scelta dei suoi saggi nel 1989 in un Oscar Mondadori (un’edizione mirata a un pubblico vasto), speravo che la centralità della sua esperienza si imponesse nell’elaborazione poetica e in genere culturale italiana. Ciò non avvenne, ma la crescente attenzione alla sua opera sembra dimostrare che bisogna avere pazienza.

Una raccolta di saggi appena uscita, Teologia e natura, a cura di Pier Cesare Bori (traduzione di Massimo Lollini), attesta che Emerson sta entrando nel nostro mondo. L’elemento fondamentale dell’opera di Emerson è la continua attenzione alle relazioni, a ciò che lega tutte le parti della realtà. Per ottenere tale visione profonda, Emerson postulò uno «sguardo obliquo», o «in direzione », consistente nel guardare le cose «con l’angolo meno usato dell’occhio… Non apprendiamo niente esattamente finché non apprendiamo il carattere simbolico della vita». L’aggettivo «trascendentale» coniato da Emerson indica la parola capace di cogliere la natura simbolica della cosa, in tal modo riunificandola ulteriormente all’anima di cui la cosa è simbolo.

Splendida la metafora della vita come «un cerchio il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo» che pare desunta dall’osservazione del miracoloso crearsi e svanire della forma quando si lancia un sasso in un’acqua ferma. Circolarità, natura come manifestazione dell’anima universale, le due polarità che reg­gono il mondo, di cui l’interprete eletto è il poeta. Non necessariamente o meglio non esclusivamente il grande poeta, ma l’uomo che osserva la realtà dal punto di vista della poesia. Visione poetica del mondo che è anche visione mistica.

I grandi temi del pensiero, della natura, della storia, del mito, della morale sono rivisitati in un excursus straordinario che – parafrasando l’autore – scorre perennemente davanti alla Sfinge: Platone e Socrate, Buddha e Shakespeare, Coleridge e Swedenborg, i sapienti dell’umanità sfilano davanti alla statua dell’enigma. È un superamento del pensiero filosofico in senso stretto, nel recupero, accanto ai filosofi, del pensiero lontano, orientale e antico, di quell’originario e generante stupore. Ora nello scritto illuminante che accompagna la felice e necessaria scelta di saggi emersoniana, Bori indica addirittura un superamento del pensiero teologico dal quale, come egli dimostra, Emerson in parte sostanziosa discende. Al magistero di quelli che definisce ebrei e greci, intendendo l’Antico e il Nuovo Testamento, Emerson accosta la parola della natura stessa e la lettura di altre grandi religioni.

Non un generoso eclettismo, prosegue Bori, ma uno smarginamento e una discesa verso il fondo del pensiero biblico. Che non è ridimensionato ma come liberato al suo brivido germinale e al suo divenire. Emerson esce dalla teologia grazie all’idea di essere poeta. Un poeta scadente per i suoi versi, un vero poeta perché mette al centro di filosofia e teologia la voce profetica e visionaria che le originarono e ancora le ispirano.

Ralph Waldo Emerson
TEOLOGIA E NATURA
Marietti. Pagine 208. Euro 12 ,00

Un saggio di Chesterton

La Chiesa Cattolica

Un celebre saggio di G. K. Chesterton, The Catholic Church and convertion, del 1927, ripubblicato dopo decenni in italiano da Lindau e recensito da Massimo Donaddio per il Sole 24 Ore. Nel libro Chesterton guida il lettore

alla scoperta del suo mondo interiore, delle ragioni che lo hanno convinto ad abbracciare la fede cattolica e dei pregiudizi che impediscono a molti di avere lo stesso suo grado di fiducia nei confronti di questa istituzione bimillenaria. Il brillante scrittore inglese adopera spesso il registro dell’ironia per intavolare un’apologia della fede che deve molto al tempo e al contesto in cui fu scritta, ma che non è priva di una sua organicità e sensatezza anche a distanza di tempo. Addirittura profetici alcuni giudizi dell’autore sui movimenti culturali più in voga nell’Inghilterra dei primi decenni del Novecento (socialismo, bolscevismo, futurismo, spiritismo), da Chesterton bollati come filosofie che non avrebbero potuto reggere l’urto del tempo, come è invece proprio delle religioni, e del cattolicesimo in particolare.

Fede e ragione: parla Maritain

16 novembre, 2009 Lascia un commento
Jacques Maritain

Jacques Maritain

Un duro attacco al cattolico Dario Antiseri, nonché a cristiani come Vattimo e scettici come Rorty, i quali tutti insieme finiscono col trovarsi d’accordo sull’impossibilità di fondare razionalmente la fede, lasciando inoltre intendere che chi “non si adegua al trend culturale è fuori della storia.” Il tutto, però, è sostenuto con argomenti “deboli,” nel senso di insostenibili. Questo in una recente conferenza di Antonio Livi (titolo: Moderno e antimoderno. Il tomismo di Jacques Maritain), di cui si riferisce nel blog di Angelo Bottone.

Insomma, è Maritain, il grande pensatore cattolico che ha recuperato i contenuti, e soprattutto la metodologia, della speculazione tomista. “La sua riflessione si concentra sul senso dell’essere tramite il quale la ragione umana coglie ‘l’essere degli essenti, inteso come evidenza di significato (intelligibilità) e allo stesso tempo come inesauribilità di senso (problematicità).’ In altre parole, com’è stato rilevato nella lezione, lo scopo è quello di ribadire la razionalità della fede cristiana.”

Interessante, che si sia d’accordo o meno. E il sottoscritto tifa per Antiseri, un po’ meno per Rorty, e molto, molto meno per Vattimo (come filosofo, ben inteso, ché sul politico è meglio tacere).

Categorie:filosofia, religione