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Archive for the ‘uomini d’onore’ Category

Questi potenti …

27 settembre, 2009 Lascia un commento

“Nella sua vita d’amatore, El Comandante avrebbe sedotto decine di donne e oggi avrebbe almeno 10 figli.” Beh, verrebbe  da dire, questi potenti non sono poi tutti uguali, qualcuno è più uguale degli altri

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Categorie:esteri, uomini d'onore

Ehi, mica si scherza con la Giustizia …

12 marzo, 2008 2 commenti

Che sarebbe stata dura, per lei, lo si sapeva. Ha osato troppo, perché, vabbè, la legge è uguale per tutti (e ci mancgerebbe!), però bisogna anche imparare a stare al mondo e che certe cose non si fanno. Ossia, si possono anche fare, però dipende. Da un sacco di fattori. Per dire: a chi? perché? con quali presupposti e obiettivi? Mica si scherza con la Giustizia!

E così, per decisione della procura generale della Cassazione, il 27 giugno sarà “processata” davanti alla sezione disciplinare del Csm. Naturalmente stiamo parlando del Gip di Milano Clementina Forleo. Oggetto del procedimento, ovviamente, l’ordinanza con la quale l’imprudente Clementina aveva chiesto alle Camere l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni di alcuni parlamentari, tra cui Piero Fassino e Massimo D’Alema, per la vicenda Unipol.

Certo che è bello sapere che viviamo in un Paese in cui i diritti del cittadino sono tutelati con tanto scrupolo e dedizione—ehi, d’accordo, non si tratta esattamente di cittadini qualunque, ma che vogliamo fare, li discriminiamo solo perché sono dei politici, e magari proprio perché sono di un certa area politica anziché di un’altra? Già, e poi dicono che uno si butta con l’antipolitica! In-gra-ti, ecco quello che sono. Anzi, diciamola tutta: «Ver-go-gna»!

Categorie:interni, uomini d'onore

Auguri, Clementina

5 febbraio, 2008 Lascia un commento

Clementina Forleo, evidentemente, ha stufato. Chi? Il Csm, naturalmente. Infatti si apprende oggi che la Prima Commissione dell’organo di autogoverno della Magistratura ha deciso all’unanimità di muovere un’altra accusa—sempre nell’ambito della procedura di trasferimento d’ufficio, risalente al 4 dicembre scorso, per “incompatibilità ambientale e funzionale”—nei confronti del gip milanese. La Forleo, come riferisce il Corriere e vari altri organi di informazione, avrebbe «personalizzato» le sue funzioni, interessandosi troppo, e ben al di là del suo ruolo istituzionale, al procedimento sulle scalate bancarie.

Che dire? Probabilmente la “trappola” in cui la Forleo è caduta è di tipo emotivo. Molto battagliera, ma anche molto giovane, ha reagito allo stress del suo isolamento istituzionale lasciandosi andare a pubbliche dichiarazioni circa presunte intimidazioni nei suoi confronti da parte di «soggetti istituzionali» e pressioni provenienti da non meglio specificati «poteri forti» affinché desse un taglio ai procedimenti di cui si occupava da gip. Ebbene, il Csm le rinfaccerebbe che tali accuse sarebbero rimaste «prive di riscontro». Dunque, la gip avrebbe creato creato «infondati allarmi» nella pubblica opinione.

Contropiede riuscito, si direbbe. Difficilissimo provare le pressioni, che sono ovviamente e immancabilmente sottili e ambigue—ché altrimenti il «potere» non sarebbe più il «potere» e chiunque potrebbe permettersi il lusso di sparlarne in libertà. Facile, invece, cogliere in fallo chi non ha dimestichezza con il linguaggio “polisemico,” se così si può dire, dei potenti. Qualcuno ricorda come Padre Cristoforo, nei Promessi Sposi, racconta al povero Renzo—che vuol sapere che diavolo ha risposto, il suo persecutore, al volenteroso frate—l’esito infausto del suo colloquio con don Rodrigo?

