Quando i sondaggi sono invisibili

POLL

Il mio articolo su Atlantico di oggi:

Miti che crollano. Quello di Donald Trump presidente impopolare, impresentabile, detestato come nessuno, è ufficialmente entrato in crisi il 2 aprile scorso, quando Rasmussen ci ha informato che l’indice giornaliero di approvazione del suo operato alla Casa Bianca aveva raggiunto il 50 per cento, per arrivare due giorni dopo al 51 (contro il 48 percento di disapprovazione). Per farsi un’idea, il 4 aprile 2010, al suo secondo anno di mandato, Obama si era fermato al 46 per cento. Senza voler assolutizzare niente – questi indici si alzano e si abbassano, anche sensibilmente, da un giorno all’altro su base costante, tanto che soltanto un paio di giorni dopo l’indice era nuovamente in calo di quattro punti – la soglia simbolica del 50 per cento è importantissima, per non dir nulla dell’impietoso raffronto dal quale un presidente considerato tra i più amati esce fuori malamente.

Gallup, per parte sua, informava negli stessi giorni che sei americani su dieci si dicono convinti che i giovani d’oggi avranno una vita migliore di quella dei loro genitori (nel 2011 erano solo il 44 per cento, un risultato molto distante dal 66 per cento misurato nel febbraio 2008, cioè una manciata di settimane prima della Great Recession)…

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Categorie:america, informazione

Genealogia di Luigi Di Maio

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[Ripubblico qui un mio post di stamane su Facebook]

Questo è l’incipit dell’editoriale di Vittorio Feltri su Libero di oggi:

C’è qualcosa di tragico nel nostro glorioso Paese, che ha dato i natali a uomini illustri i quali hanno inventato e scoperto cose tali da aver cambiato il mondo. Citiamone alcune tanto per chiarirci le idee: la radio, il telefono, il motore a scoppio, la pila elettrica, la lampadina, il pianoforte, l’elicottero, il telescopio, i raggi X e i veicoli spaziali, l’anestesia, la bussola e il giornale, la macchina per scrivere. Mi fermo per non tediarvi. Ripeto. Come è possibile che una terra tanto generosa e produttrice di autentici geni sia oggi in balìa di un ragazzotto senza arte né parte quale Luigi Di Maio, dalle cui labbra pendono ora 60 milioni di connazionali, parecchi dei quali, completamente fuori di senno, lo hanno votato nelle ultime elezioni svoltesi il 4 marzo scorso?

Ora, io ho sempre stimato Feltri, che considero uno dei grandi del giornalismo italiano, ma ci andrei piano con le stroncature. Personalmente, Di Maio non lo sopporto, mi sembra a dir poco inadeguato al ruolo che le elezioni (oltre che Beppe Grillo e la Casaleggio Associati s.r.l.) gli hanno affidato. Ma nel contempo credo che nessuno possa esimersi dal contestualizzare come si deve il suo caso: qualsiasi apprezzamento deve essere accompagnato dalla presa d’atto che la controparte, nel suo complesso, è costituita da personaggi il cui squallore è pari soltanto alla pochezza di Di Maio & C.

Pensate ai Napolitano, agli Amato e agli altri “padri nobili” della classe politica italiana. Pensate ai grandi “tecnici” come Monti o agli illustri “grand commis” dello Stato che hanno rappresentato l’élite della Repubblica. Che cosa hanno lasciato ai posteri? Una selva di privilegi, ingiustizie, squilibri che gridano vendetta. Lasciamo stare i disastri che hanno provocato (o non hanno fatto nulla per impedirli e limitarli) e che sono sempre opinabili, anche malgrado quelle che sembrano evidenze indubitabili. Con tutta la loro scienza e sapienza hanno saputo soltanto creare e alimentare nicchie di privilegio da Terzo mondo: super-stipendi, super-pensioni, super-liquidazioni, un sistema di raccomandazioni, cooptazioni, conventio ad escludendum, a vantaggio proprio, degli amici e degli amici degli amici e in barba ai più elementari criteri di meritocrazia e oggettività. Hanno sostituito l’autoreferenzialità più totale all’interesse collettivo e al rispetto della verità. Hanno perduto qualsiasi legittimazione morale.

Di Maio è il raccolto di quello che è stato seminato. I popoli, anche i più disatrati sotto il profilo morale e culturale, quasi mai perdonano le malefatte dei profittatori della pubblica generosità (cioè del denaro pubblico). Se avessero letto Machiavelli, i nostri “padri della patria” questo lo saprebbero. Ma sono anche ignoranti, o quando leggono capiscono solo quello che vogliono capire.

Categorie:interni, partiti

Il diavolo in convento

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Segnalo molto volentieri un interessante articolo di Sandro Magister sul suo blog presso il sito del settimanale L’Espresso: “Il diavolo in convento. Una memoria inedita del Sessantotto cattolico”. L’argomento sono le strane circostanze messe ora per la prima volta per iscritto dal monaco benedettino camaldolese Guido Innocenzo Gargano, apprezzato maestro spirituale e grande studioso della Bibbia e dei Padri della Chiesa, già priore a Roma di San Gregorio al Celio, il monastero fondato da papa Gregorio Magno.

