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Archive for the ‘scienza’ Category

Climategate

25 novembre, 2009 1 commento

Mi spiace molto di non poter seguire anche qui, sul blog in italiano, il resoconto dell’incredibile vicenda nota ormai universalmente come “Climategate,” che tra l’altro aveva avuto proprio qui qualche presentimento (vedere questi due post) in tempi molto recenti, ma il tempo a disposizione è quello che è.

Però posso rinviare a queste due cose molto interessanti in italiano:

1)      il post di Piero Vietti per Il Foglio online

2)      l’articolo scritto da Carlo Stagnaro, dell’Istituto Bruno Leoni, per Liberal ripubblicato integralmente su The Right Nation.

Colgo anche l’occasione per ringraziare Andrea Mancia ed Enzo Reale per il “lancio” rispettivamente su The Right Nation e 1972.

Categorie:scienza

Global warming? Sicuro, ma i prossimi dieci anni farà un freddo boia …

28 ottobre, 2009 1 commento

Mai sentito nominare Mojib Latif? Probabilmente no, se non si è mai stati iniziati ai misteri del climate change,  ma è arrivato il momento, anche per i profani, di fare la sua conoscenza. E questo per la semplice ragione che questo signore—che è professore di fisica climatica all’Istituto “Leibniz” di Scienze marine dell’Università di Kiel, in Germania, e, quel che più conta, autorevole consulente dell’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite)—l’ha sparata grossa, per così dire, alla faccia dei profeti del global warming: i prossimi dieci anni saranno freddi e piovosi! Se ne dà conto in questo articolo pubblicato su La Stampa di oggi. Latif, ben inteso, non ha saltato il fosso, non è passato dalla parte dei “negazionisti,” però non può fare a meno di riconoscere che “sulla scena ci sono due tipi di variazioni,” dalle cui interazioni c’è da aspettarsi almeno un decennio di stasi climatica. (Via Piero Vietti)

Categorie:ambiente, scienza Tag:

Ma quale Kyoto, è tutta colpa del sole…

25 ottobre, 2009 1 commento

“A teorizzare che l’uomo governa il clima, e a essere stato insignito del premio Nobel per tale teoria,” dice il professor Nicola Scafetta, “è l’Intergovernmental panel on climate change. Ma si ricordi che fu, quello dato all’Ipcc, un Nobel per la pace, non per la scienza.”

In effetti c’è una piccola differenza. Scafetta è uno scienziato di 39 anni che nel 1998, dopo essersi laureato in fisica a Pisa, se n’è andato a continuare i suoi studi in un’università del Texas e poi s’è trasferito a far ricerca e a insegnare al Free-electron laser laboratory della Duke University, uno dei più prestigiosi atenei degli Stati Uniti. Ora, sappiamo che l’Ipcc ritiene che il riscaldamento globale della Terra vada attribuito per il 92,5% ai gas serra prodotti dall’uomo, in primis all’anidride carbonica, e per il 7,5% al Sole. Ebbene, secondo Scaletta l’Ipcc non ha capito nulla. Infatti sembrerebbe vero esattamente il contrario, e cioè che  è il Sole che modifica il clima e surriscalda il pianeta, non l’anidride carbonica e le emissioni dei veicoli e delle industrie. Queste ultime incidono sull’innalzamento delle temperature solo in misura marginale. Si conseguenza, la pretesa del Protocollo di Kyoto non è soltanto ardua, è soprattutto inutile.

Questo e altro in un’intervista rilasciata al Giornale da Nicola Scafetta. Merita di esser letta. Personalmente, come sempre, su questi temi sono neutrale: che diavolo ne so, io, di queste cose, però le campane bisogna ascoltarle tutte. Ai “bigotti” lasciamo i dogmi scientifici, alle persone dotate di un minimo di senso critico, invece, un dibattito franco e aperto.

Categorie:ambiente, scienza

L’ambientalista scettico colpisce ancora

27 maggio, 2008 Lascia un commento

L’ultimo libro dell’”ambientalista scettico” Bjørn Lomborg, Cool it, esce oggi per i tipi di Mondadori in traduzione italiana, con il titolo Stiamo freschi, perché non dobbiamo preoccuparci troppo del riscaldamento globale. Per l’occasione, sul Foglio, edizione online, si legge un’ampia e approfondita recensione di Piero Vietti, che raccomando vivamente all’attenzione dei lettori di WRH.