Le sue parole, io l’ho sentite, e non te le saprei ripetere. Le parole dell’iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello di che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile. Non chieder più in là. Colui non ha proferito il nome di questa innocente, né il tuo; non ha figurato nemmen di conoscervi, non ha detto di pretender nulla; ma… ma pur troppo ho dovuto intendere ch’è irremovibile. [Cap. VII]

Povero Renzo, povera Clementina: che guaio non aver letto il capolavoro manzoniano! Circostanza invero inevitabile nel primo caso, ma non, ahimè, nel secondo. Una cosa è pressoché certa: chi ha letto (con attenzione) il romanzo può ricavare da questo e da altri brani un’interessante lezione circa il come bisogna parlare e come non bisogna parlare, quel che si può dire (e come, quando e a chi) e quel che si può solo lasciar intuire tra le pieghe del discorso!

E la sostanza? Vale a dire il sospetto più che legittimo, se non doveroso, sui fatti all’origine di tutto? Chi se ne importa. O meglio, importa e come, ma, c’è da supporre, non sempre ed esattamente nel senso della giustizia e del suo corso naturale. Auguri, comunque, a Clementina Forleo, che si è procurata nemici che la sanno lunga. «Nemici», sia ben chiaro, in senso “tecnico,” poiché tutti, fino a prova contraria, sono persone dabbene, cioè uomini d’onore. Ed essi dicono che Clementina fu ambiziosa (o avventata, o che esagerò, ecc.): quel che ci vuole è rispetto, rispetto, rispetto. Auguri.

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Aiutaci, Italia!

14 dicembre, 2007 Lascia un commento

Angela Merkel, di fronte alle proteste cinesi, lo aveva detto senza giri di parole: «Nella mia veste di cancelliere federale, decido io chi ricevere e dove». Prodi, evidentemente, è fatto di un’altra pasta. Ma, come diceva don Abbondio, uno il coraggio, se non ce l’ha, non se lo può dare, e quindi, anche se Della Vedova ha ragione («Prodi si vergogni: non era all’estero, lo ha evitato»), non è il caso di farne un dramma. Mettiamoci una pietra sopra, dunque, e smettiamo di torturarci.

Del resto non vogliamo ascoltare il consiglio buddista che il Dalai Lama ha impartito ai parlamentari che l’hanno ascoltato oggi a Roma? «Amore e buon umore, calma e compassione—ha detto—riducono lo stress, perché l’odio e la diffidenza fanno male al corpo e all’anima». Vabbè, l’odio, in ogni caso, lo lasciamo agli irriducibili anti-Cavaliere, ché qui non ne saremmo capaci neanche se volessimo. Diciamo, piuttosto, niente malumori, arrabbiature selvagge e mancanza di carità cristiana, e così riduciamo lo stress e stiamo in salute.

Più o meno allo stesso modo, cioè da vero buddista, sembra essersi regolato Massimo D’Alema, che pure avrebbe avuto un buon motivo per essere risentito nei confronti di Tenzin Gyatso, e invece ha reagito con grande equilibrio e saggezza. Giudicate voi: innanzitutto ha chiarito, doverosamente, che «il governo non è disposto a cedere a nessuna pressione nel suo sostegno per l’affermazione dei diritti umani in Cina», ma subito dopo ha aggiunto che neppure intende «cedere», il governo medesimo, «a chi pretende di definire l’agenda di incontri del Dalai Lama, che non sono stati chiesti». Insomma, era quasi offeso, il Ministro degli Esteri, che Sua Santità non avesse chiesto alcun incontro, ma con ineffabile magnanimità ha saputo infine aggiungere un magnifico «siamo lieti che sia qui» (e si è percepito appena un filo di malsimulato rammarico per essere stato ingiustamente snobbato).