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George Harrison e Ravi Shankar

Alcune delle persone citate, compreso don Innocenzo Gargano, le ho conosciute di persona, così come sono stato un frequente visitatore ed ospite del luogo in cui si svolgono i fatti, il magnifico Monastero di Camaldoli. Il tutto, però, a partire da alcuni anni dopo il mitico ‘68. Queste mie frequentazioni mi offrono, tra l’altro, l’opporunità di aggiungere un aneddoto personale, a modesto completamento dell’articolo medesimo. Eccolo.

Tra i novizi ce n’era uno che, al tempo, per noi studenti e “intellettuali” cattolici frequentatori di “settimane bibliche”, rappresentava anche iconograficamente lo Zeitgeist: lunga barba nera, capelli alla Nazarena, sguardo e postura ieratici, con la caratteristica fissità degli habitués della meditazione yoga. Ovviamente era reduce da un lungo soggiorno in India, praticamente il sogno di molti della mia generazione… A proposito: era George Harrison spiccicato, quello “indiano”, allievo di Ravi Shankar e sperimentatore di esperienze mistiche di vario tipo. Insomma, un misto di Jack Kerouac ed Hermann Hesse, a cavallo tra On the Road e Big Sur da una parte e Siddharta e Viaggio in India dall’altra. Altri tempi, un altro mondo. Bene, una volta lo incrociai casualmente in Prato della Valle, a Padova. Era in abiti civili, in compagnia di alcuni amici e amiche dello stesso stampo alternativo. Gli andai incontro, un po’ sorpreso: “Scusa, ma non sei Carlo, di Camaldoli?” “Sì”, mi rispose, sorpreso della mia sorpresa. Scambiammo due-parole-due e ci salutammo, senza che avessi azzardato la domanda che avevo sulla punta della lingua. Un paio d’anni dopo, don Franco Mosconi (se non ricordo male) mi disse che Carlo non era più a Camaldoli: era stato cacciato dopo che lo avevano colto sul fatto in Marocco insieme ad altri italiani che…  viaggiavano su un’automobile carica di marijuana e hashish. Al tempo ci rimasi male. Oggi ci riderei sopra.

A chi la vogliono raccontare?

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Il mio articolo su Atlantico di oggi parla di un’America che veniva data in via di estinzione, e invece è ancora lì, e grazie a Dio non sarà facile per nessuno mandarla in pensione. E’ l’America di Lloyd Marcus, “l’Americano senza trattino”.

Per rendere l’idea, ecco come Lloyd introduce il suo pensiero in un articolo su
The American Thinker:

Vi prego, perdonatemi se uso un detto un po’ rude ma appropriato: ‘Non urinate sulla mia testa dicendomi che sta piovendo’. I “sinistri” urinano menzogne, falsità, perversione, immoralità e peccato sulle nostre teste raccontandoci che queste porcherie sono la quintessenza della bellezza, dell’amore e della compassione. In poche parole, usano il loro potere per trasformare ciò che è abnorme e innaturale in qualcosa di perfettamente normale, e nello stesso tempo mettendosi sotto i piedi i valori e i principi tradizionali, dichiarandoli risibili, intolleranti e detestabili.

Insomma, quel che si dice un personaggio interessante…

Se Steve Bannon viene a Roma per imparare

bannon_in_romeQuinto articolo per la mia rubrica “O, America!” su Atlantico.

Prima e dopo lo tsunami elettorale del 4 marzo, Steve Bannon ha detto la sua sulla situazione politica italiana. L’ex stratega di Donald Trump ed ex direttore di Breitbart News – ma nonostante gli “ex” sempre un personaggio di primissimo piano nel panoramo politico internazionale – è convinto che  “per vedere il futuro dell’Ue bisogna guardare al voto italiano”.

Thomas Jefferson

27 febbraio, 2018 Lascia un commento

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Il mio nuovo pezzo su Atlantico:

Qualche giorno fa gli americani hanno festeggiato il Washington’s Birthday, altrimenti noto come Presidents’ Day. E’ una festa federale in cui vengono celebrati i presidenti degli Stati Uniti e che, dal 1885 in avanti, cade ogni anno il terzo lunedì di febbraio (anche se il compleanno di George Washington sarebbe il 22 di quel mese). The American Thinker, un apprezzato online magazine conservatore, ha colto l’occasione per celebrare Thomas Jefferson, un presidente tanto grande quanto, al momento, sotto attacco costante da parte dell’intelligentsia liberal…
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La grande lezione di Mike Pence

16 febbraio, 2018 Lascia un commento

Terzo articolo per la mia rubrica “O, America” su Atlantico: stavolta parlo della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali in Corea del Sud e ricostruisco la maniera in cui i MSM americani si sono fatti prendere la mano dalle loro ossessioni anti-Mike Pence, vicepresidente degli Stati Uniti (e ovviamente anti-Trump) al punto tale da non accorgersi che, di fatto, si trasformavano in vere e proprie agenzie di propaganda di una dittatura tra le più spietate della storia. In compenso, Mike Pence esce ingigantito da tutta questa storia ignobile…

Categorie:america, anglosphere