Inserito da: robpiccoli | 17 Novembre, 2009

L’effetto Bersani

Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani

E così l’effetto Bersani c’è, e non è poca cosa, dicono i sondaggi. Non voglio dire che ne ero sicuro, perché gli umori dell’elettorato di un partito ex o post comunista io non ho mai saputo decifrarli, ma il sospetto lo avevo. Perché dire Bersani non è come dire Veltroni (né la sua controfigura post democristiana Franceschini), o D’Alema o qualunque altro esponente di primo piano di quel partito—che la loro storia di ex-post dc o pc ce l’hanno scritta in faccia: vecchiume—con rispetto parlando—stranoto che ha arcistufato la stragrande maggioranza degli elettori (tranne, appunto, quelli là).

Guardi la Bindi e vedi una vera catto-comunista, ex dc di quella fauna che ti domandavi che caspita ci facesse, con l’approccio che aveva, in un partito che aveva gestito il potere come lo aveva gestito per più di mezzo secolo, eppure, guarda un po’, stava là a fare la democristiana (ci faceva, cioè, per qualche sua misteriosa ragione, e forse neanche tanto misteriosa).

Guardi Veltroni e ti ricordi quegli ex pci che, per carità, loro erano sì comunisti (nel senso che stavano lì) ma non lo erano neanche un po’, semmai erano kennediani, che è come dire il contrario del comunismo e quasi l’opposto pure del socialismo, nonché una cosa lontanissima persino dalla socialdemocrazia. Dio solo sa che senso avesse ‘sta cosa.

Guardi D’Alema e vedi una persona intelligente—e antipatica quasi a tutti (non a me, si parva licet) proprio perché è un intelligente che sa (fin troppo) di esserlo—ma che, ahimè, ha stampata in faccia l’appartenenza ad una nomenklatura del tempo che fu, carriera iniziata in tenera età (e si vede anche questo).

Guardi Fassino e dici: brava persona, piemontese per bene ed educato, ma troppo preso ad arrampicarsi sugli specchi per dissimulare, anche lui, un’appartenenza e soprattutto un modo di pensare  che affonda le radici nella storia di un partito che fu filo-sovietico, ma vi rendete conto?

E così via. Ma Bersani, chissà perché, è un’altra cosa: a nessuno sano di mente, credo, verrebbe spontaneo di associarlo a Longo, Ingrao, Berlinguer (al massimo a Napoletano, ma qui siamo proprio al limite). Bersani è uno che sembra in grado di riconoscere la realtà a prescindere… E’ uno che, se ci sa fare, lo possono votare in tanti, ma tanti davvero…, eccetto forse una parte non trascurabile degli elettori tradizionali di quel partito. E questo è il suo asso nella manica e il suo problema. Staremo a vedere, ma il discorso comincia a farsi interessante. Il Cavaliere e i suoi consiglieri (al voto, al voto!) sono avvertiti.

Inserito da: robpiccoli | 16 Novembre, 2009

Fede e ragione: parla Maritain

Jacques Maritain

Jacques Maritain

Un duro attacco al cattolico Dario Antiseri, nonché a cristiani come Vattimo e scettici come Rorty, i quali tutti insieme finiscono col trovarsi d’accordo sull’impossibilità di fondare razionalmente la fede, lasciando inoltre intendere che chi “non si adegua al trend culturale è fuori della storia.” Il tutto, però, è sostenuto con argomenti “deboli,” nel senso di insostenibili. Questo in una recente conferenza di Antonio Livi (titolo: Moderno e antimoderno. Il tomismo di Jacques Maritain), di cui si riferisce nel blog di Angelo Bottone.

Insomma, è Maritain, il grande pensatore cattolico che ha recuperato i contenuti, e soprattutto la metodologia, della speculazione tomista. “La sua riflessione si concentra sul senso dell’essere tramite il quale la ragione umana coglie ‘l’essere degli essenti, inteso come evidenza di significato (intelligibilità) e allo stesso tempo come inesauribilità di senso (problematicità).’ In altre parole, com’è stato rilevato nella lezione, lo scopo è quello di ribadire la razionalità della fede cristiana.”

Interessante, che si sia d’accordo o meno. E il sottoscritto tifa per Antiseri, un po’ meno per Rorty, e molto, molto meno per Vattimo (come filosofo, ben inteso, ché sul politico è meglio tacere).

Inserito da: robpiccoli | 6 Novembre, 2009

De te fabula narratur …

“Il rospo si è gonfiato troppo ma per molti è rimasto rospo.” Presa così, fuori contesto, la sentenza del Riformista suona di una ovvietà imbarazzante, ma, appunto, bisogna leggere tutto e attentamente, e allora si capisce che la trovata “ci azzecca” qualcosa. Perché “il rospo” altri non è che un illustre protagonista della politica nazionale, un combattente vero, che però, al momento, ha qualche problema, anzi una “guerra civile che gli sta scoppiando in casa” e alla quale potrebbe anche non sopravvivere. Indovinato di chi si tratta?