Una cosa è certa: a noi, di tutto questo gran dibattere di colloqui richiesti o no (ma di fatto, ad ogni buon conto, preventivamente negati) resterà ben poco nella mente e nel cuore, quel che non potremo facilmente scordare sono queste parole rivolte al popolo italiano:

«Abbiamo bisogno del vostro sostegno morale, pratico e concreto. E’ importante per noi che dall’estero venga espressa preoccupazione […]. Fino a quando i cinesi non si renderanno conto che non si può andare avanti in questa maniera, non si potrà trovare una soluzione.»

Tranquilla, Clementina, è tutto a fin di bene …

3 dicembre, 2007 7 commenti

La vice presidente della Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, Letizia Vacca, preannuncia un “orientamento unanime” del Csm verso l’apertura di una procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità nei confronti del Gip di Milano Clementina Forleo. E puntualizza: «Lo spirito che ci muove non è certo persecutorio nei confronti di Forleo. Il nostro problema è riportare la serenità negli uffici giudiziari di Milano».

Va da sé che alla vice presidente—membro laico dell’organo di autogoverno della magistratura, su designazione del centrosinistra—la puntualizzazione non deve essere sembrata la classica excusatio non petita. Beata lei (quando si è dei “puri di cuore,” d’altra parte, a certi possibili risvolti, speculazioni malevole, ecc., non si è tenuti a far minimamente caso).
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Nuovi blogs

6 ottobre, 2007 4 commenti

Premessa numero uno: non amo i blogs dei giornalisti, tranne rare eccezioni—e trattasi per lo più di gente che scrive per testate di provincia, sgobboni della blogosfera che ci credono abbastanza e non presumono troppo di sé.

Premessa numero due: non amando il genere, i blogs dei giornalisti li leggo sì e no, e spesso non so neanche quali sono e dove sono (sì, sì, lo so che le due proposizioni sembrano in contraddizione tra di loro, ma non lo sono, fidatevi).

Camillo è una storia diversa. Intanto è un pioniere della blogosfera, anche se, fino a ieri, era un blog per modo di dire (niente commenti, niente permalinks e così via, una roba straziante, tecnicamente parlando), in secondo luogo è una buona fonte per sapere cosa si scrive, si pensa e si fa in America—e senza prendersi la briga di trascorrere mezze giornate al pc per arrangiarsi da soli. Inoltre, benché effettivamente poco provvisto di modestia, l’autore riesce talvolta a ironizzare su se stesso, il che, oltre a rendere quasi superflua l’ironia altrui, depone a favore del suo equilibrio mentale. E hai detto niente, di questi tempi, spazzati da ondate di follia collettiva e percorsi dai predicatori dell’anti-politica e persino dell’anti-informazione, in nome della guerra santa alle «caste», ovunque si celino e comunque si camuffino!

Oltre a tutto il resto, Camillo ci tiene regolarmente informati, appunto, sui blogs dei giornalisti, ché quando ne nasce uno, lui non manca di segnalarcelo tempestivamente. Ad esempio, ora perfino il sottoscritto è al corrente che Travaglio Marco ha un altro blog (“manettaro”), anzi due. Vado a vedere e scopro che ce n’erano già altri tre, tutti sul Cannocchiale, chissà perché. Ma non basta, sempre grazie all’instancabile filantropo scopro che pure Furio Colombo ne ha fatto uno, e così Gad Lerner. Uno dice, embé? Io rispondo che è sempre meglio essere à la page: sapere è potere, dopotutto, poi nel caso non ci vado più, ma intanto … li ho visti!

Da qualche ora Camillo è un blog tutto nuovo, che sarebbe il motivo di questo post. Neanche il paragone con la versione precedente: dare un’occhiata per crederci, quei pochi, nella moltitudine dei visitatori quotidiani, che ancora non avessero provveduto. Poi padronissimi di non metterci più piede. La qualcosa, se degli States non ve ne può importare di meno, non sarebbe una tragedia, ma neppure, dico io, una liberazione—e da cosa, dopotutto?