Vietti ricorda opportunamente che quando uscì il libro che ha fatto conoscere Lomborg in mezzo mondo, L’ambientalista scettico, nel 2001, lo scienziato danese venne accusato di tutto (“disonestà scientifica,” di appartenere alla schiera dei “climate change deniers,” i negazionisti del cambiamento climatico, e peggio). Purtroppo per i detrattori, però, nel frattempo sono arrivati anche riconoscimenti importanti, ad esempio Time lo ha inserito nell’elenco delle cento persone più influenti al mondo e The Guardian lo ha definito “una delle cinquanta persone che possono salvare il pianeta.”

In sintesi Lomborg non contesta affatto la teoria secondo cui l’aumento della temperatura mondiale negli ultimi anni sia dovuta alle emissioni di gas serra provocate dagli uomini, al contrario “la prende sul serio e dimostra come le misure previste dal protocollo di Kyoto e da eventuali nuovi accordi ancora più restrittivi non solo siano irreali ma spesso controproducenti.”

Insomma, da leggere (almeno la recensione, poi eventualmente il libro). Dico solo che la mia sfiducia negli scienziati—o almeno nella “scienza ufficiale,” cioè quella che quando parla guai a chi fiata (il che francamente è piuttosto il contrario di ciò che dovrebbe intendersi con il termine «scienza», ma tant’è)—esce rafforzata in maniera preoccupante da queste letture. Degli ecologisti in genere, per altro, mi sono sempre fidato poco, anche se continuo a pagare regolarmente la mia quota annuale a Greenpeace. Ma lì ci sono di mezzo le balene—che se la devono vedere coi giapponesi, gente tosta e che non molla mai—mica le solite storie.

Vergognosa vittoria dell’intolleranza

15 gennaio, 2008 22 commenti

La nota della sala stampa vaticana recita così:

«A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all’Università degli Studi La Sapienza, che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedì 17 gennaio si è ritenuto opportuno soprassedere all’evento. Il Santo Padre invierà, tuttavia, il previsto intervento».

Nell’aula di Scienze politiche dove era in corso un’assemblea dei collettivi, cori di giubilo—informa il Corriere—hanno salutato la notizia della rinuncia del Papa. In un certo senso, gioisco anch’io. Avevamo bisogno di una prova certa dell’intolleranza laicista? Ebbene, l’abbiamo avuta proprio grazie alla rinuncia di Benedetto XVI, che ha del clamoroso. Se il Papa fosse andato comunque—a parte le probabili e imbarazzanti conseguenze, eufemisticamente parlando—gli intolleranti avrebbero perso, mentre è proprio di questa loro vergognosa “vittoria” che c’era bisogno. Perché fosse chiaro a tutti che la libertà di opinione e la laicità della cultura—che della tolleranza non possono in alcun modo fare a meno—sono soltanto un pallido ricordo e che da oggi in poi i cattolici sono ufficialmente dei perseguitati. Appurato questo, abbiamo liberato il campo da un mucchio di ipocrisie. Vi pare poco?

E il Cardinale ammalio’ il Meeting

25 agosto, 2006 1 commento

Sul Foglio uno splendido resoconto dell’intervento dell’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, al Meeting di Rimini. Presentazione leggermente enfatica (questione di linee editoriali, ma questo è normale in regime di libertà di stampa e con buona pace dei laicisti incalliti):

fra i più grandi teologi viventi, il cui nome è stato fatto spesso per il pontificato, […] oratoria ammaliante tipica dei domenicani, […] instancabile poliglotta […]. Porta con eleganza la sua eminenza …

Ad ogni modo, l’uomo non a caso è membro della congregazione per la Dottrina della Fede, nonché allievo di Joseph Ratzinger. E poi—un’annotazione che potrebbe aver fatto Vittorio Messori—il cardinale è l’esemplificazione vivente della differenza fondamentale che c’è fra un teologo cattolico e uno protestante: il primo pensa in “e/e”, il secondo in “o/o”. Ma per afferrare bene il concetto non c’è che leggere tutto l’articolo. Quello che segue è soltanto un piccolo assaggio:

Israele deve vivere

“Israele deve vivere perché è il popolo dell’alleanza e l’alleanza, come ha detto Giovanni Paolo II, non è mai stata revocata. Lo ‘scandalo Israele’ per il mondo e le altre religioni, anche per noi cristiani e gli ebrei non credenti, è che Dio abbia scelto questo piccolo popolo. Lo ha chiamato alla diversità, a essere suo erede e suo popolo. E questo è uno scandalo per le grandi nazioni, che Israele rimanga il segno nella storia che la scelta di Dio è libera. Oso dire con san Paolo che tutta la storia dell’umanità e la storia di oggi è intimamente legata a questa vicenda, all’avventura ebraica, una scelta di Dio che non scusa gli errori umani e il peccato di nessuno, ma resta un fatto con le sue tracce concrete. Israele, fino alla venuta definitiva del Messia che noi crediamo essere Gesù, rimane per sempre questo luogo e questa realtà della prima scelta di Dio. Il popolo eletto mai potrà dire che Dio non ha promesso a lui la terra. La terra d’Israele, nonostante tutto il dramma, rimane un segno concreto della scelta”.

Evoluzionismo*

“L’evoluzionismo alimenta il riduzionismo, nel senso che dimentica l’approccio limitato della metodologia, rendendo la metodologia un tutto. Se assumiamo come un tutto la metodologia limitata dell’approccio quantitativo, soprattutto nel campo della biologia, è allora che vediamo quanto questo sguardo sia riduttivo. La vita è qualcosa di più delle sue condizioni materiali. Cosa sia questo ‘di più’ è la grande difficoltà di oggi, un problema che va al di là della metodologia quantitativa ma che per questo non è meno una realtà”.

Scientismo

“Lo scientismo è il non riconoscere i limiti inerenti alla metodologia e all’approccio quantitativi. Viktor Frankl, discepolo di Freud, psicologo ebreo sopravvissuto ad Auschwitz, ha detto che la saggezza è la scienza più il rispetto dei propri limiti. L’affascinante epopea della scienza moderna è di aver trovato, in un modo sconosciuto a tutta la storia anteriore, la meraviglia dell’origine della vita. I nostri bisnonni non sapevano nulla di ciò che sappiamo noi oggi sul primo momento della genesi di un essere umano nuovo. Non c’è dubbio possibile che dal momento della fecondazione dell’ovulo ci sia già tutto l’essere umano. Questo non vuol dire che basti a se stesso, ha bisogno di molte condizioni per divenire e procedere nella vita, ma è già un essere individuale tra miliardi di altri esseri umani. Non lo sapevano gli anziani, ma noi sì e sempre di più e grazie alle scienze esatte abbiamo una conoscenza che ci obbliga molto più che nel passato al dovere morale. L’uomo da solo non potrebbe e mai potrà produrre anche una sola cellula del corpo, l’immensa complessità di una sola cellula del vivente”.

Cosa è l’uomo?

“L’avventura delle scienze esatte, le chiamiamo sempre così anche se non sono tanto esatte quanto naturali, è di procedere sempre di più nel conoscere le condizioni dell’essere umano. Ma le condizioni non spiegano la domanda metafisica par excellence, ‘quid est?’ diceva Aristotele, cosa è l’uomo? Qualcosa o qualcuno? Il fascino di conoscere fa dimenticare la questione del chi è? Resta la domanda fondamentale, arricchita da tutto il nostro sapere sulle condizioni biologiche. Nella ‘Fides et Ratio’, Giovanni Paolo II aveva detto che dovevamo ritrovare la questione fondamentale dell’uomo e del che cosa è l’uomo”.

* In materia di evoluzione è molto interessante leggere un artcolo del Cardinale pubblicato sul New York Times del 7 luglio 2005 (traduzione italiana presso il sito di Sandro Magister) e la risposta dello stesso alla replica (entrambe in versione italiana) del fisico nucleare Stephen Barr.

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Categorie:religione, scienza