Inserito da: robpiccoli | 3 Novembre, 2009

Se ognuno di noi facesse come Walter Tobagi

Walter TobagiAncora un editoriale da incorniciare del Corriere della Sera, di quel Ferruccio De Bortoli che da un po’ di tempo sta facendo ciò che i direttori di importanti giornali (ma anche i capi-partito e in generale coloro che svolgono ruoli di grande rilievo in una nazione civile) dovrebbero fare d’abitudine e quasi come un riflesso condizionato: dare l’esempio di cosa significa essere “classe dirigente,” essere testimoni di quell’alto senso di responsabilità senza del quale nulla di buono, chi guida e ispira l’azione di altri uomini e donne, è in grado di lasciare ai posteri. Diciamo la verità: ce n’eravamo dimenticati, ci stavamo rassegnando alla mediocrità elevata a necessità e virtù, allo spirito di fazione spinto oltre ogni limite di decenza e buon senso, al disgusto per la “cosa pubblica” come normalità e sistema di vita, ed ora ci si sorprende nel riascoltare parole, accenti, toni cui ci eravamo completamente disabituati (che tristezza!).  

A rendere ancor più toccante l’editoriale di De Bortoli c’è il riferimento al libro appena uscito della figlia di Walter Tobagi, Benedetta.

S’intitola: «Come mi batte forte il tuo cuore» (Mondadori). Lo anticipiamo oggi su queste colonne. Quando Tobagi fu ucciso, per il coraggio dei suoi scritti a difesa della legalità e dei valori per i quali viviamo, Benedetta aveva appena tre anni. Non l’ha di fatto conosciuto, il padre. Ma lo ha incontrato di nuovo scrivendone la storia. Ha scoperto tutta la sua profondità umana e professionale, la forza del suo pensiero libero, il significato dell’esempio, l’attaccamento alla famiglia, l’etica personale che dovrebbe guidare ogni nostro gesto quotidiano. Se ognuno di noi svolgesse fino in fondo, come hanno fatto Walter e tanti altri come lui, il proprio dovere, questa società sarebbe più giusta, meno egoista, avrebbe più rispetto di sé e dei propri figli.

Già, “se ognuno di noi svolgesse fino in fondo il proprio dovere” … Sarà la rabbia che ogni volta che ripenso a Walter—ricordi personali di qualche piccolo contributo a mantenere vivo il suo ricordo e la sua eredità morale e civile—e a quanto questo Paese (e spesso anche lo stesso Corriere, in cui lui lavorava) non sia stato capace di capire e di onorare come meritava quel grande e generoso italiano, sarà questo, ma De Bortoli mi ha commosso, non mi vergogno di dirlo, e gli sono  grato.

Abbiamo bisogno anche e soprattutto di questo, oggi: di parlare al cuore di chi  ancora  ne ha uno, sepolto sotto tonnellate di chiacchiere, gossip e insulti. Con o senza il permesso di una classe dirigente che tale non è e mai lo sarà, se non nella tragicomica finzione scenica che viene rappresentata ogni giorno che Dio manda in terra.

Mai sentito nominare Mojib Latif? Probabilmente no, se non si è mai stati iniziati ai misteri del climate change,  ma è arrivato il momento, anche per i profani, di fare la sua conoscenza. E questo per la semplice ragione che questo signore—che è professore di fisica climatica all’Istituto “Leibniz” di Scienze marine dell’Università di Kiel, in Germania, e, quel che più conta, autorevole consulente dell’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite)—l’ha sparata grossa, per così dire, alla faccia dei profeti del global warming: i prossimi dieci anni saranno freddi e piovosi! Se ne dà conto in questo articolo pubblicato su La Stampa di oggi. Latif, ben inteso, non ha saltato il fosso, non è passato dalla parte dei “negazionisti,” però non può fare a meno di riconoscere che “sulla scena ci sono due tipi di variazioni,” dalle cui interazioni c’è da aspettarsi almeno un decennio di stasi climatica. (Via Piero Vietti)

Inserito da: robpiccoli | 25 Ottobre, 2009

Ma quale Kyoto, è tutta colpa del sole…

“A teorizzare che l’uomo governa il clima, e a essere stato insignito del premio Nobel per tale teoria,” dice il professor Nicola Scafetta, “è l’Intergovernmental panel on climate change. Ma si ricordi che fu, quello dato all’Ipcc, un Nobel per la pace, non per la scienza.”

In effetti c’è una piccola differenza. Scafetta è uno scienziato di 39 anni che nel 1998, dopo essersi laureato in fisica a Pisa, se n’è andato a continuare i suoi studi in un’università del Texas e poi s’è trasferito a far ricerca e a insegnare al Free-electron laser laboratory della Duke University, uno dei più prestigiosi atenei degli Stati Uniti. Ora, sappiamo che l’Ipcc ritiene che il riscaldamento globale della Terra vada attribuito per il 92,5% ai gas serra prodotti dall’uomo, in primis all’anidride carbonica, e per il 7,5% al Sole. Ebbene, secondo Scaletta l’Ipcc non ha capito nulla. Infatti sembrerebbe vero esattamente il contrario, e cioè che  è il Sole che modifica il clima e surriscalda il pianeta, non l’anidride carbonica e le emissioni dei veicoli e delle industrie. Queste ultime incidono sull’innalzamento delle temperature solo in misura marginale. Si conseguenza, la pretesa del Protocollo di Kyoto non è soltanto ardua, è soprattutto inutile.