Quella piazza del Popolo cosi’ deserta

11 giugno, 2007 2 commenti

Dunque, in piazza del Popolo, alla manifestazione anti-Bush dei rifondaroli e dei dilibertiani, erano in quattro gatti. C’è di che pensare, indubbiamente. Come del resto davano da pensare le chiare parole scandite davanti alle telecamere di un tg dall’Oliviero medesimo in corso d’opera e alla sua maniera: «Io sono comunista, ma non sono stupido, e dunque sono qui a manifestare contro Bush, non contro il governo Prodi». Dichiarazione solenne, accompagnata per altro da una mimica facciale assai espressiva: se ho afferrato il concetto, il messaggio era rivolto a quelli che, per loro fortuna, non sono stupidi, ché con tutti gli altri, tanto, è inutile discutere (parole sante!). Certo, pure a prescindere dal tasso di comunismo (o di anticomunismo, come nel mio caso) di ciascuno, viene appunto da riflettere anche su questo: essere comunisti non significa essere stupidi. E l’excusatio non petita di Diliberto—autentica lezione di onestà intellettuale—lo conferma oltre ogni ragionevole dubbio.

A sinistra, però, quello di Diliberto non è stato l’unico colpo d’ala. Massimo Cacciari, infatti, ha messo il suo sigillo ad un’altra manifestazione di superiorità intellettuale. Il che, ovviamente, non sorprende che gli sprovveduti, giacché tutti conosciamo l’acume e la profondità del sindaco-filosofo. Dunque, su Repubblica di ieri si leggeva un’intervista che, datemi retta, è da incorniciare. Si iniziava, per la verità, con alcune constatazioni un po’ sbrigative, tipo questa:

«Il flop di piazza del Popolo? Bene, benissimo. Così diventa sempre più evidente: Giordano, Diliberto & company sono dei conservatori, forze del passato remoto, residui di ideologia. Con l’innovazione non hanno nulla a che spartire. Ecco perché non li segue più nessuno».

Si può condividere, io direi, però che diamine, c’è modo e modo! Comunque il colpo di genio viene subito dopo. L’intervistatore, Umberto Rosso, fa un’obiezione: «Ma Il governo Prodi si regge anche grazie a loro …». Ed ecco la risposta secca di Cacciari:

«Oggi è così. Che altro vuol fare, con i numeri che abbiamo? Siamo costretti. Per questa legislatura. Perché nella prossima mi auguro che il nodo venga sciolto una volta per tutte. Il Partito democratico deve smetterla di andargli sempre dietro, fanno zavorra».

Devo dire che sono estasiato. Soprattutto per la prima parte della risposta, che ha fatto strame del diniego di Gerhard Schröder a fare l’alleanza con i comunisti in Germania, il che gli ha fruttato, pensate un po’, la sconfitta elettorale e il matrimonio forzato con la CDU per dar vita alla famigerata große Koalition. Altro che Schröder, signori miei: quello è un perdente nato, imparate dal filosofo!

Ma non è tutto. Sentite questo elogio di Casarini, che fa giustizia di qualsiasi meschina aspirazione alla coerenza politica e ideale:

«Possiamo dire tutto il male possibile di Casarini, ma almeno qualcosa di nuovo l’hanno portato: un bisogno della politica, del desiderio, dell’utopia, chiamatela come vi pare».

Già, l’utopia. Ecco cosa manca al Pd: mica una buona dose di riformismo fattuale e non parolaio, no, gli manca un po’ di cara, vecchia, sana utopia! Imparare da Casarini, compagni!

E’ finita? Neanche per sogno. C’è un’altra perla. Quando l’intervistatore, poveretto, prova a insinuare il dubbio che «a recitare il doppio ruolo di sinistra di lotta e di governo alla fine si paga pegno», lui subito risponde, senza alcuna esitazione, che

«Berlinguer era di lotta e di governo. Ma le manifestazioni del suo Pci erano oceaniche. Allora come la mettiamo?»

Oceaniche, già, bei tempi! E allora, come vogliamo metterla? Ma andiamo, Cacciari indica due Maîtres à penser come Casarini e Berlinguer, e l’Umberto non capisce che la Via maestra è questa, soltanto questa, nient’altro che questa? Suvvia, guardiamo al futuro!