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FINE DELLA LIBERTA’ DI PENSIERO

[Dal mio profilo Facebook *] Allora, come molti di voi sanno, ho scritto un libro che è stato pubblicato a inizio mese. Questo libro ha due particolarità: è in inglese e parla di idee – ovvero di fatti della vita, di poesia, natura, storia e politica, raccontati e discussi nelle loro ricadute sulle nostre visioni del mondo. Non un libro “facile”, né per tutti, nel senso che non è per lettori che vogliono essere semplicemente intrattenuti, o che si aspettano dalle pagine delle risposte precise ad esigenze altrettanto ben individuate. Un libro scritto per gente che vuole innanzitutto pensare, riflettere: una minoranza, gente che mette al primo posto non fatti, cose e persone che fanno fatti e cose, ma idee, concetti e visioni del mondo (che poi inevitabilmente hanno ricadute nelle vite, nelle storie individuali e collettive, cioè nel mondo in cui viviamo).

Che fare, dunque, dopo aver scritto un libro con queste caratteristiche? La risposta è ovvia: far sì che venga letto dal tipo di lettori ai quali è destinato. Ora, tra le altre cose che si possono fare ce n’è una abbastanza scontata e che ha a che fare con i social media: pubblicizzare il libro su Facebook. Ebbene, come titolare di due “pagine”, oltre che di questo profilo personale, erano giorni che ero perseguitato dalle profferte del gigante di Palo Alto (credito pubblicitario in omaggio dopo il primo acquisto), dalla mattina alla sera spot continui… Alla fine ho ceduto: perché non esplorare questa possibilità? Così mi sono addentrato nella procedura prevista, ma… niente da fare! Spot respinto. Perché? Semplice, nel libro ci sono contenuti politici (loro lo sanno, sanno tutto, grazie ai famosi algoritmi), il che richiede una procedura specifica e supplementare: vogliono la foto di un tuo documento di identità perché sei in grado di “interferire” sulle elezioni, e dunque vogliono sapere esattamente chi sei, e inoltre ci vuole un “disclaimer” in cui ti assumi la responsabilità e dichiari che lo spot l’hai pagato tu (o la tale o tal altra azienda con tanto di dati legali). Ora, personalmente non ho problemi ad assumermi le mie responsabilità, non sono uno che agisce nell’anonimato, e quindi ci può stare che do il documento, anche se la cosa mi sembra un tantino grottesca, un po’ esagerata data l’entità del “prodotto” in oggetto, ma in qualche modo uno si sente anche lusingato di potere “interferire” nelle elezioni… 😉

Ma questo, cari amici, non è niente. Dovete sentire il resto. Dunque, come vi dicevo il libro è in inglese, quindi il target sono i lettori anglofoni, cioè americani, canadesi, britannici, australiani, ecc. Ebbene, la procedura prevede che l’invio del documento e il disclaimer siano da ripetersi per ogni singolo stato, il che sarebbe già abbastanza seccante, ma la mazzata finale è data dal fatto che per abilitare la pubblicità negli Usa devi indicare anche un indirizzo postale in loco (e non una semplice casella postale, proprio un indirizzo fisico con tanto di via, numero, codice postale, città), al quale verrà inviata una lettera ovviamente cartacea contenente un link cliccando il quale la procedura verrà sbloccata. In pratica, se non sei americano non puoi pubblicizzare il libro presso gli utenti di Facebook di quel Paese. Di conseguenza io potrò pubblicizzare il libro solo tra gli utenti che vivono in Italia. Capite? Tutto questo, immagino, per impedire che dalla Russia (o chissà, dal Tibet o dall’accidente che vi pare) possano inondare l’America di messaggi pro-Trump e alterare il prossimo voto, senza contare che uno stato estero ha mille possibilità per aggirare l’ostacolo dell’indirizzo postale. Mentre chi viene colpito sono i comuni cittadini che esprimono liberamente delle idee e che desiderano farle circolare liberamente.

Morale della favola: si tratta di un colpo senza precedenti, nella storia americana, alla libertà di pensiero e alla libera circolazione delle idee. Quale sarà il prossimo passo verso la soppressione del dissenso? Dobbiamo rassegnarci a vivere in un mondo nel quale le idee che non piacciono all’establishment non possono più circolare se non clandestinamente, come nella defunta Unione Sovietica e nella Repubblica Popolare Cinese o nella Corea del Nord dei nostri giorni? Kim Jong-un e Xi Jinping come Joe Biden e Mark Elliot Zuckerberg? Si potrebbe obiettare che queste pesanti limitazioni colpiscono chiunque (conservatori, progressisti, “destri” e “sinistri”) allo stesso modo. Vero, ma attenzione, chi ne fa maggiormente le spese non è la sinistra, che ha già il supporto dell’80% dei media, ma i conservatori, la cui forza mediatica consiste principalmente, se non quasi esclusivamente, nella loro radicata e robusta presenza nei social media. Il tutto mi sembra molto “scientifico”. Ma Facebook non si illuda: non ce ne andiamo, non ci arrenderemo mai.

* Questo post, con alcune modifiche e aggiunte, è diventato un articolo per Atlantico Quotidiano del 2 marzo 2021.

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