Questo e altro in un’intervista rilasciata al Giornale da Nicola Scafetta. Merita di esser letta. Personalmente, come sempre, su questi temi sono neutrale: che diavolo ne so, io, di queste cose, però le campane bisogna ascoltarle tutte. Ai “bigotti” lasciamo i dogmi scientifici, alle persone dotate di un minimo di senso critico, invece, un dibattito franco e aperto.

Inserito da: robpiccoli | 24 Ottobre, 2009

L’e-reader di Amazon.com

kindle

Una nuova diavoleria elettrinica che è destinata a cambiare in maniera durevole qualche nostra abitudine: il Kindle, che è sbarcato anche da noi.

Ci sono già altri lettori in circolazione in Europa, ma l’integrazione con la libreria di un colosso come Amazon rende questo e-reader il punto di riferimento per ovvi motivi. Considerato anche il cambio dollaro/euro il costo non è esagerato, anche se dovete metterci oltre 50 € di dazi doganali: ne vale la pena? Secondo me sì, provo a spiegare pro e contro.

Il seguito è qui.

Inserito da: robpiccoli | 19 Ottobre, 2009

L’estremista, il fazioso e il pluralista

Da far leggere nelle scuole: L’estremista, il fazioso e il pluralista, di Angelo Panebianco, sul Corriere di oggi.

Inserito da: robpiccoli | 18 Ottobre, 2009

Conosci Antonio Di Pietro?

Filippo Facci: Di Pietro. La storia vera

Filippo Facci: Di Pietro. La storia vera

Che uno possa avere o non avere stima per Antonio Di Pietro—come politico, come persona o come vi pare—ha un’importanza piuttosto relativa, come l’eventualità che, nel genere, si possa preferire Beppe Grillo, pur non avendo in grandissima considerazione neppure quest’ultimo. Ma che ci sia offerta la possibilità di conoscere meglio la storia e la personalità dell’ex pm nonché leader politico, attraverso la pubblicazione di un libro di 528 pagine, scritto da un giornalista dalla penna tagliente e dallo stile accattivante, quale sicuramente è Filippo Facci, recentemente cacciato (per incompatibilità di carattere) dal Giornale feltriano e felicemente approdato a Libero, è in sé e per sé un evento non da poco e, forse, un’occasione da non perdere. Tuttavia, non amando il genere letterario in questione, non parlo per me, bensì per coloro i quali sono più portati per quel tipo di passatempo che consiste nell’occuparsi degli affari altrui rovistando un po’ dappertutto con insaziabile curiosità e pazienza certosina, se così posso esprimermi (e se i Certosini non si offendono, beninteso).

Comunque, ad accrescere la curiosità ed invogliare il potenziale utente finale, c’è una sintetica recensione del Foglio, di cui riporto una significativa porzione:

Tanto è stato scritto sull’ex pm simbolo di Mani pulite, l’autore ha il pregio, meritevole o no, di conoscerlo da parecchio tempo e di averne seguito le trasformazioni costanti. Le biografie ufficiali, tutte rinnegate, non competono per chiarezza e precisione: quella di Facci ha il tono della stesura definitiva.

Ma un appuntamento davvero impedibile—per tutti e (quasi) senza eccezione—è quello offerto da tre pubblicazioni di immediata e gratuita consultazione, vale a dire tre ponderosi estratti di quel ponderosissimo libro. Il protagonista non ne esce neppure troppo male, almeno se si dà retta a un giudizio come questo (forse a doppio taglio, o forse no, giudicate voi):

Non gli importa di porsi come una parte giuridica contrapposta a un’altra, ma come il sacerdote della verità: questo in tutti i mestieri che ha fatto in vita sua. Suo obiettivo non è tendersi come un nobile soccorritore di amici o dignitoso limitatore di danni, ma come paladino vincente del giusto contro lo sbagliato.

Inserito da: robpiccoli | 10 Ottobre, 2009

Grande De Bortoli

Ferruccio De Bortoli

Ferruccio De Bortoli

Ehi, accidenti se Camillo ha ragione quando dice che è “bellissimo e condivisibilissimo” l’articolo del direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli. “Apparentemente è un editoriale contro Berlusconi, ma il vero obiettivo–riga dopo riga–è il direttore di Repubblica e le panzane sulla libertà di stampa.”

Ho appena finito di leggerlo è sono ancora qui a stropicciarmi gli occhi. Camillo non lo linka perché non lo trova “sull’intricato sito del Corriere,” e in effetti non c’è, o almeno non nell’edizione free,  ma per fortuna c’è la rassegna stampa della Camera dei Deputati. Non perdetelo.

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